A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La legge e il potere


In Francia è in corso una fermissima protesta da parte della magistratura che sta raccogliendo il consenso quasi unanime dei diretti interessati, giudici e magistrati, della stampa e della maggior parte della popolazione. Il motivo? I giudici chiedono di modificare la costituzione cancellando l’ultimo retaggio di giacobinismo, quello che rende la magistratura subalterna al potere politico del momento ,con i risultati che si possono immaginare. I magistrati francesi chiedono la fine del mito del popolo sovrano e del potere politico sovrano  in nome di una giustizia che non sia più asservita a una sola parte, a un solo colore ma sia veramente uguale per tutti. La Francia chiede a gran voce che venga adottato il modello italiano di giustizia.

L’Europa, nelle sue direttive comunitarie riguardanti la giustizia, raccomanda che negli stati dell’UE la giustizia non sia dipendente dal potere politico ma autonoma, esattamente come in Italia.

La riforma  che il governo Berlusconi proporrà domani in parlamento, in contrasto con la normativa europea, in contrasto con le legislature di mezzo mondo, è la legalizzazione della disuguaglianza, di fatto sancisce la creazione di una classe di optimates, i politici, che in nome della sovranità popolare diventerebbero intoccabili e deciderebbero quali azioni penali dovrebbero essere avviate e quali no. E’ la giustizia secondo Berlusconi, impunità per chi governa durante il mandato e anche dopo, mani libere per gli eletti dal popolo e galera per i poveracci, meglio se immigrati. I leghisti, quelli con le mani pulite, voteranno questo obbrobrio in cambio di una legge sul federalismo che avrà il solo effetto di vuotare ancora di più le tasche già  vuote degli italiani.

Le conseguenze di questa riforma nel paese della mafia, della camorra,della ‘ndrangheta, della corruzione dilagante a macchia d’olio, del nepotismo, sono facilmente intuibili senza bisogno di apparire profeti di sventura. Se la riforma verrà approvata, sarà la fine dello stato di diritto, il trionfo di quindici anni di fascismo bianco, il capolavoro di un esecutivo che sembra essersi posto come obiettivo la distruzione del welfare e l’annullamento dei principi sanciti dalla costituzione. Ironicamente, mentre si festeggiano i centocinquanta anni di unità, lo stato italiano comincia il suo sfaldamento, perde le sue fondamenta e si avvia mestamente a un inevitabile crollo. Falcone e borsellino non avrebbero messo in ginocchio la mafia con un ordinamento come quello che sta per essere approvato, non sarebbero mai diventate di pubblico dominio le anomale della protezione civile, le risate di quei due miserabili mentre l’Aquila crollava, gli affari della cricca, gli scandali degli ultimi trent’anni.

Fa ancora più rabbia il pensiero che magistrati pacati come Gratteri, una vita spesa contro la ‘ndrangheta, una vita passata sotto scorta in nome dell’idea di Stato che stanno facendo a pezzi, abbiano proposto correttivi sensati per sveltire i processi, evitare il blocco delle intercettazioni, attuare insomma una riforma giudiziaria  equilibrata che non stravolga né la costituzione né l’impianto di un sistema invidiato in tutto il mondo e, nello stesso tempo, risolva le indubitabili anomalie che esistono. Fa rabbia perché la sinistra, con i suoi esponenti e i suoi giornali, invece di fare da cassa di risonanza, invece di avanzare controproposte sensate e dare loro la massima visibilità pubblica, ha scelto ancora una volta la strada sterile della protesta fine a sé stessa, del grido di rabbia, illudendosi che nell’era delle multinazionali, in un sistema marcio alla base, dove l’unico valore è il surplus, in uno stato dove l’80% dell’informazione direttamente o indirettamente è in mano a un uomo solo, la piazza possa ancora avere la forza di scalzare il potere.

Perché una cosa deve essere chiara a tutti:in questa contrapposizione, la politica non c’entra nulla. La partita si gioca tra giustizia e potere e il potere, nello specifico la fame di potere, della politica è una aberrazione, la faccia più feroce e compromessa. Qui non è in gioco solo l’autonomia della magistratura, sono in gioco i diritti di tutti, fortemente limitati da una classe politica che sceglie sempre e costantemente  di fare gli interessi del più forte, che si chiami gerarchia vaticana, le varie caste, o le lobbies economiche. Un potere senza regole, senza un contraltare che limiti la sua possibilità di abusare, c’è già stato nel nostro paese, l’Italia l’ha subito per vent’anni e si chiama fascismo.

Oggi sono state respinte tre richieste di autorizzazione a procedere, di politici del centrodestra e centrosinistra in quella logica del “siamo tutti uguali” che rende tutti perseguitati nell’ottica distorta del potere, corrotti e corruttori, stupratori di minorenni, faccendieri, mafiosi, ecc. Questa bieca cultura dell’assimilazione, secondo la quale non esiste azione deprecabile se nelle stesse circostanze altri agirebbero in modo analogo, questa logica ipocrita che fa di ogni erba un fascio, non tiene conto dei milioni di cittadini onesti, puliti, dignitosi e ancora fiduciosi in valori che hanno scelto di non tradire, che ogni giorno fanno andare avanti questo paese. Parlo delle maestre e dei professori che non inculcano ma educano e formano, dei medici negli ospedali pubblici che tra mille difficoltà si adoperano per i loro pazienti, delle forze dell’ordine che rischiano la vita ogni giorno per assicurare a tutti sicurezza e tranquillità, di tutti quelli che, per citare Saviano, ogni giorno fanno la loro quotidiana e vera rivoluzione: quella di svolgere al meglio il proprio lavoro. Bene questa legge è un insulto a tutti loro, l’ennesima offesa a una collettività che ha smesso da tempo di essere al primo posto dell’agenda politica, l’ennesima coltellata alla schiena di un popolo da troppo tempo umiliato e offeso da una classe politica autoreferenziale. Mentre il Maghreb si avvicina rabbiosamente al mondo e ne reclama l’attenzione, noi che avremmo dovuto per primi raccogliere quel grido di dolore, dal mondo civile ci allontaniamo.

Quanto ancora la derelitta scialuppa italiana sia in grado di sopportare prima di affondare, non è dato saperlo. Certo, è difficile pensare a questo punto, di trovare in tempi brevi un porto sicuro. A meno di miracoli, naturalmente, in fondo siamo anche un  popolo di santi…

Categorie:Attualità, Cronaca

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