A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il brodino della democrazia


Dylan, a un certo punto della sua carriera, decise di fare un disco orrendamente brutto per togliersi di torno buona parte dei suoi fans. Non voleva essere l’idolo di una generazione, non voleva essere l’idolo dei diritti civili, voleva solo tornare ad essere un artista libero, senza etichette. Così fece uscire “Self Portrait” che il più grande critico musicale rock del tempo, Greil Marcus, recensì con una sola frase: “ Che è stà merda?”. Il disco è onestamente orribile, anche per un fan sfegatato come il sottoscritto. Passò del tempo e Dylan fece uscire “New Morning”, disco non dei migliori ma che fece gridare al miracolo. Il menestrello era tornato, il disco era un brodino ma il brodino di un genio.

Si può spiegare più o meno allo stesso modo il successo del programma di Fazio.  La trasmissione è onestamente debole e, come tutte le cose nobili, inclina al tedioso. Sa di già sentito, è una amplificazione di temi e argomenti che il conduttore ha già trattato nel suo programma del fine settimana. L’idea degli elenchi poteva andare bene per una puntata, ma allungarla anche per le altre risulta una forzatura, sa di ripetizione. Saviano poi, rispettabile e lodevole nelle sue intenzioni, è un affabulatore pessimo, non ha i tempi giusti, non sa catturare lo spettatore. Le parole sono giuste, ma conta anche il modo in cui si trasmettono. Ieri sera la trasmissione ha avuto punte di grande intensità emotiva con l’intervento di Beppino Englaro e Mina Welby, anche se, personalmente, ho trovato una somiglianza sinistra con la tv del dolore, tanto esecrata sui giornali di sinistra. Beninteso: Englaro e la Welby meritano assoluto rispetto e tutto lo spazio possibile per la loro battaglia e il coraggio con cui hanno affrontato i loro drammi, questo senza se e senza ma. Tuttavia il buonismo di Fazio è stucchevole, gli interventi di alcuni degli altri  lettori di elenchi abbastanza irrilevanti. Su Bersani e Fini non mi dilungo. Un esibizione penosa che speriamo non diventi un’abitudine. Veniva quasi voglia di compatire Berlusconi a sentirli declamare quella sequela di banalità! Bersani ha le qualità oratorie di un bradipo e Fini, beh Fini è sempre un fascista, scusate, ma non ho ancora la capacità di andare oltre la mia educazione.

Perfino Paolo Rossi è stato fiacco. Stranamente frenato, non aveva la verve e la capacità di strappare la risata che gli sono consuete. A risollevare la trasmissione, ancora una volta, un comico: uno straordinario, tagliente, velenosissimo Antonio Albanese che, al contrario del lodatissimo Benigni, ha sempre fatto satira feroce anche in pieno berlusconismo. Satira amara e cattiva, satira rabbiosa, satira vera.

Magnifica in chiusura, l’esibizione dei fratelli Servillo.

Mi è parsa nel complesso  una ripetizione in tono minore della prima puntata. Come si spiega allora il successo dei nove milioni di spettatori?

Si spiega con Self Portrait. Dopo anni di porcherie inguardabili, satira annacquata, servi e ciambellani del potere a fare le loro comparsate, volgarità profusa a piene mani, tette, culi, e annessi  in bella mostra, ballando sotto le stalle e dentro le stalle, grandi fratelli e amichette un pò troppo piccole,mezzogiorno col cuoco, Piazze Italie, isole dei penosi, dopo anni di informazione avvelenata e adulterata, di Rossella e Minzolini, di Santori furiosi e Floris gaudiosi, di striscia la notizia striscia che faccio finta di fare controinformazione e invece sono fedele al re, anche un brodino democratico, educato, buonista e leggero come quello servito da Fazio e Saviano, una rassegna un pò superficiale di valori importanti, una catalogo, molto superficiale, delle porcherie di questo paese che da quindici anni vengono nascoste e taciute, una voce che parla a quelle brave persone che in questo paese esistono, lavorano e si incazzano ogni giorno di fronte allo schifo in mezzo a cui sono costrette a vivere,anche questo brodino abbastanza innocuo, politically correct, appare come un pranzo sontuoso, una portata da grand gourmet, un tartufo da esposizione. Si sente di nuovo l’odore della libertà, l’aria fresca della parola che può vagare libera dalle catene del potere, e si sa che quando quest’odore si spande nell’aria è difficile farlo tornare indietro. 

Viva Fazio e Saviano dunque, che ci restituiscono un pò di fiducia, che ci confortano nella certezza della fine di questa specie di dittatura da burlesque, che inchiodano per un paio d’ore davanti alla tv anche chi, come il sottoscritto, non la guarda quasi mai. Continuo a trovare il programma debole e pieno di difetti, ma il tocco è quello giusto, gli ingredienti anche. Manca solo,   un pò di coraggio in più, il coraggio della zampata che lascia ferite profonde.

Dylan, dopo New Morning, registrò quel grande capolavoro incompiuto e mai pubblicato ufficialmente che furono i “Basement Tapes”, su cui lo stesso Greil Marcus scrisse un libro entusiasta e importante. Speriamo che la Rai torni a produrre, quando la tempesta sarà passata, programmi di alto livello. Speriamo di non restare al brodino, speriamo che i valori della sinistra, se a lei toccherà governare, non siano le minchiate recitate da Bersani. Dopo questa ventata d’aria fresca, sarebbe uno scherzo davvero crudele.

Categorie:Cronaca

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