A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Apocalissi varie


Ormai le notizie sulla tragedia giapponese sono relegate in terza pagina mentre il posto d’onore è occupato dal guerra umanitaria in Libia (orrendo e improprio neologismo ad uso e consumo di chi crede ancora alle favole) e ai colpi di mano del premier che tra una bomba e uno sbarco di profughi cerca di allontanare lo spettro delle aule di tribunale.

Eppure ben altro spazio meriterebbe la notizia che il livello di allerta della centrale di Fukushima è salito a sei, il penultimo grado prima dell’apocalisse nucleare. Sarebbe arrivato il momento di ripensare alla fallacia della scienza, incapace di porre rimedio ai suoi errori, al tramonto dell’energia nucleare come mezzo di approvvigionamento di energia, perché dopo questa tragedia l’unico pensiero riguardo al nucleare dovrebbe essere quello di chiudere in fretta e senza rischi tutte le centrali ancora operative. Trattandosi di argomenti che contemplano la messa in discussione del sistema in cui viviamo, i potenti mezzi d’informazione preferiscono glissare, ignorare, minimizzare, passare ad altro. Prendiamo atto tristemente che la sinistra (ma possiamo davvero ancora chiamarla così?) non si è neppure degnata di chiedere al governo un pubblico dibattito per chiarire quale sarà il piano energetico italiano nei prossimi anni. Lo si può capire: essendo occupati a massacrare i soldati libici (ma noi non spariamo, siamo lì per caso) i nostri politici sono al momento troppo occupati per pensare al futuro del paese. E se l’apocalisse si avvicina, ignorandola forse la neutralizziamo, perché ormai questa gente è convinta che se una notizia non si da, la notizia non esiste.

Ieri sera ad Annozero, come avevo previsto nel mio precedente post, il povero Gino Strada è stato offeso e insultato da Luttwak, ignobile politologo reazionario americano, da La Russa, ignobile politicastro fascista italiano, e, con un minimo di pudore, da un penoso Veltroni che cercava di arrampicarsi sugli specchi conciliando il lucido umanesimo di Strada con l’interventismo della sinistra. Lo stesso Santoro, opinione  del tutto personale, mi è parso partecipare al gioco di “facciamo apparire Gino Strada come uno smidollato utopista capace solo di dire belle parole, mentre noi siamo i duri che entrano in campo quando il gioco si fa duro”.

Uno schifo insomma, da vomitare. Come vomitevoli erano le immagini di Lampedusa dove, ammassati come animali, migliaia di giovani, bollati dal fascista come “clandestini”, stazionavano scontrandosi con la disillusione che provoca il rendersi conto della distanza che passa tra la realtà e un sogno di libertà. Che gli italiani possano tollerare un governo che viola in modo tanto palese i diritti umani, la dice lunga sullo stato miserrimo in cui versiamo.

Come la dice lunga anche l’ultimo, miserabile fatto che voglio commentare. A Treviso, durante una partita di ragazzini, i genitori-spettatori hanno lanciato ripetuti epiteti razzisti contro un giocatore di colore. Lasciamo perdere le considerazioni sullo sport, ormai inquinato e svuotato di quelli che dovrebbero essere i suoi valori più nobili a qualunque livello. L’episodio è l’ennesima conferma che il veleno leghista è ormai entrato in circolo nelle vene della nostra popolazione, che il razzismo attecchisce come ogni mala pianta rapido e inesorabile ovunque trovi un po’ di spazio. Era inevitabile che i ripetuti allarmi contro l’uomo nero, che da mesi gli scherani di Bossi lanciano a gran voce, producessero frutti avvelenati come quello di Treviso. Che uomini diventeranno quei giovani atleti, chi gli insegnerà il rispetto e la lealtà con genitori simili?

Altro che “partito di popolo” come l’inetto Bersani ha definito la Lega qualche tempo fa. Questa è una forza reazionaria e irresponsabile che incita da anni all’odio verso chi non condivide i suoi angusti orizzonti e che sta raccogliendo a piene mani quanto ha seminato in questi anni nell’indifferenza generale. L’allarme lanciato da “Human rights watch”, che ha descritto con toni allarmanti la crescita del razzismo in Italia, è caduto naturalmente nel vuoto. Qualche quotidiano ha riportato la notizia senza commento, che equivale a non riportarla.

A ben vedere, anche questa del razzismo, diventato abitudine quotidiana nel nostro paese, è una “apocalisse”, una sgradevole rivelazione che non promette nulla di buono. 

Categorie:Attualità

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