A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’impossibilità di afferrare il presente


Ho scritto più di una volta questo articolo, partendo da vari argomenti: la strage negli Stati Uniti, il caso Fiom, l’attacco di Borghezio ai terremotati, la Gelmini ieri sera in tv, ecc. Ma niente. Il discorso non fluiva libero, le parole facevano fatica a formarsi e concatenarsi in agglomerati logici, non riuscivo a creare un discorso coerente, una storia con un inizio e una fine. Uscivano solo una serie di invettive, lividi sfoghi viscerali alla Giovenale o sarcastici e sulfurei sputi alla Marziale, non la prosa pacata e sorniona del mio amatissimo Orazio, ne’ la marziale lucidità di Cesare. Paragoni alti per un piccolo scribacchino,  sto facendo dell’ironia, naturalmente. Sto mettendo in cantiere un nuovo romanzo, altri ne ho scritti, altri ne scriverò, con la speranza di trovare un editore, spinto da una impellente necessità di affidare alla pagina scritta fantasmi e angosce, di esorcizzare attraverso la tastiera, l’incertezza del presente. Mi sono accorto rileggendo il centinaio di pagine che ho scritto che il tono è assai più cupo del solito, che tra le righe c’è più letteratura e meno divertimento, che il mio alter ego letterario non riesce più ad afferrare la trama del presente.

Viviamo immersi in una cappa di fango che ci circonda da ogni lato. Le anime belle pensano che i problemi dell’Italia termineranno quando sarà finito il regno del re nano, io credo invece che allora arriverà il peggio. Perché è il sistema che è ormai fango egli stesso, il sistema in toto, senza differenze ideologiche che ormai solo gli illusi o i nostalgici senza speranza credono che fungano ancora da spartiacque tra i buoni e i cattivi.  Da vecchio anarchico, questa dimostrazione evidente che la democrazia rappresentativa non funziona, che in uno stato capitalista il potere è inevitabilmente oligarchico, che le sorti dei paesi non le decidono i governi ma i consigli d’amministrazione, non dovrebbe che rallegrarmi. Una situazione come questa è inevitabilmente l’inizio della fine, prelude al caos e a una inevitabile rivoluzione. Ma oltre che anarchico sono anche pacifista e da questo punto di vista credo ci sia poco da ridere. Guardando la società nella sua globalità, non dal miserrimo e mefitico punto di vista del nostro paese, indubbiamente il mondo non gode di buona salute. L’Impero ha vinto la sua millenaria battaglia contro un papato guidato da un vecchietto che, come il proverbiale Cimabue, fa una cosa giusta e ne sbaglia due. Il futuro ha gli occhi a mandorla e non è che questo sia rassicurante. Il re nano gli studenti li fa manganellare, quelli lì li fucilavano in piazza Tien An men.

Che senso ha in un mondo devastato da guerre, odi razziali, terrorismo, scontri di lobbies, giochi di potere sulla pelle dei più deboli, parlare di un argomento in particolare? Prendiamo la Fiom. Non sono d’accordo nemmeno con una virgola su quello che dicono e non voglio scrivere post sull’argomento per non attizzare una polemica inutile e sterile con persone che stimo, apprezzo e a cui voglio bene che sicuramente replicherebbero irati alle mie affermazioni. Ma una cosa concedetemela. Quando il segretario della Fiom dice che il referendum è in realtà un ricatto, signori, scopre l’acqua calda. La democrazia elettiva è un ricatto, ogni voto, ogni consultazione si basa su: "Se mi voti io ti do…ma se voti lui avrai…” cioè un ricatto. La democrazia è un patto sociale per la sopravvivenza della specie (homo homini lupus, diceva il mio autore preferito dopo Orazio) basato sul ricatto e sul compromesso.

La verità è che questo è un mondo senza etica. I reazionari di destra che con il loro ottuso razzismo hanno armato la mano dell’uomo che ha stroncato sei vite, sono sovrapponibili a Borghezio che insulta i terremotati dell’Aquila, e a chi arma la mano dei kamikaze che mettono bombe nelle chiese copte. Lo stesso odio, la stessa incapacità di assumersi le proprie responsabilità, la stessa incapacità di guardare all’altro come a un valore aggiunto, non come un nemico. La stessa assenza totale di etica politica, morale, religiosa. L’etos, per i greci, connotava il carattere di un popolo, le sue più alte virtù. L’etos, oggi, è morto e sepolto sotto le bombe sulle popolazioni irachene e afghane, nelle case che migliaia di cittadini americani hanno dovuto lasciare alle banche perché non riuscivano a pagare il mutuo, sotto le pietre dell’Aquila accompagnato dalle risate degli sciacalli, tra le gambe di Ruby, Noemi, ecc., nelle carceri cinesi, cubane, iraniane, negli occhi dei bambini africani.  Morto l’etos sono morte anche le ideologie. Il fascismo è innato nell’uomo, dunque sempre sopravvivrà: la necessaria presenza del capo tribù non verrà mai superata. Il comunismo non è morto, a mio parere, col crollo del muro di Berlino nè a Tien An men, ma è finito con la morte dell’unico vero eroe moderno che il comunismo abbia prodotto: quel Salvador Allende che tutti hanno dimenticato, compresi i cileni.

Sarò banale e userò una frase fatta: questo è un mondo senza valori, senza punti di riferimento, senza idee da seguire. Un mondo sull’orlo dell’abisso in cui diventa difficilissimo afferrare il presente tanto viene parcellizzato, frantumato, violentato, alterato, edulcorato, devastato, neutralizzato da mezzi d’informazione che non informano, opinionisti senza opinioni, nani, ballerine e ospiti speciali.

Inevitabilmente, dunque, questo post parla di tutto e di niente non per mancanza di argomenti ma per troppi argomenti, non per mancanza di rabbia ma per nausea, non per scelta, ma per necessità, non per stanchezza ma per saturazione.  Due fattori l’hanno fatto diventare quello che è: la terrificante visione di tre minuti del ministro della pubblica distruzione in tv, la salutare lettura nichilista delle poesie di Pessoa.

In conclusione mi torna adesso alla mente che venerdì farò una verifica sul Risorgimento italiano e la guerra civile americana: potrei intitolarla “L’inizio delle illusioni” o “La fine delle illusioni”, fate un po’ voi.

Categorie:Cronaca

2 risposte

  1. è tutto corretto quel che dici, però permettimi di dissentire dal “comunismo” di Allende: sicuramente un eroe, come dici tu, ma non comunista.
    ciao, a presto
    Giovanni

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  2. Allora precisiamo, il “socialista” Allende, comunque la cosa più vicina a una terza via praticabile ed equa che io conosca. Se mi sbaglio, correggimi pure, lo storico sei tu…-))

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