A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lasciate che i fanciulli vengano noi (che un po’ ce ne intendiamo…)


Parto dall’elenco di Starnone sulla scuola fatto nell’ultima puntata di Vieni via con me. Una puntata perfetta, con un Saviano incisivo e commovente come mai, un Dario Fo da…nobel e  uno swingante Bollani che cancella   in un colpo quell’idiota che fa la pubblicità col cervo. Una puntata perfetta tranne il monologo di Starnone. Una decalogo di demagogia di sinistra da far vomitare sulla scuola che vogliamo e quella che non vogliamo. Da far venire voglia di porre ancora una volta la stessa domanda: esiste un programma della sinistra per l’istruzione? Qual è? Oppure tutto si limita, appunto, a vomitevole retorica? Eh sì, perché nella scuola che vuole Starnone, in quei principi, ci crediamo tutti nell’istituto comprensivo dove lavoro, dalle maestre della materna agli insegnanti della media. Alla preside stupita del fatto che non ci scanniamo tra professori e maestre abbiamo risposto che quando si lavora al limite, quando ti trovi sulla frontiera, siamo tutti uguali, ogni mano si aggancia all’altra e tutte tentano di tirare fuori i bambini e poi i ragazzi dalle logiche del quartiere, della povertà, dell’emarginazione.Il lavoro di tutti ha lo stesso peso e lo stesso valore, perché se esiste un mestiere collettivo, un mestiere “comunista” nel senso letterale del termine, non come lo intende il re porco, è quello dell’insegnante. Solo, cari Starnone e Fazio, che non ci permettono di lavorare, non ci permettono di dare pari opportunità ai ragazzi, di colmare le loro lacune, di affiancare formazione e didattica, non ci permettono di recuperare e potenziare, non ci permettono di essere quello che dovremmo. Troppo facile sparare contro chi si arrende, contro chi si limita a fare il proprio lavoro senza dare di più, contro chi segue pedissequamente regolamenti e regole, contro chi si sente abbandonato da tutti. Troppo facile e demagogico, appunto.

Fazio ha milioni di spettatori che lo gratificano per il lavoro svolto, Starnone ha i suoi lettori, noi non abbiamo nessuno, se non i ragazzi. Lavoriamo sempre, in gran maggioranza, più del dovuto, otteniamo risultati, spesso grandi risultati, se non riusciamo a dare una opportunità ai nostri ragazzi, quantomeno gli regaliamo una speranza, dai dirigenti riceviamo solo scartoffie da compilare, ordini cervellotici e scenate, dai genitori critiche, minacce, suggerimenti su come svolgere il nostro lavoro, sulla stampa siamo considerati poco più che parassiti. La stessa logica che sta dietro il cosiddetto merito, l’ultima farsa del ministro della pubblica (d)istruzione, è avvelenata dal pregiudizio: si presume che la scuola sia un mare di mediocrità, di fancazzismo, di parassitismo, nella quale  spicchino pochi eletti che lavorano per gli altri, eletti vanno giustamente remunerati. Ho contestato con forza questa logica in sede sindacale e la contesterò pubblicamente ogni volta che ne avrò l’occasione. Perché è un insulto, perché è togliere dignità  agli insegnanti e dare credito a quei buffoni che pontificano ogni giorno sulla scuola senza essere mai entrati in una classe. Già fare l’insegnante oggi, è una scelta  di merito di per sé che andrebbe gratificata a priori.

In questo ultimo decennio hanno progressivamente impedito a ogni ordine di scuola di svolgere al meglio la propria funzione. Oggi tocca all’università. Hanno appena approvato l’ultima porcata. Questo governo di puttanieri, ladri e corrotti vuole lasciarci un buon ricordo: la distruzione dell’ultimo brandello di scuola pubblica. Così come il “merito” per gli insegnanti di medie e superiori si ridurrà a dare il giusto guiderdone a chi si prostituisce al dirigente di turno, questa riforma indecente dell’università non fa altro che cancellare la baronia rendendola legge, in piena logica gattopardesca. Si uccide la ricerca, si torna a rendere l’università privilegio per pochi, si torna a una logica vetero borghese, per cui è giusto che i figli degli operai facciano gli operai. E’ la stessa logica che ha distrutto la scuola inglese con la Thatcher e quella americana con Reagan e Bush (quella americana non ha mai funzionato granché , a dire il vero, ma il modello inglese era il migliore dopo il nostro), è la stessa logica che sta tentando di attuare il secondo re nano in Francia.

