A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Non regaliamo il paese a questi cialtroni


E’ con estrema preoccupazione che leggo degli scontri tra polizia e studenti a Roma e della protesta in senato da parte degli studenti. Mi riporta alla memoria periodi bui, quelli della strategia della tensione ovvero, spiego per i più giovani, il volontario aumento dal tasso di violenza favorito dai servizi deviati e da elementi governativi al fine di rafforzare il potere dell’esecutivo con strumenti repressivi. L’errore più grande che si può fare  in questo momento  è quello di alzare il livello della tensione sociale, di provocare quel morto che alcuni esponenti del governo evocano speranzosi per creare il caos. Non si può e non si deve regalare il paese a questa banda di cialtroni, non si può e non si deve trasformare una protesta legittima e sacrosanta in un veicolo di violenza. Chi ha la mia età ci è già passato, ha visto come funziona. I meccanismi sono sempre gli stessi, cambiano solo gli attori. L’intervento del re nano ieri sera durante la trasmissione di Floris testimonia del penoso stato mentale del piccolo satiro e l’unico aggettivo con cui lo si può definire è “penoso”, senza doppi sensi. Arrogante e maleducato, il nano ha sciorinato la consueta sfilza di ridicole bugie senza rispondere alle domande del povero conduttore, ribadendo per altro che la televisione è sua. Una esibizione indecorosa e inquietante, la prova che il caimano è definitivamente andato di testa.

Per non parlare del grottesco intervento del ministro degli interni al programma di Fazio. Ci vuole veramente una bella faccia a decantare gli arresti operati dalle forze dell’ordine, arresti di pregiudicati di primo piano inseguiti da anni, come esempio di operosità di quel governo che ha approvato lo scudo fiscale facendo brindare mafiosi e trafficanti di droga, che ha avuto in uno dei più stretti collaboratori del re nano l’anello di congiunzione tra mafia e politica, che ha rifiutato di far processare un proprio esponente camorrista,ecc.ecc. Quanto poi alla favola dei leghisti onesti il buon ministro ha omesso, certamente non in malafede, le accuse di bancarotta per la miserrima fine della banca leghista, le accuse di vilipendio ai rappresentanti più in vista della lega, l’eliminazione del reato di banda armata per salvare il deretano a un gruppo di suoi compagni di partito. Le imputazioni di corruzione arriveranno, ministro, dia tempo al tempo. Non so se lei conosce la storia patria, ma non credo. Vede, c’è stato un altro partito in passato che diceva più o meno quello che dite voi, che si vantò perfino di aver sconfitto la mafia. Le loro camicie erano nere, sono durati vent’anni e poi hanno cambiato quasi tutti colore. Lascio a indovinare a lei di che colore sono le loro camicie oggi.  La storia ha dimostrato che la loro onestà era un mito e che, quanto alla mafia, si limitarono a operazioni di facciata. Purtroppo, in Italia, la storia si ripete, sempre. Anche quelli lì seminarono odio e violenza, alla fine però, raccolsero quello che meritavano.

Invece di difendere i suoi amici e di preparare la successione al re nano, si preoccupi piuttosto che non ci scappi il morto, si preoccupi  di una polizia che ultimamente sembra essere utilizzata solo per picchiare operai, studenti,  povera gente che manifesta per non essere avvelenata dai miasmi dei rifiuti che gli integerrimi imprenditori padani inviano al sud. Perchè si sa, pecunia non olet, in certi frangenti anche interloquire con la Camorra va bene. Guardi però che i tempi di Valle Giulia sono passati e ai poliziotti possono anche girar le balle di vedersi ordinare cariche contro poveri cristi come loro, perchè la polizia non è fatta da quei quattro bastardi che hanno combinato quel casino a Genova, ricorda il 2001?La polizia è fatta da brave persone stufe di fare da scorta a vecchi puttanieri e di dover far rispettare l’ordine senza mezzi, con stipendi da fame e un paniere di promesse vuote.

La violenza è una carta perdente, sempre e comunque. Non regaliamola a questi tristi figuri da burlesque, aspettiamo che il teatrino dei pupi concluda la sua recita e nel frattempo urliamo con quanto fiato in gola che lo spettacolo fa schifo, ma nessuno tocchi Caino, per favore, anche se la tentazione ci sarebbe.

Se la situazione dovesse degenerare,  non dubito che questa gente, che ha dimostrato più volte di essere disposta a qualsiasi nefandezza pur di restare nelle sale del potere, sarebbe capace di creare un cortocircuito tale da mandare il paese alla rovina, quella vera, quella definitiva. Non diamogli motivi  per usare le maniere forti, lasciamoli cuocere nel loro brodo rancido, facciamogli fare i loro giochetti squallidi, la loro compravendita da tratta delle bianche: non reggeranno, sentono che la fine è vicina e che la festa è finita.  All’ultimo, si sbraneranno tra loro, potete starne certi.

Chiudo con una domanda: perché la sfiducia a Bondi, ministro di un ministero di cui, parliamoci chiaro, in Italia non è mai importata una beata minchia a nessuno, e non la sfiducia a chi siede sulla sedia della pubblica istruzione, che con le sue dichiarazioni demenziali e le sue azioni dissennate ha esasperato gli animi di docenti e studenti? Non è che ci ritroveremo domani un governo che prenderà atto di ciò che è stato fatto (malissimo) dall’attuale ministro e invece di provvedere a raddrizzare le cose, continuerà sulla stessa linea? Perché a parte prese di posizione sporadiche, demagogiche e di comodo, a parte masanielli e masanielle improvvisati, io non ho letto una riga su cosa intenda fare della scuola pubblica la sinistra. Forse Bersani, invece di salire sui tetti, sarebbe il caso che ce lo spiegasse cosa vuole fare il suo partito per la scuola nella remota ipotesi che torni a governare, possibilmente senza farci addormentare come accade ogni volta che parla. Perché anche di demagogia di sinistra e di belle parole ne abbiamo le tasche piene.

Categorie:Cronaca

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