A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Non aspettiamo domani


Qualche tempo fa, uno stimato collega di una scuola superiore della mia città si è suicidato, perché accusato da alcune studentesse di averle sfiorate a scuola. Non ha retto alla vergogna di accuse infamanti e, probabilmente, false, agli sguardi dei colleghi, alle battute a mezza voce, alla diffidenza dei genitori degli alunni, ai sospetti che sarebbero in ogni caso pesati a lungo. Io non conoscevo quel collega ma posso affermare una cosa, sicuro di non sbagliare: era un uomo che  possedeva una grande dignità. Non lo conoscevo, ma sono sicuro che fosse un uomo molto migliore di quello che da quindici anni governa questo paese e che, in questi giorni, celebra col sorriso sulle labbra la morte del senso etico in questo paese.

Non è solo di lui che voglio parlare in questo post, neppure lo nominerò, tanto è lo schifo che mi provoca. Né voglio parlare  solo del corteo di uomini e donne accorsi in sua difesa, meschini cortigiani prezzolati, con ancora minore dignità delle ragazze che si offrivano al sovrano in cambio di regalie e seggi ministeriali.

“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. La libertà senza altri vincoli che non siano quelli dei valori etici elementari, questo è il significato di questa frase di un grande maestro della filosofia. Valori etici elementari che dovrebbero essere scolpiti dentro ogni essere umano, gli unici in grado di renderci veramente tutti uguali, tutti pari. Tanto più, questi valori, dovrebbero essere il patrimonio minimo indispensabile di chi sceglie di rappresentare gli altri nell’agone politico, di chi riceve una delega, si suppone, per capacità che spiccano rispetto alla norma e per una condotta etica irreprensibile. Sembra fantascienza, vero? A contemplare il panorama politico italiano, non solo di oggi, ma dagli anni ‘70 a oggi, queste parole suonano utopistiche, anacronistiche, incomprensibili.

C’è qualcosa di edipico in questa ondata di giovani donne che si offrono a un surrogato di padre, qualcosa che ha sicuramente a che fare con la crisi del ruolo paterno nella nostra società, con la mercificazione quale categoria unica e assoluta che ha sostituito tutte le altre. C’è il problema della tenuta della famiglia nucleare:  padri e fratelli che  spingono  figlie e sorelle a prostituirsi per pagare il mutuo, sono sintomo di una patologia sociale grave, di una illusione di normalità che tramonta definitivamente.

C’è anche l’ipocrisia di un cattolicesimo ridotto ormai a mero ornamento, uno straccio da sbandierare a convenienza, un involucro vuoto, ipocrisia su cui pesano inesorabili le responsabilità di una gerarchia vaticana sempre più simile a quella fustigata da Dante, sempre più vicina a quella che provocò la rivolta luterana e lo scisma della Chiesa d’occidente.

C’è senza dubbio alcuno del marcio e del fango. L’arroganza del potere, le donne ridotte a oggetti ludici, la serialità del sesso, privo di connotati affettivi, perfino ancora più degradato della livida ludicità della pornografia, patologico e compulsivo, sintomo evidente di psicologie deviate.

Non è sufficiente fare del moralismo o gridare allo scandalo, solleticare i bassi istinti dei lettori pubblicando i particolari pruriginosi dei festini, inseguire con telecamere impietose giovani donne che tra qualche anno pagheranno a caro prezzo la loro voglia di agi e successo, pubblicare a titoli cubitali la difesa ormai patetica di chi non si vuole rassegnare al tempo e al declino, di chi in luogo di un dignitoso ritiro ha scelto il pubblico ludibrio e la degradazione morale.

Sarebbe importante capire come tutto questo è stato possibile, come è perché un uomo politico ha potuto riempire un palazzo di peripatetiche da usare a suo piacimento, da offrire come giocattolo ai propri sodali, da esporre come trofei.

Sarebbe importante capire come e perché delle giovani donne possano scendere a un tale livello di degradazione, possano pensare che la strada per assicurarsi il futuro passi per le carezze lubriche di un branco di vecchi sconci, perché oggi, 2011, nuovo millennio, una donna può arrivare a pensare che solo vendendo il proprio corpo possa salire i gradini della scala sociale.

Sarebbe importante capire come è possibile, e questo è quello che mi sconvolge di più, che uomini e donne, padri e madri, possano difendere questa sozzura, possano giustificare e approvare  pubblicamente quello che è accaduto o, peggio, scrollare le spalle indifferenti. Che razza di società siamo diventati? Che razza di paese siamo diventati? Che gente è quella che ho attorno, che incontro sull’autobus, con cui interagisco?

