A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Nella totale indifferenza


Giustamente le pagine dei giornali parlano dell’accordo Fiat e del rifiuto della Fiom di firmarlo. Argomento complesso, utilizzato dai giornali di destra e di sinistra per fare demagogia raccontando una serie di incredibili idiozie, argomento su cui non intendo soffermarmi in questo post e forse neanche in altri perché motivo di tormento e incertezza per me che sono figlio di un operaio e rappresentante sindacale. Certo, un sindacato unito, un sindacato proteso a difendere non l’indifendibile ma il necessario, sarebbe probabilmente riuscito a strappare un accordo diverso all’insopportabile Marchionne. Punto.

I lavoratori della Fiat, in ogni caso, potranno esprimersi sull’accordo con un referendum e accettarlo o rifiutarlo. Esiste invece una categoria di lavoratori che dal primo gennaio di quest’anno ha visto scadere il proprio contratto e subentrare al suo posto un famigerato decreto del secondo nano che, de facto, abolisce la rappresentanza sindacale.  Nessun giornale ha speso una riga sulle migliaia di insegnanti che, dal primo gennaio di quest’anno, non potranno più delegare i propri rappresentanti per contrattare l’organizzazione del lavoro, l’orario scolastico, l’assegnazione cattedre, la divisione del fondo d’istituto, ma saranno soggetti all’arbitrio del dirigente scolastico, libero di decidere senza consultare nessuno. Le RSU perdono di fatto ogni loro funzione, vengono destituite con un colpo di mano che limita la libertà di scelta dei lavoratori e il loro potere rappresentativo. Nessun giornale ha dedicato una riga a questo evento, nessuno si è scandalizzato o ha urlato per protestare. Eppure le limitazioni a cui saranno soggetti i lavoratori della scuola sono molto maggiori di quelle dei lavoratori della Fiat. Perché i presidi, parlo per i profani, i colleghi queste cose le sanno benissimo, avranno totale libertà di scelta su ambiti che ricadono direttamente sulla pelle dei lavoratori. L’orario e l’organizzazione del lavoro, in particolare, sono due punti sensibili su cui ogni anno, fino ad oggi, si è dibattuto, si è litigato, si è contrattato con i dirigenti fino a raggiungere un equo compromesso, d’ora in poi questo non avverrà più. La domanda che sorge spontanea è: oggi tocca agli operai e agli insegnanti, domani a chi toccherà? Perché se è lecito tagliare cinquantacinquemila lavoratori, prevedere altrettanti tagli per il prossimo anno, tagliare i fondi d’istituto e i fondi per l’ordinaria amministrazione, bloccare i lavori per mettere in sicurezza le scuole, limitare al punto da annullarla la rappresentanza sindacale, bloccare  stipendi da fame per tre anni, significa che il confine tra stato di diritto e dittatura ormai è stato varcato e che solo l’indifferenza di un popolo rincoglionito da culi e tette, pronto a bersi qualunque cosa dal potere, può tollerare questo stato di cose.

Si comincia sempre così. Hanno cominciato con gli stranieri, con una legge di impronta razzista come la Bossi-Fini e con gli abusi  e le prevaricazioni quotidiane ai danni degli stranieri nei comuni leghisti, adesso tocca agli insegnanti, la più impopolare delle categorie professionali, con la fama di fannulloni, abilmente seminata dal ministero, agli operai, a loro tocca da sempre, da quando il sindacato ha scelto la lotta fratricida invece di una collaborazione costruttiva.

Mettere le mani sulla cultura e sugli operatori di cultura, mettere a tacere gli intellettuali piccoli e grandi, bruciare metaforicamente i libri. è il primo atto di ogni regime autoritario. Il primo comandamento è: fare sì che il popolo non pensi. Mi viene in mente la splendida scena di “Noi credevamo” in cui il direttore del carcere borbonico dice di saper leggere ma di non aver mai letto un libro perché i libri rovinano il cervello e la prova erano i signori letterati detenuti nel carcere. E’ la logica di questo governo, è la logica di questo potere che nessuno s’illuda che finisca col re nano. Perché agli italiani, lo dimostra la storia recente e meno recente, non piace pensare, molto meglio delegare il compito a chi comanda, tanto meglio se chi comanda sa farsi capire da tutti, al punto da essere becero, volgare, patetico, ridicolo.

Una cosa è chiara da questa situazione: chi non ha peso politico, chi non può essere ascritto in massa a una parte politica, come gli insegnanti, perché si suppone che pensi con la propria testa (non è sempre vero, oibò), non conta, non gode di stampa, non gode di visibilità, non fa notizia. Se anche limitano la nostra libertà, non importa a nessuno. Inutile sottolineare che se noi siamo liberi, saranno liberi gli uomini di domani, se noi siamo assoggettati, messi a tacere, asserviti, saranno servi gli uomini di domani.

Il 2011 per la scuola italiana, comincia come il 2010, il 2009, il 2008 ecc.ecc., prendendo atto dello sfacelo e constatando che al peggio non c’è mai fine. Questo esecutivo con i suoi ministri incompetenti, messi al loro posto in cambio di favori di varia natura, con la sua anima fascista, con un populismo di bassa lega che può attecchire solo su una massa di idioti come non può essere altrimenti definita la maggioranza del popolo italiano, ha distrutto la scuola elementare tagliando il tempo pieno e inserendo l’assurda riforma del maestro unico, ha fatto a pezzi la scuola media tagliando il tempo pieno e riducendo le ore di materie fondamentali, ha fatto tabula rasa dell’educazione professionale e tecnica e ha mosso i primi passi per fare sì che l’università diventi privilegio di pochi eletti, tanto che c’era ha pure fatto piazza pulita della ricerca. Roba da guinness dei primati, degna di un “Guernica” dedicato alla scuola, se ci fosse un Picasso redivivo. Ma la cosa strabiliante è che, nei fatti, di tutto questo non importa niente a nessuno, tranne a chi combatte quotidianamente per dare una possibilità di un futuro migliore a chi parte svantaggiato.

Gli intellettuali che nel 1984 riempirono le pagine culturali dei giornali con ironici articoli a proposito del romanzo di Orwell, dicendo che si era sbagliato di grosso che la sua profezia non si era avverata, sono serviti. 2011, Universo, pianeta terra, mondo, Italia: abbiamo la neolingua, abbiamo gli abili manipolatori della storia, abbiamo il pensiero unico, abbiamo il Grande fratello. Non hanno ancora proibito l’amore ma, in compenso, sono riusciti a cancellare l’etica e la solidarietà dal vocabolario di questo paese.

Categorie:La scuola

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