A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Segnali di fumo (viziato)


Monsignor Rigon ieri, all’apertura dell’anno giudiziario ecclesiastico, ha affermato che “l’omosessualità è un problema da estirpare con la psicoterapia ai primi sintomi”.

Mi aspettavo che una affermazione talmente fuori dal tempo, talmente distante da quello che afferma l’OMS,  che l’omosessualità non è una patologia né fisica né psicologica, così evidentemente razzista, avrebbe occupato le prime pagine dei giornali e  suscitato commenti sdegnati e polemiche. Invece nulla, il silenzio più totale. Evidentemente, con elezioni che incombono e un clima politico torbido e imprevedibile, nessuno vuole andare a disturbare il Vaticano, che potrebbe rappresentare, in caso di elezioni, l’elemento decisivo per far pendere la bilancia da un lato o dall’altro.

Ma io, seguendo la massima che a pensar male, spesso, si indovina, ho la mia opinione su questa esternazione fuori dalle righe dell’alto prelato. Parliamoci chiaro: la gerarchia cattolica, lasciando da parte il pontefice che, come è noto, è fuori dalla gestione politica della Chiesa, è fortemente sbilanciata a destra; Comunione e Liberazione e la Compagnia delle opere, la sua estensione imprenditoriale, sono organiche a questo esecutivo o comunque a una gestione del potere che contempli strumenti e modi di questo esecutivo, un divorzio dal re nano, dopo anni di di scambi di amorosi sensi, sarebbe impensabile. Come risolvere però l’attuale impasse, che vede il premier impastoiato in una storia che con i dettami evangelici ha ben poco a che fare? Semplice, l’antico gioco del dot ut des, la logica del compromesso in nome dell’unità cattolica, la solita vecchia, cara ipocrisia che riprende a fumare dai camini di Roma.

Ha cominciato il governo, tagliando i fondi a tutte le scuole tranne quelle private, in massima parte cattoliche. Giorni fa, ha deliberato un aumento dei biglietti del cinema che esclude quelli parrocchiali. Ieri Mons. Rigon ha alzato il tiro, ricordando al governo (e ammonendo la sinistra, perchè non si sa mai, imperscrutabili sono le vie del Signore) che non accetterà leggi sulle coppie gay e che mal tollererebbe anche l’inserimento nel codice penale dell’aggravante per motivi razziali nei confronti delle aggressioni verso omosessuali, provvedimento già deprecato dal ministro delle (dis)Pari Opportunità .

Aspettiamoci altre esternazioni, attacchi alla legge sull’aborto, ad esempio, o la richiesta di fondi ulteriori per le scuole cattoliche, o una manifesta irritazione per la costruzione di moschee, che non viene mai espressa ufficialmente ma localmente sì, da bravi soldatini disposti sempre a ubbidire e a animare le folle di bravi credenti facendo leva sul loro razzismo.

La Chiesa ha il coltello dalla parte del manico, chiunque vinca, comunque spiri il vento: in un paese diviso a metà può tranquillamente costringere l’una e l’altra parte a scendere a compromessi, può tranquillamente gettare sul piatto della bilancia quanto più le preme. La sinistra ha già dato ampi segnali di pronazione, in questo senso: non si parla più di leggi sulle coppie di  fatto anzi, siamo arrivati a una grottesca svolta moralista e neo bigotta su cui ci  sarebbe da sbellicarsi se non rappresentasse un tragico esempio di incapacità di proporre una politica nuova con nuovi valori. La destra risponderà presto, lo vedremo nei prossimi giorni, ammiccando e dando di gomito, come ha sempre fatto in questi anni. La dimostrazione che la mafia, l’atteggiamento mafioso, quello connotato dai messaggi occulti e traversali, è organico agli italiani, è presente nel loro Dna e dovrebbe avere un marchio D.O.C., come la pizza, il vino e il pesto.

Da credente, da cattolico, provo un senso crescente di nausea a vedere quanto la Chiesa sia ormai sempre meno quello del Vangelo, sempre più quella dei Farisei. Questa schizofrenia non è più tollerabile, il missionario e Bertone non possono più appartenere allo stesso organismo, padre Zanotelli e Formigoni non hanno nulla in comune, appartengono a due mondi diversi, a due Weltanschaung  opposte che non possono essere conciliate. La gerarchia vaticana sta ridicolizzando e vanificando la dottrina sociale della Chiesa, sta cancellando l’operato di pontefici diversi ma illuminati, come Papa Giovanni e Paolo VI. Con Woityla, abbiamo assistito a un apparente trionfo della Chiesa in realtà a un suo progressivo arretramento su posizioni reazionarie, razziste, autoreferenziali e assolutamente fuori dal tempo e dal mondo.

Beatificare il franchista fondatore dell’Opus dei, invece di Monsignor Romero, morto in articulo dei per aver difeso i campesinos dalle malefatte degli americani, significa fare una scelta di campo che non può appartenere a chi  crede che il messaggio evangelico sia ancora oggi più rivoluzionario di quello di Marx, a chi pensa che le istanze di quella che un tempo era la sinistra fossero molto più vicine a Cristo di quelle della Democrazia cristiana di Andreotti, a chi, nella sua vita quotidiana, mette a frutto quei valori di solidarietà, abnegazione, apertura all’altro, operosità che sono, dovrebbero essere, il cuore del messaggio cattolico.

Dunque sono i cattolici di base, quelli fuori dalle sette come Cl, quelli che quotidianamente si impegnano per una società migliore e più giusta a dover alzare la voce, a dover pretendere un rinnovamento della gerarchia vaticana in nome di una questione morale che non può più essere ignorata né rimandata. Altrimenti sarà inevitabile, secondo me ci si sta avvicinando a passi da gigante, un nuovo, dolorosissimo scisma. E non ci vuole certo Nostradamus a prevederlo, visto come vanno le cose.

Scrivo queste righe con grande amarezza, sono di quei cattolici che ogni volta che il Pontefice parla si aspettano che  dica “qualcosa da papa”, sperano che con un colpo di coda cancelli le troppe ombre che si addensano sul Vaticano. Dio c’entra poco con la Chiesa di Roma, ne è fuori, Dio è con i drogati di Don Gallo, nelle baracche con padre Zanotelli, con tutti i sacerdoti sconosciuti che si battono ogni giorno contro la mafia, contro la violenza, contro ogni intolleranza, che non molestano i bambini ma collaborano a farli diventare persone migliori di noi. 

Prendiamo atto che, ancora una volta, Barabba è libero ma, per favore, almeno non nominate invano il nome di Dio, quando dovete  dire e fare le vostre porcherie.

Categorie:Cronaca

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