A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Mal comune, nessun gaudio


Non ho provato nessuna soddisfazione a leggere il rapporto Ocse riguardo la situazione della scuola italiana e in particolare, le note sul basso livello delle scuole private. Non ho provato nessuna soddisfazione prima di tutto perché si tratta di dati noti agli addetti ai lavori, in secondo luogo perché le generalizzazioni e le statistiche lasciano sempre il tempo che trovano, in terzo luogo perché i dati confermano il miserando stato in cui si trova la scuola italiana.

Un’altra questione non emerge dai dati Ocse: il vergognoso sfruttamento a cui sono sottoposti i colleghi che lavorano nella scuola privata, spesso vessati e costretti a rispettare ciò che viene loro imposto dall’alto, con buona pace della libertà d’insegnamento. Le statistiche quasi mai tengono conto del fattore umano e l’omertà sul lavoro nelle scuole private è la regola. Poiché di mezzo c’è anche la Chiesa e degli isnegnanti non frega niente a nessuno, certe cose non verranno mai fuori e lo sfruttamento continuerà indisturbato nei secoli dei secoli, amen.  Ovviamente, è bene precisare, esistono scuole private d’eccellenza dove i lavoratori hanno gli stessi diritti e la stessa libertà di cui godono quelli della scuola pubblica e l’insegnamento ha livelli altissimi. Almeno, credo che esistano…

Il quadro che esce fuori da quei dati è quello di una scuola italiana in grande difficoltà a tutti i livelli, di una qualità d’insegnamento mediocre, di una crisi strutturale. I risultati di questa progressiva decadenza e svalutazione della scuola li abbiamo sotto gli occhi, basta leggere una interessante inchiesta di uno dei pochi giornalisti veri che ancora scrivono in Italia, il grande Fabrizio Gatti. Il giornalista dell’Espresso riporta che al concorso ordinario per magistrati del 2008 si verificarono casi che, se non riguardassero i futuri responsabili della giustizia nel nostro paese, sarebbero degni di un cinepattone. Appunti nascosti nel reggiseno o in una cartucciera da caccia, strafalcioni di grammatica, scarsa conoscenza del codice penale, denunce di illeciti poi ritirate una volta ottenuta l’ammissione agli orali, ecc.

Parliamo di giovani laureati in legge, alcuni già praticanti da qualche anno, che aspirano a diventare magistrati. Parliamo di gente che per arrivare a far rispettare le regola agli altri non esita a violarle in prima persona.

Non si fa fatica a riconoscere in questo uso della furbizia meschina, nel concetto che tutto è lecito pur di arrivare alla meta, la cultura imperante nel nostro paese da una ventina d’anni a questa parte. Come saranno arrivati alla laurea quei giovani legulei? Quali vie traverse, quali astuzie avranno escogitato, chi avranno comprato, cosa avranno dato in cambio? Sono queste le domande che sorgono spontanee. In un paese che ha raggiunto un decadimento morale sconfortante è semplicemente ridicolo chiedere alla scuola di farvi fronte. Quella degli insegnanti è una lotta impari. Devono insegnare a rispettare le regole in un paese che regole non ha, sviluppare la coscienza critica nei ragazzi, cioè dotarli di una caratteristica che non gli permetterà mai di farsi strada, invitarli a socializzare e a rispettare la diversità in uno stato che ha fatto della discriminazione legge, educarli ad apprezzare la bellezza mentre Pompei cade a pezzi e si tagliano i fondi alla cultura. Senza contare le famiglie che sognano un futuro da velina per la figlia così bella, o un contratto miliardario da calciatore per il ragazzino che a scuola non brilla ma è così bravo col pallone…

Vogliamo aggiungere una televisione che ha come cifra stilistica la volgarità intellettuale e la menzogna come regola? Vogliamo parlare dei programmi dove giovani privi di qualsiasi talento acquisiscono una fama effimera che durerà pochi giorni ma probabilmente gli rovinerà la vita per sempre? Oppure parliamo dei social network, apparentemente splendide occasioni per diari in pubblico, dove attuare una comunicazione libera e senza barriere, in realtà luoghi dove assistiamo al festival dell’incapacità comunicativa dei ragazzi, incapaci di esprimere qualcosa di originale e in grado solo di copiare battute oscene, frasi da baci perugina, foto di idoli di plastica. 

Il lavoro degli insegnanti sta diventando una sfiancante, quotidiana, avvilente lotta contro i mulini a vento. Lo fanno con dedizione, spirito di servizio, commovente convinzione. E perdono. Essere sconfitti con l’onore delle armi non conta nulla : specie se in gioco c’è il futuro di un bambino, specie se in gioco c’è il futuro del nostro paese.

Chiudo con un suggerimento piccolo piccolo al centrosinistra, che continua a non avere un programma per il rilancio della scuola pubblica: si potrebbe cominciare, per esempio, abolendo l’assurda riforma del maestro unico alle elementari, mettendo a norma tutti gli edifici scolastici esistenti, inserendo norme più severe che rendano le scuole parificate veramente parificate, dotando di attrezzature informatiche adeguate tutte le scuole, possibilmente con uno spazio web dedicato, motivando anche dal punto di vista economico i docenti che lavorano in realtà estremamente disagiate, permettere agli insegnanti di dire la propria su tutto quello che riguarda l’organizzazione della scuola e non consegnando tutto il potere in mano ai dirigenti, come sta accadendo, reintrodurre la formazione obbligatoria.

Cose semplici che potrebbero essere attuate quasi a costo zero o con investimenti ridicoli. Molto meno, in proporzione, del costo di un onorevole per un voto di fiducia. Poi, dopo aver messo le scuole in condizione di lavorare al meglio, si potrà sensatamente parlare di merito. Dopo avere però premiato chi in questi anni ha lottato e sta lottando contro i mulini a vento.

Categorie:Cronaca

1 risposta

  1. Non è vero che questo paese non ha regole. Ne ha di reali, scritte e soprattutto di non scritte, tutte rispettatissime. Il problema secondo me è insegnare la legittimità insieme alla legalità.

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