A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettere dall’eremo. L’anno che verrà


 

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Parto dal dolente e amaro film di Martone, “Noi credevamo”, che ho avuto modo di vedere qualche giorno fa. Un film sul risorgimento  alieno da intenti celebrativi, lontano dall’epica e dalla retorica, asciutto, drammatico, spietato. L’Italia odierna appare l’inevitabile figlia di quegli eventi, di una rivoluzione imposta dall’alto, di una unità di popolo mai realizzata, del tradimento di quegli ideali che avevano spinto migliaia di giovani a seguire Garibaldi. L’eroe di Caprera, l’unico, autentico rivoluzionario che l’Italia abbia mai conosciuto, tradito e deluso da quelli a cui aveva consegnato il paese, è il grande assente del film. Appare il tempo di un fotogramma che lo riprende in ombra, sul suo cavallo con tanto di poncho e berretto. L’episodio che riguarda i garibaldini è quello più commosso e ricco di pathos del film, quello dove chiaramente viene messo in evidenza il tradimento dei valori risorgimentali. Un film da vedere,  infatti ha avuto una distribuzione ridicola. Si sa che il potere non vuole che il popolo usi la testa. Dare duecento sale al cinepattone e trenta a “Noi credevamo” non è una scelta commerciale ma politica.

Scrivo immerso tra la neve, davanti a me il bosco ha un’apparenza tra lo spettrale il fatato; ascolto ”Il Trittico” di Puccini e mi chiedo perché questa musica magnifica non riceva la considerazione che merita. Il re nano col suo priapismo e la sua disperata lotta per mantenere il potere a qualunque posto, il ministro della pubblica distruzione e la vergognosa riforma dell’università, il ministro dell’incultura, talmente inutile, viscido, penoso nella sua volontà di difendere l’indifendibile, di giustificare l’ingiustificabile, di negare la propria incapacità da sfiorare il ridicolo se non fosse che sta contribuendo a distruggere il nostro paese, tutto questo sembra lontano, distante nel tempo e nello spazio, un ricordo appena fastidioso. Non guardo televisione e non leggo giornali, quassù, è il mio eremo e tale deve rimanere.

Tuttavia augurando un felice anno nuovo ai miei lettori, voglio seguire la moda del momento e fare un elenco di dieci cose in cui credevo e che invece mi hanno procurato amare disillusioni:

1) Credevo che  questi studenti fossero diversi, che avessero trovato una nuova forma di lotta, pacifica, popolare, efficace, che sarebbero riusciti a portare avanti le loro argomentazioni mettendo da parte la rabbia ed evitando di cadere nei tranelli del potere.

2) Credevo che non avrei sentito più parlare di bombe e piste anarchiche. Che la strategia della tensione fosse un brutto ricordo del passato, che il potere non avrebbe più osato arrivare a tanto per rafforzare la propria autorità.

3) Credevo che la Lega sarebbe stato un fenomeno passeggero, che un partito fondato sul razzismo, basato sull’idea inesistente di una razza padana, guidato da leader diversamente alfabetizzati non sarebbe mai potuta durare, non sarebbe mai diventata una forza di governo, non avrebbe mai ottenuto ampi consensi nelle zone del paese dove si era combattuta la guerra di liberazione.

4) Credevo che ci fosse un limite all’incompetenza, alla sudditanza, all’ineffabile stupidità del ministro della pubblica distruzione. Che avrebbe avuto un rigurgito d’orgoglio e detto no a ulteriori tagli, che avrebbe aperto un dibattito pubblico sull’istruzione come è accaduto in Francia, invece di legiferare dall’alto in modo schizofrenico. Credevo che non sarebbe durata e presto o tardi avrebbe tolto il disturbo.

5) Credevo che la sinistra, trovato finalmente uno spiraglio favorevole, avrebbe smesso di litigare masochisticamente e avrebbe proposto un programma alternativo di governo chiaro, conciso, chiaramente di sinistra, che  ci si sarebbe accordati su un leader carismatico, capace di parlare agli operai e alla borghesia, capace di guardare al futuro e dire basta ai compromessi.

6) Credevo che il presidente delle camera volesse davvero dare vita a una destra nuova, europea, democratica, a una coalizione che non avrei mai votato e avrei avversato ma che quantomeno non mi avrebbe angosciato se fosse salita al potere. Credevo cercasse una reale discontinuità con il regime di cui è stato complice per quindici anni.

7) Credevo dopo lo scandalo della Maddalena e quello del terremoto dell’Aquila, Rumentaso e il suo sistema di potere sarebbero stati smantellati se non altro per salvare la faccia.

8) Credevo che la gente, dopo gli scandali con le minorenni, la condanna Dellutri, il caso Mills, le rivelazioni di Wikileaks sugli interessi personali con Putin, la compravendita di nanodeputati per ottenere una maggioranza ridicola, sarebbe scesa in piazza chiedendo a gran voce il ripristino delle più elementari regole democratiche.

9) Credevo che i sindacati confederali avrebbero capito quanto autolesionista sia la loro divisione, quali danni stia arrecando al paese e ai lavoratori che dovrebbero difendere, che con la loro assurda lotta fratricida stanno dando credito e importanza a squallidi figuri come Marchionne e Sacconi e che se non troveranno al più presto coesione e linee comuni per il sindacato italiano sarà la fine.

10) Credevo che tra qualche giorno avremmo brindato a un’Italia diversa, più libera, più democratica, più ospitale, dove l’intolleranza non fosse più tollerata e la legge fosse veramente uguale per tutti. Dove i magistrati che rischiano la vita ogni giorno per la nostra libertà non venissero quotidianamente insultati e minacciati, dove l’istruzione e la cultura venissero valorizzate e adeguatamente finanziate, dove  nessun dittatorello potesse porre condizioni ai lavoratori minacciandoli altrimenti di chiudere le fabbriche, dove la memoria diventasse patrimonio comune, magari a partire da una celebrazione senza retorica del Risorgimento. Ah, quanto mi sono sbagliato!

Felice anno nuovo a tutti.

Categorie:Cronaca

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