A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Le ombre del passato


Partiamo da una notiziola che, come al solito, non appare sui grandi quotidiani. In North Carolina, Wake county, sembra finito il tempo della integrazione razziale: la nuova destra, i fanatici fascisti del Tea party di Sarah Palin, questo sono e così li chiamo, ha fatto una piccola, insignificante legge che riporta la North Carolina agli anni cinquanta: le famiglie sono costrette a iscrivere i ragazzi nella scuola di appartenenza. Risultato? Niente più alunni di colore (poveri) nei quartieri ricchi, chi nasce nel ghetto, nel ghetto ci resti. Sto leggendo la biografia di Miles Davis, che è anche un profilo della storia dei neri americani. Questo ritorno al passato non mi stupisce, il razzismo fa parte della cultura americana solo che, fino a qualche tempo fa, se ne vergognavano, almeno a casa loro, adesso hanno trovato chi gli spiega che il razzismo non è vergognoso, anzi è un vanto e un diritto.

Veniamo a casa nostra, dove i fascisti  governano già e i razzisti per ora non provocano stragi ma fanno danni gravi per tutti noi. A Napoli, il Pdl, il partito dei libertini (aggiungerei un d finale: depravati), ha votato una leggina insignificante con la quale si autorizza la costruzione nella zona rossa attorno al Vesuvio, legalizzando di fatto la speculazione edilizia in un’area protetta, a forte rischio sismico, pericolosa.  E Rumentaso? A farsi massaggiare, dopo la fatica fatta per (non) togliere la spazzatura dalle vie di Napoli.

Poi c’è Calderoli, il semplificatore, che con una leggina insignificante depenalizza  l’adulterazione dei  cibi. Così i produttori padani potranno avvelenarci senza incorrere in sanzioni.

Cos’hanno in comune Calderoli e Sarah Palin, il Pdl e il tea party? Intanto la riforma Gelmini, lodata da qualche idiota anche a sinistra, va esattamente nella direzione del nord Carolina: che i poveri facciano scuole per poveri, che gli stranieri vadano nelle scuole per stranieri. Ovviamente non sancisce una simile porcata, semplicemente elimina le condizioni che assicurino quelle pari opportunità che sono un diritto costituzionale. Alzare le rette universitarie alle stelle non è un provvedimento razzista e classista giuridicamente, lo è nei fatti. In secondo luogo ad accomunare l’elettorato di destra oltreoceano e il nostro è la stessa ottusa cecità, la stessa incapacità di vedere l’origine del male. Come gli elettori americani non vedono che la Palin e i suoi seguaci fanno gli interessi di quelle lobbies, quelle multinazionali che hanno messo in ginocchio gli Stati Uniti, che hanno la responsabilità del crack finanziario e delle guerre in Afghanistan e Iraq, oltre che delle grandi limitazioni della libertà personale a cui i cittadini americani sono costretti, così gli elettorali padani, i proletari che votano a destra, non capiscono di votare per quello stesso sistema di potere che, giorno dopo giorno, come una goccia velenosa, erode i loro diritti, rende precario il futuro dei loro figli, è responsabile di quella deriva morale da cui la Lega pretende di tirarsi fuori dopo averla sostenuta per quindici anni. Molto meglio trovare la radice dei problemi altrove, nei neri, negli stranieri, nei cinesi, in qualunque cosa attacchi una inesistente identità nazionale, o, culmine dell’idiozia, regionale.

Siamo alla globalizzazione della demenza, all’universalizzazione delle uniche materie prime che non si esauriranno mai finché ci sarà un uomo sulla terra: la stupidità e l’egoismo.

Sono situazioni che sono già state vissute: le crisi, il decadimento etico e morale, lo spettro della povertà, l’illusione dell’autoritarismo. Ombre inquietanti di un passato che speravamo di esserci messo definitivamente dietro le spalle. A contrastarle, il nulla: una classe intellettuale asservita all’una o all’altra parte che ha scordato il paradosso di Graham Greene: “Un intellettuale deve essere fascista in un paese comunista e comunista in un paese fascista. Un intellettuale deve essere sempre critico”. L’informazione è gestita da servi e da incapaci, il crollo delle ideologie ha generato un vuoto etico che la religione, ormai definitivamente trasformata in strumento di potere da parte di una gerarchia ecclesiastica interessata  più a Mammona che a Dio, non riesce più a colmare, la politica è ridotta non a teatrino ma a farsa paesana e chi vorrebbe rivendicare il diritto a una società più giusta non riesce a trovare punti di riferimento, una bussola che indichi una strada per sé e per gli altri.

Siamo insomma al crollo dell’impero, ad una di quelle fasi di transizione della storia che sono preludio a mutamenti di sistema. Difficile che possa trattarsi un passaggio incruento, di un cambio di scena senza vittime. La storia vuole sempre che alla fine ci siano vincitori e vinti. La grande scommessa della politica, a mio modesto avviso, dovrebbe essere quella di rendere protagonista per la prima volta sul palcoscenico della storia la gente. Non più una politica che rappresenti ma una politica fatta dalla gente, una politica materialmente controllata dalla gente. Sembra utopia, un ritorno all’Atene del periodo d’oro, eppure, paradossalmente, la tecnologia oggi potrebbe permettere a questa utopia di diventare realtà, in tempi neanche troppo lunghi.  Penso ad esempio a un  controllo diretto dell’operato delle giunte comunali via internet, alle infinite possibilità di comunicazione, tam tam mediatici, mobilitazione che offre la rete, ad alcuni degli spunti che suggerisce, quando non delira, Beppe Grillo. Non tutte le ombre del passato devono per forza essere negative. L’informazione può rendere tutti più liberi.

Tuttavia è necessario perché questo avvenga, di questo e solo di questo dovrebbe occuparsi un’opposizione seria, che la questione morale torni al primo posto dell’agenda politica, che si facciano nuove leggi e si vari un codice etico per impedire che si ripeta l’orgiastica e corrotta abbuffata di cui siamo stati testimoni in questi ultimi anni. L’etica deve tornare al primo posto, senza se e senza ma, a partire dalla formazione delle liste elettorali. Persone oneste e capaci, anche se sconfitte, possono fare una opposizione seria, puntuale, ossessiva e costringere chi sta dall’altra parte  a mostrare lo stesso rigore. E’ così che funziona nei paesi democratici. Altrimenti le ombre del passato si faranno sempre più lunghe e inquietanti.

Categorie:Cronaca

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