Sarebbe importante capire il perché di tutto questo per fare in modo che non si ripeta più per carpirne in tempo i segni premonitori, per non cadere di nuovo preda di una ipnosi collettiva.

Io con le ragazzine ci lavoro, quotidianamente. Quando arrivano in prima sono bambine, in terza sono giovani  ragazze con lo sguardo pulito e, spesso, problemi troppo più grandi di loro.  Devo insegnargli a rispettare le regole, il senso della dignità e dell’onestà, l’importanza della coerenza delle proprie azioni, devo contribuire a sviluppare il loro spirito critico, spiegargli quanto è importante avere l’opportunità di scegliere e che l’unica strada per procurarsela è lo studio, il lavoro duro, il sacrificio oggi per ottenere risultati domani. Parole che suonano stranianti oggi, che sembrano quelle di un dinosauro, di qualcuno che viene da un altro tempo, un altro posto. Di un vecchio.

La scuola ormai è diventata una scatola del tempo, di quelle che si lasciano a futura memoria per i posteri, dove si raccolgono antichi reperti: i libri, la cultura, l’etica. Questa gente, questi luridi individui, stanno seminando veleno che una parte dei nostri giovani respirerà, a cui una grande parte della popolazione si è assuefatta, stanno sdradicando dal nostro patrimonio culturale tutti quei valori etici, morali, fondanti che hanno costituito lo scheletro della nostra formazione. Le orge sono solo l’ultima squallida esibizione di un potere che passa per le risate sulle macerie dell’Aquila, le bestemmie da contestualizzare, i flirt con i dittatori, una protezione civile trasformata in holding, gli scandali della croce rossa, la spazzatura e i veleni di Napoli, una criminalità organizzata sempre più collusa, potente, moderna, lo sfacelo dalla sanità, della scuola, di tutto quello che è sociale, il razzismo fatto legge, l’ineguaglianza fatta legge, la violenza del 2001 a Genova, i morti di botte in carcere, gli insulti a Saviano, la delegittimazione della magistratura, i libri che scompaiono nelle biblioteche dei comuni leghisti, Adro, ecc.ecc.

Uno stillicidio di porcherie, un costante e inesorabile attacco alla nostra libertà, una marea di ipocrita doppiezza che ci ha sommerso giorno dopo giorno con la complicità, e di questo dovranno darne conto, di chi ha ottusamente continuato ad affermare che in questo paese la democrazia non correva nessun pericolo. La rete di nefandezze si estende ormai come una gigantesca e disgustosa tela di ragno su una nazione che, più che celebrare i 150 della sua unità, si avvia a celebrarne le esequie.

Finirà? Dal momento che sembra che neppure abusare di minorenni provochi grandi sussulti di sdegno nel paese, cosa bisogna aspettarsi? Perché, parliamoci chiaro, il discorso dell’opposizione imbelle ormai non regge: di fronte a questo lerciume, perfino questa opposizione appare auspicabile, di fronte a questo, qualsiasi cosa è meglio. Cosa bisogna aspettarsi? Cosa deve fare questa banda di delinquenti per essere mandata via da un parlamento ormai definitivamente macchiato dalla loro presenza? Cosa devono fare ancora perché la gente, tutta, di destra e di sinistra, la gente onesta, quella che tira a campare, quella che crede che i figli debbano studiare e sacrifica la propria vita per loro, quella che deve fare i conti a fine mese, dica basta? Perché finché a protestare saranno solo i ragazzi, quelli che stanno pagando adesso, sulla loro pelle, i danni che questa gente sta facendo al paese, finché li  lasceremo soli,  basteranno poche manganellate a disperderli, come sono state sufficienti a Genova, dieci anni fa, a cancellare il sogno di un mondo diverso.  Non è all’ideologia che bisogna fare ricorso, oggi, non è la guerra di una parte contro l’altra, non è questione di cambiare il mondo o di instaurare un nuovo ordine sociale: si tratta solo di indignarsi, di smetterla di essere indifferenti, di attivarsi, ognuno con le proprie possibilità, per fare sì che tutto questo finisca. Non è più una questione politica,  qui si sta seppellendo il senso etico e morale di un popolo. Bisogna muoversi tutti e adesso, o rischiamo di fare come il personaggio di Brancati che ogni sera, prima di andare a dormire, diceva: “Domani cambio tutto” e il giorno dopo tutto era ancora uguale.

Categorie:Cronaca

1 risposta

  1. lucida ed inneccepile trattazione…condivisibile dall’inizio alla fine

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