A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Mentre Roma brucia…


La situazione in nord Africa non sembra preoccupare minimamente il  nostro ministro degli esteri che, evidentemente, reputa più importante servire fedelmente il piccolo Cesare propagando come prova decisiva quanto già era stato pubblicato dai giornali a proposito della casa a Monte Carlo del presidente della camera. Il Maghreb sta bruciando, è alle porte una vera e propria rivoluzione spinta dalla fame di popolazioni stanche di essere oppresse e portata avanti dalla rete con il suo tam tam digitale, rete che, dopo wikileaks, sta mostrando tutta la sua capacità eversiva, suonando la musica della libertà per chi libero non è. Dovremmo essere un tantino interessati a tutto questo: primo perché il mediterraneo è anche il nostro mare e tutto quello che vi accade ha inevitabili ripercussioni su di noi; secondo perché pensare di rimandare indietro le immani masse di profughi che potrebbero arrivare sulle nostre coste spinti dalla reazione dei dittatori, è disumano, inconcepibile, praticamente impossibile e sarebbe forse necessario approntare un piano che non si riduca a creare  altri  lager, perché tali sono i centri di prima accoglienza; terzo perché l’Italia, insieme all’Europa e agli Stati Uniti ha sempre appoggiato Mubarak e se la svolta fosse rappresentata, Dio non voglia, dalla creazione di una serie di repubbliche islamiche sul modello iraniano, ci ritroveremmo a due passi da casa capi di governo fanatici assetati di vendetta. Ma tutto questo Silvio non lo sa e continua l’unica battaglia di cui gli importi qualcosa: quella per la sua impunità.

Cambiamo scenario. A Napoli, un ragazzo di sedici anni è stato ucciso mentre stava rapinando un supermercato assieme ad un altro giovane. Una notizia che non merita neanche la prima pagina dei giornali, tanto siamo assuefatti, abituati all’idea che a Napoli, i ragazzi muoiono per strada.

E’ successo in quella Napoli dove le primarie del Pd hanno mostrato ancora una volta dilettantismo, approssimazione, incapacità di gestire anche una consultazione interna. Come possiamo pensare che questi possano governare il paese? Non sono neppure capaci di governare sé stessi!

E’ successo in quella Napoli dove sono inquisiti per aver gettato rifiuti tossici in mare, importanti esponenti politici e l’ex vice di Rumentaso alla protezione civile.

Più che le squallide orge di un vecchio, questi due episodi mostrano lo stato penoso del paese. Nessun ideale, nessuna visione che vada oltre il proprio naso, nessuna capacità di incidere, anche dove sarebbe non solo possibile ma doveroso, sullo scenario internazionale, nonostante il millantato e inesistente prestigio del premier, nessuna volontà di risolvere i problemi veri del paese. Nella morte di quel ragazzino c’è il fallimento della scuola, la crisi della famiglia, il dominio assoluto della criminalità organizzata in certe aree del paese, la mancanza di prospettive per i giovani, la latitanza della politica. La morte di quel ragazzino pesa sulla coscienza di un esecutivo corrotto e impegnato solo a restare saldamente ancorato al potere, inetto e colluso, ma anche di una opposizione che invece di richiamare il governo alle proprie responsabilità, invece di inchiodarlo con argomenti puntuali, precisi, inoppugnabili, invece di elencare le mancanze di tutti i suoi esponenti, ministero per ministero, con nome e cognome, sceglie di seguire la strada del moralismo, dello scandalo, della critica sterile. E’ lo sfacelo della nostra società, la dissoluzione lenta e inesorabile dei valori che avevano portato un popolo a combattere contro un invasore spietato e incattivito e a sconfiggerlo con le proprie forze. L’atmosfera da basso impero che si respira in questi giorni non può che condurre a un crollo, a una evoluzione della situazione che, temo, a questo punto non potrà essere indolore per nessuno. Nessuna si illuda che la fine di Berlusconi salverà il paese: il paese è ormai un cumulo di macerie da ricostruire e non vedo, al momento, qualcuno che abbia la forza di farlo.

Come è stato possibile tutto questo? Leggetevi il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani di Giacomo Leopardi, scritto nel 1824. Per quanto possa sembrare assurdo, il giovanissimo poeta aveva individuato i vizi e le debolezze del nostro popolo con precisione chirurgica: l’assenza di regole, l’amoralità, la tendenza all’autoassoluzione, l’insofferenza verso tutto quello che è società e Stato.  Ci siamo solo illusi di essere cambiati. Cesare Pavese, osservando i fascisti impiccati a Torino, poco dopo la fine della guerra, confidò a Fernanda Pivano: “Ci siamo sbagliati. Non siamo diversi. L’Italia è un paese fascista e resterà sempre tale”.

Io credo che ci siano italiani diversi, persone oneste, persone in grado di cambiare questo degrado che appare irreversibile: bisogna trovare chi gli dia voce, chi restituisca loro una dignità offesa e violata da quanto sta accadendo da quindici anni a questa parte.

Nerone cantava mentre Roma bruciava, Berlusconi canta mentre brucia l’Italia.

Categorie:Cronaca

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