“Gli studenti veri stanno a casa a studiare” ha detto oggi il re porco, (mentre quello che ha fatto il gran rifiuto e si propone come il nuovo che avanza, applaudiva i poliziotti e i loro manganelli ), nell’intento di sminuire la rivolta dei ragazzi, come ha già fatto in passato con gli operai e con gli insegnanti. Ma quei ragazzi che stanno occupando i simboli della cultura italiana sono la buona coscienza di tutti noi, sono la conferma che, dalla maestra della scuola materna agli insegnanti delle superiori, sappiamo ancora lavorare bene nonostante ci mettano in continuazione bastoni tra le ruote, sono la conferma che sappiamo ancora contribuire a creare uomini liberi, teste pensanti e critiche, capaci di ribellarsi alle logiche di massificazione e di reificazione della cultura. Dispiace sicuramente al re maiale che le studentesse italiane non siano bambolone mammellute disposte a sollazzare lui e i suoi compagni di baccanali, ma giovani donne moderne, capaci di pensare con la propria testa a cui ripugna l’idea di vendere l’anima per un pugno di euro o un’automobile nuova. Mi piacciono questi ragazzi che occupano i monumenti, l’avessimo fatto noi ai tempi della Pantera, un secolo fa, forse le cose sarebbero andate diversamente. Ma guardavamo lontano: ricordo uno slogan sul muro della mia facoltà: Berlusconi ti sei sbagliato, l’università non è un supermercato. Ditemi un po’ se non avevamo la vista lunga!

Sono sicuro che ce ne siano di miei ex alunni appollaiati da qualche parte o sfilanti in corteo. A loro vanno tutto il mio affetto e i miei ringraziamenti. Perché forse ho collaborato a un’infinitesima parte della loro voglia di giustizia e basta e avanza questo per continuare ad avere fiducia nel mio lavoro, basta a me, ai miei colleghi, alle maestre che li hanno avuti prima di noi, a tutti quelli che hanno faticato per insegnare, educare formare. Solo questa è la scuola che vogliamo: una scuola che insegni, una scuola che educhi al rispetto di chi è diverso e delle opinioni opposte alla propria, una scuola che formi una coscienza critica e civile. Non c’è bisogno di un lungo elenco, caro Starnone, bastano e avanzano tre semplici cose.

Ora sorge un problema: secondo il decreto 150 del nano minore io non potrei criticare i provvedimenti dell’amministrazione per cui lavoro, tuttavia ritengo che:

1) Io lavoro per lo Stato italiano, non per il governo. Come tale non posso criticare la Costituzione, che non mi sogno neanche di criticare.

2) La Costituzione di cui sopra sancisce la libertà di opinione per ogni cittadino italiano, non può certo venire abolita da un decreto nanesco.

3) Consiglio didattico per il re maiale e il nano secondo: ascoltate e imparate a memoria la canzone “Il giudice”, di un poeta vero. Probabilmente avrete una reazione allergica ma se supererete lo shock potrà esservi utile.

Quanto a Starnone: torni a scrivere libri e non ci rompa i maroni ( quelli in basso, non quello seduto in alto che dice che la mafia non esiste).

Categorie:Cronaca

1 risposta

  1. inutile dirti che la penso esattamente come te, su tutto (e su tutti…)
    Sono sempre in attesa di conoscere, da parte di chi se ne fa vanto, l’esatta definizione di merito e soprattutto i parametri per giudicare in base ad esso.

    Mi piace

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