A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettera aperta al Presidente del consiglio


Egregio presidente,

sono un modesto insegnante di Lettere che svolge il proprio lavoro in una scuola della periferia di Genova, una scuola di “frontiera”, con mille problemi in parte legati al contesto sociale, in parte causati dalle politiche del suo governo.

E’ una scuola con una larga percentuale di extracomunitari e per anni io e i miei colleghi abbiamo dovuto combattere e continuiamo a farlo contro il razzismo e l’intolleranza, istigati da una forza politica sua fedele alleata di governo, anzi, oggi, promotrice di quasi tutte le iniziative del suo governo.

Quanto agli alunni italiani, molti sono nella condizione di avere un padre o una madre che hanno perso il lavoro per l’assenza di una politica industriale da parte del governo, oppure non possono permettersi una scuola superiore di alto livello perché, in prospettiva futura, le loro famiglie non possono pagargli l’università a causa della riforma del ministro Gelmini. Anche quelli che sceglieranno un istituto professionale saranno comunque tagliati fuori dal mercato del lavoro a causa della riforma delle scuole superiori che ha tagliato in modo assurdo le ore di laboratorio, quindi di pratica effettiva del mestiere, per garantire al suo governo la sopravvivenza.

I problemi che viviamo noi vengono vissuti anche dalle maestre,lo so perché siamo diventati da poco un Istituto comprensivo, grazie a una riforma del ministro dell’istruzione del suo governo che ha creato, per risparmiare, i comprensivi, dimenticando però di assumere i dirigenti necessari per dirigerli e di stanziare i fondi necessari per mantenerli. Ma questa porcheria ha avuto un effetto positivo: lavorare a contatto con le maestre, renderci conto di quanto sia difficile, a volte straziante, il loro lavoro, ci ha permesso di superare quei pregiudizi che qualcuno di noi aveva in precedenza e di rispettarci a vicenda di più. Anche loro, forse lei non lo sa, cercano di insegnare ai bambini quei valori di solidarietà e tolleranza che sono parte integrante della scuola italiana e, chi l’avrebbe mai detto, anche dei programmi ministeriali. Lo fanno in modo creativo, con grande spirito di servizio e senso del dovere. I ministri del suo governo avrebbero molto da imparare dalle maestre.

Qualche mese fa abbiamo dovuto chiedere ai genitori  di portare a scuola carta igienica, sapone, carta per le fotocopiatrici, tutte quelle cose che i finanziamenti del suo governo non  ci permettono di avere. Le famiglie del quartiere, che non navigano nell’oro come lei, hanno risposto in un modo che mi ha commosso e fatto vergognare.

Lavoriamo in classi con ventotto, trenta alunni, ragazzi problematici,  che avrebbero bisogno di un sostegno costante, ragazzi che potrebbero tranquillamente essere recuperati in condizioni diverse. Ma non è possibile recuperarli, perché il suo governo ha aumentato il numero di alunni per classe e tagliato gli insegnanti di sostegno.

Insegnare l’etica del lavoro, fargli capire che si possono ottenere risultati solo con il sacrificio, la passione e l’applicazione è sempre più difficile, grazie al modello culturale che lei da quindici anni propone al paese, un modello che afferma che per arrivare al successo basta vendersi al miglior offerente. E’ difficile anche sviluppare lo spirito critico dei ragazzi, dal momento che lei non concepisce le critiche, non si confronta con i suoi avversari ma li insulta e li denigra. Quanto alle mie alunne, fortunatamente sono tutte brave ragazze e non è difficile far capire loro che non è allargando le gambe di fronte ad anziani signori che si conquisteranno il loro posto nella società.

Tra le materie che insegno c’è anche Educazione alla cittadinanza, in  particolare devo spiegare ai ragazzi i valori di quella Costituzione che lei denigra quotidianamente e il rispetto di quelle leggi che lei ignora.

Un po’ di tempo fa ho assistito alla presentazione di un libro di un poliziotto, uno di quelli che vive sotto scorta perché si occupa dell’arresto dei mafiosi. Gli ho stretto la mano e quando gli ho detto che io e mia moglie eravamo professori lui ha risposto: “Voi fate il lavoro più importante di tutti”.

Vede, le parole di quel poliziotto, contano più dei suoi insulti, contano più di quello che ha affermato ieri, perché sono le parole di un uomo che ha un grande dignità, che rischia la vita ogni giorno per tutti noi perché crede nello Stato e nella democrazia. Lo stesso non si può dire di Lei.

Ha ragione, le maestre e i professori non insegnano i valori delle famiglie che votano lei e i suoi amici, non insegnano il disprezzo verso chi la pensa diversamente, l’odio verso chi è più debole, l’arrivismo e la corruzione, la bugia come strumento di potere. Lei sta rendendo il nostro lavoro sempre più difficile e complicato, lei sta distruggendo l’unica possibilità di riscatto sociale di milioni di bambini e ragazzi, lei ieri ha insultato una istituzione dello Stato che è un presidio di civiltà e di difesa dei valori della democrazia.

Si vergogni, presidente.

Prof. Pietro Bertino 

Categorie:Attualità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...