A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Viaggio al termine della ragione


Celine era uno scrittore francese accusato di collaborazionismo con il nazismo e di antisemitismo. E’ stato condannato ad una sorta di damnatio memoriae, tanto che quest’anno, in cui si sarebbe dovuto celebrare il centenario della sua nascita, la Francia ha preferito ignorarlo. Figura assai discussa e discutibile, ha scritto libri di una bellezza indiscutibile. Uno in particolare, Viaggio al termine della notte, dovrebbe costituire una lettura obbligata per chiunque. In questo libro lo scrittore francese descrive l’assurdità della guerra, la sua irragionevolezza, la riduzione ai minimi termini di tutte le qualità che ci rendono uomini che essa comporta. Descrive, soprattutto, la grottesca inutilità di qualunque guerra.

Mentre in Giappone, in nome del denaro e degli interessi economici, si combatte una lotta contro il tempo per evitare una catastrofe nucleare dalle conseguenze imprevedibili, in Libia è cominciata una guerra inutile dettata dal denaro e dagli interessi economici. Che Gheddafi sia un feroce e sadico dittatore che ha massacrato il suo popolo, è dato di nessuna importanza. Il mondo è pieno di feroci e sadici dittatori che massacrano allegramente la popolazione, basta pensare a quello che fanno i cinesi in Tibet, a cosa accade in mezza Africa, a quello che  succede in Corea. La variante che ha fatto partire i caccia americani, inglesi e francesi è sempre la stessa: il petrolio, il denaro delle banche libiche, il potere.

L’Italia, in questo contesto, ha tutto da perdere e nulla da guadagnare in questa guerra. La vicinanza con la Libia ci espone non al pericolo di un’invasione di milioni di libici, come ha delirato lo spregevole Bossi, ma ai rischi di infiltrazioni terroristiche e di rappresaglie indirette da parte di un personaggio che, fino a qualche settimana fa, veniva presentato come uno degli amici più fidati del nostro paese. Il voltafaccia di Berlusconi, che per chi vive in Italia non è una novità, non può essere gradito a quei paesi arabi che, prima del quindicennio di potere di questa destra, hanno sempre considerato il nostro paese il mediatore ideale per tutto quello che riguardava i rapporti con l’Occidente.

Il problema dei profughi esiste, certo, problema aggravato dal fatto che uno dei pilastri del governo è una forza razzista e xenofoba che fonda il proprio consenso sulla paura dell’uomo nero. Bossi potrebbe voler accelerare le pratiche di inumazione di un esecutivo morto da tempo per andare a elezioni e, imbastendo una campagna elettorale sul pericolo nero, contando sulla disgustosa ignoranza di un’opinione pubblica che ha i propria riferimenti culturali nella televisione (come i leghisti, del resto), guadagnare consensi inaspettati e fare la parte del leone nel prossimo governo.

A sinistra prevedo la solita, acritica e demagogica levata di scudi contro la guerra che non servirà  a nulla. Per dire un no! forte e chiaro alla guerra, bisogna motivare e spiegare, con chiarezza e semplicità, le proprie motivazioni, cosa che la sinistra non sa più fare da tempo. Provo a farlo io, premettendo che considero la guerra un atto bestiale,  disumano a priori, che insegno da anni e continuerò a insegnare ai miei alunni che non esistono guerre giuste e che dietro ogni guerra c’è sempre e solo il denaro e il potere. Vediamo dunque perché non si doveva attaccare la Libia:

1) Si rischia di ridare nuova linfa all’integralismo islamico, di scatenare una sequela di attentati in Europa, in particolare nel nostro paese, che con il suo voltafaccia non è tra i preferiti nella top ten dei terroristi islamici.

2) Se Gheddafi brucia i pozzi, si rischia una catastrofe ecologica nel mediterraneo che il nostro paese pagherebbe a caro prezzo. Una parte importante della nostra economia, un settore fondamentale, specie per il sud, scomparirebbe dall’oggi al domani.

3) La Libia non è l’Egitto, non è uno stato unitario ma un insieme di tribù che Gheddafi, con la forza e con concessioni di vario tipo, riusciva a tenere unita. Se anche venisse detronizzato, questo non significherebbe automaticamente il ritorno alla stabilità di un paese che, di fatto, non esiste, ma probabilmente l’inizio di una serie di guerre tribali dalla durata e dalle conseguenze imprevedibili.

4) L’Iran e l’Afghanistan hanno dimostrato che la democrazia non si porta con le bombe. Il principio di fondo, sbagliato, è che la democrazia sia auspicabile per chiunque. Non è così. Ci sono popolazioni che vivono in strutture tribali o etniche con altre forme di autogoverno e sono felicissime così. Quanto a che razza di democrazia sia la nostra, ne parlerò in un altro post.

5) Questa ennesima guerra oltre, all’insopportabile costo in vite umane, ha costi economici altissimi, che arrivano nel pieno di una crisi economica globale. Costi che per un paese come il nostro, sono probabilmente insostenibili.

6) Che gli Stati Uniti, creatori di dittatori, finanziatori delle più sanguinose repressioni dal dopoguerra a oggi, ricattatori dei paesi poveri, continuino a porsi come gli sceriffi del mondo e i garanti della libertà e della democrazia, oltre che ridicolo è francamente insopportabile. Lo stesso si può dire per francesi e inglesi.

7) C’erano altre vie praticabili che non comprendessero il lancio di tonnellate di bombe sulle città libiche. Ad es: finanziare la resistenza, fornire armi e addestramento, sanzioni economiche durissime, annullamento di qualsiasi tipo di rapporto con la Libia da parte dei paesi occidentali, ecc.

Questi sono alcuni dei motivi per cui un intervento armato andava assolutamente evitato, motivi pratici, concreti, di realpolitik. Esistono poi  motivi umanitari, quelli dettati dalle comuni radici cristiane dell’Europa, ad esempio, tanto propagandate quando faceva comodo e, adesso, dimenticate. Ma che dietro le immagini delle televisione, dietro il fumo e i bombardieri che prendono il volo ci sono uomini che muoiono a migliaia, fa comodo a tutti dimenticarlo. In nome di Dio e della democrazia.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. c’è ancora una considerazione da fare, a parer mio e cioè che se davvero si volesse detronizzare Gheddafi occorrerebbe lasciarlo fare al popolo libico che, sovrano nel suo territorio, regolerebbe i conti col tiranno. Ma tant’è, la BP, la Exxon, ecc….

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  2. Il problema è, caro Giovanni, che non vogliono detronizzare Gheddafi perchè questo significherebbe probabilmente la separazione tra Tripolitania e Cirenaica con i problemi che ne conseguono. Le grandi compagnie petrolifere che hanno interessi in Libia sono cinque o sei, comprendono i principali paesi europei e gli americani. Nessuno vuole la Libia libera da Gheddafi, tutti vogliono Gheddafi ammaestrato. E non parliamo di democrazia.

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