A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Classi differenziali e politici miserabili


Ha cominciato un professore di conservatorio e proseguito un onorevole leghista. Se tanto mi dà tanto, siamo ai ballons d’essais, strumento consolidato della politica di questo governo, che fanno da anticamera a una proposta di legge. Mi riferisco all’ignobile proposta di classi differenziali per gli alunni handicappati.

Mi è capitato solo una volta di perdere la calma di fronte a un genitore, quando una signora, riferendosi a un alunno disabile che era in classe con la figlia, affermò che “quelli lì dovrebbero metterli in classi a parte, non con i ragazzi normali”. Sorvolando sul concetto di “normalità” che male si adatta a quel microcosmo festosamente folle che è una classe scolastica di adolescenti, le risposi, lo ammetto, gridando, oggi sarei sanzionabile, che se c’è qualcosa di cui la scuola italiana può ancora andare fiera è l’integrazione degli alunni disabili.

Il lato veramente avvilente di questo problema è che i ragazzi non fanno alcuna differenza, accettano la disabilità di alcuni compagni, in qualche modo non la notano neppure dopo qualche giorno. Più volte ho assistito a manifestazioni di affetto commoventi e spontanee verso alunni disabili da parte dei compagni che rientravano nella assoluta normalità, effettuate quasi inconsapevolmente da ragazzi che non possiedono il concetto di “diversità”, che non sentono come diversi da loro ne’  i disabili ne’   gli stranieri. Provvederanno poi le famiglie o la società a instillare il pregiudizio razzista e la diffidenza.

Naturalmente il merito va anche al lavoro straordinario degli insegnanti di sostegno, risorsa preziosissima del nostro ordinamento scolastico, infaticabili e coscienziosi, sempre sull’orlo del “burnout”.

Va anche tenuto conto di un altro fattore: il concetto di disabilità oggi si va allargando. Sono sempre di più i bambini e i ragazzi che patiscono disagi legati alle condizioni economiche familiari, a separazioni dei genitori spesso burrascose,  a contesti socio culturali deprivati e deprivanti. Alunni che soffrono di crisi di panico, depressi, apatici, demotivati, son o presenti ormai in ogni classe. Per non parlare dei Dsa, gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento come la dislessia e la disgrafia sui quali proprio in questi giorni è stata emanata una legge che speriamo non resti lettera morta. Ritengo che siamo arrivati a un punto tale che sarebbe opportuno richiedere la presenza di un insegnante di sostegno in ogni classe perché con i problemi che hanno i ragazzi oggi e il numero di alunni per classe che lievita ogni anno, è umanamente impossibile che un solo insegnante possa seguire allo stesso modo 25-28 alunni, curando in modo particolare quelli più deboli. I continui tagli ai fondi d’istituto, per altro, impediscono la creazione di laboratori ad hoc per il recupero degli alunni in difficoltà.

Quanto alla storia che disabili e stranieri rallenterebbero i programmi è una stronzata che viene pronunciata da chi non ha mai messo piede in un’aula scolastica. Per prima cosa il programma non è un feticcio, un totem da adorare e seguire alla lettera, grazie a Dio esiste ancora la libertà d’insegnamento. In secondo luogo, gli alunni disabili hanno una programmazione personalizzata concertata tra insegnante di sostegno e consiglio di classe che viene costruita sulle effettive capacità del ragazzo.  Si tratta quindi di una idiozia bella e buona, accolta con entusiasmo solo da genitori con la puzza al naso che cercano ogni scusa per mascherare il proprio razzismo. Sono convinto che i ragazzi che  hanno in classe compagni disabili, stranieri, caratteriali, ecc. diventeranno domani uomini migliori, più solidali, più aperti, meglio disposti ad assumere il punto di vista di chi ci sta di fronte, a comprenderne le debolezze e le qualità.

Basterebbe quanto ho scritto per definire la miseria umana e la pochezza intellettuale di chi intende risolvere il problema della disabilità tornando alle classi differenziali. Tuttavia vorrei sottolineare come il concetto del lager, del ghetto dove confinare i diversi, sia congeniale a quella parte politica che fa del razzismo e della intolleranza la propria bandiera. Alla fine, come sempre accade, i nodi vengono al pettine e i soloni che hanno pontificato di radicamento al territorio, bla bla bla, dovranno arrendersi al fatto che l’unico radicamento della lega e della borghesia di destra italiana è quello nella cattiva coscienza di un popolo che vede lo spettro della povertà e invece di rimboccarsi le maniche cerca facili capri espiatori.

La scuola ha già sufficienti problemi e un ministro sufficientemente incapace perché se ne aggiungano di nuovi. Il razzismo e l’intolleranza devono restare fuori dalle aule perché noi ai ragazzi diamo la possibilità di essere migliori non l’opportunità di mostrare il peggio di sé. Quella la lasciamo ai politici.

Categorie:Cronaca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...