A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

No direction home


Noto con un certo divertimento  amaro la meraviglia con cui una giornalista di Repubblica commenta le carte sulle intercettazioni che riguardano madri, fidanzate e fratelli delle papi girls, le ragazze deputate ad allietare ad Arcore le notti dell’insonne presidente del consiglio. La giornalista, con accenti apocalittici descrive il crollo della famiglia italiana tradizionale e, in particolare, la scomparsa della figura materna. Arriva un pò in ritardo. Chi come il sottoscritto insegna ed è a costante contatto con i ragazzi, da anni ha modo di verificare il crollo dell’istituto della famiglia nucleare, non solo per quanto riguarda il divorzio, ormai diffusissimo anche nei ceti più bassi della popolazione, ma per quanto concerne il ruolo genitoriale. Molte volte l’impressione che si ha dopo un colloquio con un genitore, è che siano le madri ad appoggiarsi ai figli, a trovare in loro un punto di riferimento, piuttosto che il contrario. Sintomo di estrema fragilità, di incapacità di orientarsi in un mondo che appare sempre più ostile, confuso, minaccioso. Le madri di Arcore sono l’altra faccia della medaglia di queste madri fragili, insicure, indifese. Quelle sono invece madri padrone, figlie della società dei consumi, figlie di una crisi economica che porta a scelte da paesi del terzo mondo, com’è quella di vendere una figlia ad un uomo anziano per ricavarne benefici economici. La figlia, in quel caso, è solo una merce di scambio, un oggetto inanimato da far usare a piacimento per ricavarne il denaro necessario a “sistemarsi”, per gettare un’ancora nel mare della vita, non importa se quell’ancora posa saldamente nel fango e nella vergogna. E’ lo stesso principio del voto di scambio, della bustarella, applicato ad essere umani.

Si prova ribrezzo e schifo a leggere di madri che incitano le figlie, stremate da notti insonni e performances erotiche, a resistere, a continuare per il bene della famiglia. Ci si chiede che razza di uomini siano quei padri, quei fidanzati che si lamentano di un compenso troppo basso, che incitano a dare di più per accumulare di più. E’ una logica mercantilistica estrema che abbiamo già visto in altre occasioni: le notizie di abusi sessuali su minori, di madri che vendono le loro bambine a clienti anziani e perversi sono sempre più frequenti, quasi quotidiane, solo che siamo portati a considerarle aberrazioni, ad attribuirne le cause al degrado, all’emarginazione, a considerarle frutto di condizioni limite. Non è così. E’ noto a chi si occupa di statistiche criminali che fatti del genere riguardano ogni classe sociale, ogni categoria professionale. Sono in aumento e rientrano nella stessa logica mercantilistica. I bambini sono vittime di violenze inaudite nella nostra società, anche nel nostro mondo evoluto e ipertecnologico. Non parlo solo della pedofilia o delle violenze fisiche, ma anche dell’abbandono, dell’indifferenza, della totale incapacità di amore e affetto maturi, equilibrati, adulti. Nelle coppie divorziate spesso uno dei due genitori letteralmente “compra” l’affetto del figlio, gli dà cose in cambio di un amore fittizio, legato a quelle cose, un fantasma di amore filiale. Sono errori genitoriali clamorosi,. che non vengono sanzionati da nessuna legge e producono mostri. C’è poco da stupirsi se poi si leggono certi resoconti.

D’altronde, anche persone sensate e intelligenti come Massimo Fini, affermano che bisognerebbe abbassare la minore età per la libera consumazione del sesso perché cito letteralmente, “ci sono in giro quindicenni e sedicenni che sono delle vere e proprie bombe a orologeria”. Dissento totalmente da questa opinione. Una ragazzina a quindici, sedici anni, anche se avvenente, anche se già sessualmente attiva, resta sempre una ragazzina,cioè qualcuno che non è ancora completamente in grado di distinguere il bene dal male, la differenza che passa tra l’essere e l’avere, l’importanza di bilanciare istinto e ragione, qualcuno che può essere facilmente plagiato, circuito, usato  ed è giusto che venga tutelato dalla legge. Personalmente, dato l’estremo infantilismo che osservo sui banchi di scuola, riporterei la maggiore età a ventuno anni.

