A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La strategia della paura


Il re nano non è un personaggio da operetta, come molti si ostinano a scrivere. Non fa ridere, è assetato di sangue e di potere, è cinico, spregiudicato, disposto a tutto pur di restare al suo posto. Non è vero neppure che sia vecchio, non nella mente, nei modi, anzi, è un tipico figlio della società capitalista, un Gordon Gekko meno affascinante, meno simpatico ma non meno spietato. Il re nano, quando tocca il fondo, comincia a scavare, non con una pala ma con una trivella. E’ un trasformista autentico che si autoconvince delle proprie metamorfosi, probabilmente psicotico, certamente narcisista, egocentrico, con un complesso di superiorità talmente forte che forse sarebbe utile coniare un nuovo termine in psicologia per definirlo: un complesso di divinità.

Lo strumento con cui un personaggio che dovrebbe essere in cura presso un centro di igiene mentale detiene il potere da quasi vent’anni, è il più antico del mondo, il più convincente, il più efficace: la paura. Ha i mezzi e conosce il modo per adoperarlo al meglio, sa benissimo quanto sia potente e tossico e quindi ne centellina l’uso e lo fa al momento adatto. Non compare mai in prima persona a spargere il veleno, gli untori sono i suoi fedeli scherani, in modo che possa lavarsene le mani se la situazione volgesse al peggio.

In questi giorni i  suoi giornali e le sue televisioni stanno cominciando a spargere paura nel paese, preannunciando i toni che assumerà la campagna elettorale ormai imminente. Questi sciacalli stanno salivando di piacere al pensiero di quello che accade nel Maghreb perché offre loro la possibilità di rientrare in gioco, di azzerare l’impasse dovuta alle prodezze erotiche del nano e tornare in auge in pompa magna. Hanno cominciato i ministri leghisti a battere sul tamburo, paventando bibliche invasioni di profughi dall’Egitto e dalla Libia, senza nessun riscontro oggettivo, senza nessun motivo plausibile che confermasse quanto dicevano. In questi giorni è la carta (igienica) stampata del premier a prendere il sopravvento con titoli allarmistici da tregenda. Prima c’erano i comunisti, poi i romeni, quindi gli zingari, i cinesi, adesso il pericolo è nero.  Il fatto che si tratti di povera gente in fuga dalla morte, naturalmente, viene omesso.

Il meccanismo l’hanno descritto magistralmente Orwell e Chomsky, è sempre lo stesso: il nemico è interscambiabile ,come i transformer: oggi è l’Europa, domani l’Africa, dopo domani la Cina. Ovviamente il gioco contempla il piangersi addosso e l’accusare l’Europa di scarsa collaborazione omettendo il fatto che delle direttive europee questo governo, tre volte su quattro, se ne fotte allegramente, basta vedere il numero di sanzioni che abbiamo accumulato. Le vittime hanno sempre le stesse caratteristiche: non hanno voce e modo di farsi le proprie ragioni, sono categorie sgradite alla maggior parte della popolazione, sono “diversi”, per il colore della pelle, la cultura, la lingua. Insomma, una vera festa per Renè Girard, studioso ossessionato dal tema del  Capro espiatorio a cui ha dedicato molti, splendidi, libri. Non c’è posto, in questo gioco, per la pietà cristiana e la solidarietà laica, concetti che il nano aborrisce e che sono sconosciuti alla Lega.

Non c’è neppure da stupirsi che un così rozzo gioco al massacro possa attecchire e convincere una popolazione tra le più ignoranti d’Europa, che si entusiasma per il festival di S. Remo, il Grande Fratello e l’Isola dei famosi, una popolazione che quasi non conosce i libri, che pensa che la Divina Commedia l’abbia scritta Benigni, che ha perso memoria e dignità, che lascia che la scuola e il futuro dei propri figli vengano fatte a pezzi e non muove un dito per impedirlo. L’Italia non è fatta solo di brave persone, purtroppo, di studenti che difendono la cultura facendosi scudo con i libri, di operai che portano sul volto i segni del proprio lavoro duro e dignitoso, di tutti quelli che autenticamente cristiani o autenticamente comunisti trovano un senso nel dedicare una parte della loro vita agli altri, no, l’Italia è fatta anche e soprattutto di una media e piccola borghesia bigotta, gretta, avida, sprezzante, ipocrita e meschina dove la volgarità intellettuale dei leghisti è la norma e il verbo intossicato del re nano il vangelo.

“Il sonno della ragione genera mostri”, diceva Unamuno, che da uno di quei mostri, il franchismo, fu, almeno per un pò, affascinato suo malgrado. La ragione, nel nostro paese, è in letargo da anni. Altrimenti non si comprenderebbe come si possa dare credito a gente a cui non importa nulla del massacro di uomini, donne e bambini, degli aneliti di libertà che salgono da un’area oppressa da dittature feroci, del mondo che sta cambiando, ma si preoccupa solo di poter sfruttare la tragedia a fini elettorali, di poter svolgere al meglio una missione di sciacallaggio che disonora il nostro paese agli occhi del mondo.

A guidare questa marea nauseabonda di ipocrisia e menzogne c’è sempre lui, il re nano, che non disturba l’amico Gheddafi, impegnato a decapitare bambini e lanciare bombe sulla folla che protesta, che condanna la violenza solo quando l’Italia era rimasta l’unica potenza europea a non farlo, che adesso scherza sulla propria depravazione accusando la sinistra di invidiarlo. Che ride di tutto e su tutto, che ride col ghigno sinistro del folle, lo stesso di Nerone mentre Roma bruciava.

Forse è  arrivato il momento di smetterla di ridere di lui, forse dovremmo finalmente cominciare a prenderlo sul serio, a capire che il male è contagioso e si è già propagato a macchia d’olio nel nostro paese, forse dovremmo riflettere sul fatto che quando si liberano i demoni diventa difficile farli rientrare, esorcizzarli, e i demoni che ha liberato il re nano si chiamano paura, razzismo, intolleranza, autoritarismo, fascismo, repressione. Sono i demoni peggiori, quelli che hanno già portato l’Europa alla soglia dell’autodistruzione.

Forse è venuto il momento di studiarlo, il re nano, e di combatterlo usando la stessa spietatezza, di trovare la cura per il male.  Altrimenti saremmo invasi dall’orda nera, non quella che viene dalla Libia, ma quella che sale dal vuoto delle coscienze.

Categorie:Attualità

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