Leggo sul  Fatto quotidiano di ieri un  articolo dell’ottimo Massimo Fini che critica la sinistra perchè non cerca un accordo con la Lega. A suo dire, il federalismo sarebbe un’ottima soluzione per il paese e gli uomini di Bossi, ottenuto quello che volevamo, smorzerebbero anche le loro velleità xenofobe. A suo dire Bossi avrebbe dichiarato in privato di essere di sinistra e il buon operato di alcuni ministri leghisti dovrebbe incoraggiare la sinistra a cercare un accordo per scacciare definitivamente Berlusconi dal trono.

Ricordando a Massimo Fini che di sinistra era anche Mussolini, dissento su tutta la linea con il suo articolo. Primo, perchè non esiste a tutt’oggi una proposta di federalismo seria: quello che propone la Lega è una secessione de facto, che non gioverebbe a nessuno, neppure alla loro  inesistente padania. In Italia non esiste una cultura dello stato unitario ma tantomeno esiste una cultura federalista; questo è il paese del campanile, degli scontri comunali, degli odi tra frazione e frazione, non è certo, e non lo sarà mai, il paese delle macroregioni o dei cantoni.

Secondo, perchè la xenofobia leghista, cui il giornalista, che stimo e leggo sempre con grande attenzione, accenna en passant, è ormai diventata parte integrante della politica di Bossi e sta provocando, nei comuni amministrati dai leghisti, quotidiani drammi, discriminazioni, vessazioni in netto contrasto con quanto prescrive la carta costituzionale. Spesso, parlando di politica, dimentichiamo le persone. Mentre possiamo immaginare i volti dei bambini di Adro a cui viene negato il pasto, facciamo più fatica a visualizzare il nord africano a cui viene negato un alloggio, lo slavo invitato ad andare via dal paese in cui vive e lavora da anni, il marocchino multato mentre cerca di sopravvivere. La Lega vessa sistematicamente queste persone, le umilia, le disumanizza, ma, e questa è la parte più schifosa della loro politica, gli stessi che urlano contro i nordafricani li usano nei loro campi, quelli che gridano che i rumeni sono stupratori e assassini li assumono in nero nei loro cantieri, e così via, in un crescendo di lurida ipocrisia. Non è folclore, caro Fini, è tragedia. La Lega è diventata l’amplificatore delle paure della provincia depressa del nord, ha dato voce a sentimenti e rabbie che prima, per pudore, venivano nascoste e taciute. La Lega è l’equivalente del fondamentalismo conservatore americano, che, non dimentichiamolo, ha portato al governo un presidente che ha iniziato due guerre sanguinose e inutili che non sono ancora finite, ha cancellato i diritti civili degli americani, ha dato pieni poteri alla polizia e alle forze armate. Anche negli Stati Uniti i fondamentalisti amplificano le angosce delle zone depresse del paese, sono xenofobi e razzisti, rappresentazione l’evoluzione meno rozza, e per questo più temibile, del Ku Klux Klan.

Va aggiunto a tutto questo, per dimostrare l’impossibilità di un accordo politico con Bossi, il feeling che alcuni autorevoli esponenti leghisti hanno con i movimenti più rozzi della destra europea, alcuni dei quali dichiaratamente neonazisti. Vogliamo sorvolare sulle parole di sincero cordoglio pronunciate dai leghisti alla morte di Haider, sull’amicizia con Le Pen, sulle frequentazioni di Boso? Con questa gente non si può fare nessuna alleanza, questa gente si combatte democraticamente senza quartiere.

La sinistra non può e non deve, a meno di scomparire, abdicare dai valori fondamentali che l’hanno caratterizzata da sempre: solidarietà, richiesta di pari diritti per tutti, ricerca dell’integrazione, ma soprattutto, e sarebbe ora che qualcuno lo tirasse di nuovo fuori, l’internazionalismo, il legame tra i proletari di ogni razza, colore, religione. Internazionalismo che, non dimentichiamolo, ha ispirato tutti i movimenti di liberazione europei e permesso di sconfiggere la barbarie nazista. Non può esserci nessuna alleanza con chi porta avanti valori antitetici, con chi professa l’odio e la divisione, con chi, invece di pensare ad educare il popolo, ne coltiva i bassi istinti, semina paura, fa leva sulla cattiva coscienza.

Sono pericolosi i discorsi che si sentono in questi giorni e che propongono alleanze ora con i postfascisti, ora con i leghisti in nome di un fronte comune per scacciare Berlusconi. Scacciare Berlusconi è solo una parte del problema. Il problema è ricreare una cultura politica, dare nuove regole, ricostruire un tessuto morale ed etico fatto a pezzi da quindici anni di corruzione, latrocinio e menzogne. Allearsi con chi questo sistema ha contribuito in modo determinante a creare, con chi vi è stato connivente fino a ieri, non credo sia la soluzione.

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