Si prova ribrezzo e schifo a leggere quelle frasi ma nessuna pietà. Né per quei genitori snaturati, schifosi,  indegni, né per quelle figlie spregiudicate, calcolatrici, impudiche e destinate a un futuro certamente poco allegro. Sono i figli freddi e senz’anima di questo tempo, troppo simili agli uomini di potere, troppo simili a quelli che sollazzano per provarne pietà. E’ l’evoluzione della cultura delle veline, il ritorno alla donna come oggetto, senz’anima e senza cuore, senza sentimenti e senza principi, il giocattolo erotico perfetto per uomini incapaci di vivere l’amore e la sessualità come persone adulte, mature, per uomini che non sono mai stati in grado di amare veramente nient’altro che sé stessi, che non sanno invecchiare serenamente, che sfidano la natura e la decenza.

Questo sfacelo è’ anche l’inevitabile conseguenza del declino della religione, di una chiesa di Roma trasformata in holding, più attenta agli intrallazzi della Compagnia delle opere che al Vangelo,  una Chiesa che prova difficoltà a essere veicolo di valori morali ed etici dopo gli scandali sulla pedofilia su cui per altro continua a evitare di voltare pagina con decisione, una Chiesa che da Woytila in poi ha scelto costantemente di schierarsi dalla parte sbagliata, abbandonando a sé stessi quegli ultimi che rappresentano i primi destinatari del messaggio cristiano. La religione non rappresenta più una remora né un freno e, d’altronde, non c’è stata nessuna condanna decisa e chiara dei comportamenti del premier. Un mondo senza Dio è un mondo spietato e senz’anima, un mondo incamminato sulla strada dell’Olocausto e del ritorno all’ homo homini lupus. I Don Gallo, i padre Zanotelli di questo mondo rappresentano una speranza di cambiamento, di un ritorno allo scandalo del messaggio di Cristo, alla provocazione estrema di una filosofia di vita orientata non solo all’essere contrapposto all’avere ma all’essere per gli altri.

Ma soprattutto, questa situazione di declino morale inarrestabile, è figlia del ritorno a una politica basata sulla corruzione, su accordi spregiudicati, sull’accumulo del potere fine a sé stesso, è il risultato  del costante bombardamento mediatico che induce a considerare l’apparenza e il possesso come unici valori possibili per trovare un ruolo in questa società. Non basterà eliminare politicamente Berlusconi per sanare i i danni fatti all’anima di questo paese, ci vorrà molto, molto tempo perché l’Italia possa rialzare la testa e la vergogna diventi un ricordo. Ammesso che sia ancora possibile.

Con la crisi della famiglia, quella inarrestabile della politica, il declino della religione, esistono solo tre istituzioni ancora sane, ancora in grado di produrre valori, di indicare la strada: i sindacati, masochisticamente impegnati in una incomprensibile lotta fratricida, la Magistratura, costantemente costretta sulla difensiva e la Scuola, oggetto di una progressiva distruzione.

La Scuola, a mio modesto avviso, ma forse parlo da persona interessata, forse sono di parte, rappresenta l’ultima Thule, l’ultimo baluardo di difesa, l’ultima zattera in mezzo alla tempesta, l’ultimo vero, disinteressato e isolato presidio di valori e di civiltà. Non è un caso che si voglia destabilizzarlo, non è un caso che si pretenda di far diventare i principali veicoli del sapere istituzioni ricattabili, controllabili e manipolabili come le scuole private. E’ il colpo finale alla società dei valori per contrapporgli la società delle merce, l’ultimo attacco alle idee nate il 25 Aprile del 1945 per cancellarle totalmente e trasformarci tutti, indistintamente, in quelle madri, quei padri, quelle figlie. Sta a noi, a tutti noi, impedire che questo accada. Sempre che ormai non sia troppo tardi.

Categorie:Attualità

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