A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Ministero della pubblica (d)istruzione


 

La pagliacciata della doppia mensilità assegnata, (in via sperimentale), ai “bravi” insegnanti, è solo l’ultimo atto del progressivo e inesorabile smantellamento della scuola pubblica avviato ormai da anni. Noi insegnanti sappiamo già come andrà a finire, se l’esperimento dovesse tramutarsi in legge: a usufruire di questa elemosina governativa saranno i servi, abituati a lambire estremità poco nobili di dirigenti e funzionari per un piatto di lenticchie. Perché la scuola ormai funziona così, come tutto il resto. Quali sono i criteri per cui un insegnante può essere definito “bravo”? Chi decide? Magari il dirigente con cui un insegnante ha battagliato  per settimane per veder riconosciuti i propri diritti? Oppure i genitori, la maggior parte dei quali è corresponsabile del declino della scuola, sempre insofferenti ai consigli e alle convocazioni dei docenti ma sempre pronti ad attaccarli appena ne hanno l’appiglio? Una fantomatica commissione di saggi scelti tra i cortigiani del/della dirigente? Un ispettore ministeriale che nulla conosce della realtà delle singole scuole? Ovviamente, l’etereo ministro che ha il compito di mandare a bagno la scuola pubblica, sorride giuliva e non entra nei particolari. Dopo aver mandato a casa i precari, tagliato i fondi alle scuole, dopo essersi ben guardata dall’attuare quelle riforme strutturali di cui la scuola italiana ha bisogno, dopo aver accettato sempre col sorriso sulle labbra i tagli di Tremonti, ecco che tira fuori dal cappello l’elemosina, l’ultima umiliazione per una classe di lavoratori che da troppi anni si sentono abbandonati dagli inutili ministri che si sono susseguiti alla direzione del ministero, da uno stato che li considera servitori di serie B, da una società che considera la scuola una spiacevole incombenza, una perdita di tempo  nell’era del gratta e vinci, del Grande Fratello, degli X Factor, opportunità di ricchezza senza fatica. Il Grande Fratello ha dimostrato che un rutto in diretta vale più che imparare a memoria un canto di Dante, un peto sommerge Leopardi e Kant. Invece di riqualificare la professione la si umilia, come se i buoni insegnanti fossero talmente pochi da dover essere premiati, come se dal letame della classe insegnanti sorgessero rari diamanti da valorizzare. Un’offesa alla nostra dignità, alla nostra professione, a tutti noi.

Al di là di quello che è evidente e che appare sulle pagine dei giornali, la situazione nelle scuole sta peggiorando di giorno in giorno. Sono sempre più frequenti i casi di dirigenti autocrati, che pretendono di possedere la formula magica per rendere efficienti le scuole, dirigenti asserviti alle segreterie che, avendo in mano i cordoni della borsa, di fatto ,comandano. Dirigenti che dovrebbero svolgere una funzione di coordinamento tra gli insegnanti, essere di supporto, risolvere problemi e invece ne creano ogni giorno di nuovi. Dirigenti capaci di farsi uscire gli occhi fuori dalle orbite per una programmazione scritta senza l’inutile, sovrabbondante, barocco linguaggio tecnico ma badando al sodo e che invece tentennano quando si chiedono interventi disciplinari o (horribile dictu!) fondi per progetti di ampio respiro e di qualificazione degli istituti.  Quello dei dirigenti scolastici, dei criteri con cui vengono assegnati, delle competenze e del ruolo che dovrebbero ricoprire, è un problema irrisolto che incide spesso in modo decisivo sulla qualità dell’offerta formativa. 

La parola d’ordine del ministero sembra essere quella di dare l’apparenza di cambiare tutto per non cambiare nulla.  In molte scuole, con la grande truffa dei recuperi sulle ore di scuola inferiori ai sessanta minuti, gli insegnanti lavorano  un considerevole numero di ore più del dovuto, permettendo ad accorti dirigenti di risparmiare fondi. In altre scuole il Fis, cioè quel poco denaro che dovrebbe andare a finanziare i progetti extracurricolari e le iniziative della scuola mirate al recupero degli alunni più svantaggiati e alla valorizzazione delle eccellenze, va nelle mense, che se in certe realtà sono necessarie, in altre sono assolutamente inutili. La scuola è diventata un circo e gli insegnanti di questo circo sono i clown, costretti a sorbirsi fiumi di parole inutili nei collegi docenti, parole con le quali i dirigenti, partendo dai massimi  sistemi e passando per lodi sperticate al corpo docenti tutto,  arrivano poi puntualmente, inesorabilmente, regolarmente, alla sodomia virtuale.

Sul lavoro degli insegnanti, sulla sua utilità o inutilità, sulla sua qualità, chiunque ritiene di aver voce in capitolo per avanzare critiche, proteste, obiezioni. Dal dirigente che non entra  da anni in un’aula scolastica e non si rende conto dell’ambiente e della realtà in cui opera la scuola, al genitore colto o analfabeta che sia, dai giornalisti (quasi sempre analfabeti) ai politici, tutti a insegnarci il mestiere, tutti a dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, tutti a dirci come migliorare l’efficienza e la produttività, orribili termini che andrebbero banditi da ogni scuola. Non parliamo poi dell’orribile genia dei pedadoghi, che per professione parlano di quello che non conoscono o degli psicologhi, che fanno per denaro quello che un amico fa gratis ( non me ne vogliano i pedagoghi e gli psicologi capaci: ce ne sono, per fortuna, molti, ma troppi sono quelli incapaci).

Perchè allora continuare a fare questo lavoro malpagato, vilipeso quando non apertamente disprezzato? Qualche settimana fa a una mia ex alunna, (una scommessa vinta, a suo tempo), che mi chiedeva cosa mi aveva spinto a insegnare, ho risposto, temo annoiandola un pò con la prolissità che mi è solita, in modo articolato, mostrandole onestamente i pro i e i contro di questa professione. Ma ho dimenticato di dirle una cosa, una cosa importante: facciamo questo mestiere, tutti, a tutti i livelli, perché sappiamo  di avere in mano un potere enorme, che solo pochissime altre professioni possono vantare, quello di poter fare la differenza. Una maestra può restituire il sorriso a un bambino e fargli capire che ci sarà sempre qualcuno che lo ascolterà, ridandogli fiducia nel futuro,  un insegnante della scuola media può far cambiare strada a un ragazzo che ha preso una via sbagliata con il suo esempio, con la capacità di ascoltare, a volte con un libro, e così via. Ci sono momenti magici in questo lavoro, quando capisci di essere riuscito nel tuo intento, che ti ripagano di tutti i momenti maledetti in cui ti mettono i bastoni tra le ruote o devi alzare la bandiera bianca della sconfitta. Per quei momenti, per fare la differenza, continuiamo ogni giorno ad entrare in una classe, nonostante la Gelmini e Tremonti, nonostante i dirigenti, le segretarie e i genitori bellicosi. Tutti questi prima o poi passano, noi lavoriamo ogni giorno per seminare e tracciare segni che restano. Nel nostro piccolo, proviamo a formare persone migliori, cittadini pià responsabili, uomini e donne più solidali e consapevoli.  Non ci compreranno con un’elemosina, non ci spingeranno a pugnalarci alla schiena per due lire. Questa gente che pensa di poter comprare tutto, anche la dignità delle persone, dimentica che noi, ogni giorno, insegniamo a nostri ragazzi l’esatto contrario: che non c’è prezzo che possa comprare il rispetto  e la dignità.

Categorie:Cronaca

2 risposte

  1. Condivido totalmente.

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  2. grazie!

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