A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il fantasma di Tom Joad a Lampedusa


“Furore” di John Steinbeck è un libro imprescindibile, uno di quei quattro, cinque libri che formano la mente, aprono prospettive, danno una visuale diversa del mondo. Racconta di come le guerre tra poveri facciano sempre gli interessi dei padroni. In furore la guerra si combatte tra i nuovi poveri americani, figli della Grande Depressione e gli immigrati messicani.

Lampedusa è un’isola splendida, vive di turismo (ricco) e di pesca, sospesa tra Africa e Italia, un sogno mitico che riporta alla mente le isole dell’Odissea. Un’odissea vera è propria è quella che stanno vivendo i profughi nordafricani che sbarcano a migliaia su quell’isola e vengono ammassati e trattati come bestie. Per loro, il sogno ha assunto la dimensione sinistra dell’incubo.

A chi giova questa vergogna? Chi guadagna da questa palese violazione dei diritti umani, chi sta cercando di fare esplodere con esiti drammatici una situazione nota da mesi che si sarebbe dovuta prevenire? La risposta è chiara: i soliti sospetti.

Intanto Bossi, che può alimentare il fuoco del razzismo e della xenofobia e guadagnare consensi preziosi in vista delle elezioni. Purtroppo con il suo “ricacciamoli via” esprime l’opinione di molti italiani, i suoi populistici proclami xenofobi raccolgono nuovi adepti. La Lega ha tutto l’interesse che la situazione a Lampedusa sfoci in tragedia, meglio se con corollario di repressione violenta, giusto per dare l’impressione di saper giocare duro quando è necessario.

Berlusconi e il suo corteo di scherani, a loro volta, hanno bisogno di deviare l’attenzione dai processi del premier per poter far passare (come sta accadendo) le leggi ad personam e, nello stesso tempo, riattivare il mito della destra d’ordine, del partito che ripudia il solidarismo in nome della egoistica difesa delle nostre radici culturali. Berlusconi e Bossi sono legati in un abbraccio mortale e il satiro di Arcore teme che il leghista possa attuare quella fuga in avanti verso le elezioni che in questo momento risulterebbe rovinosa per lui. Il maldestro ingresso dell’Italia nella sciagurata operazione di guerra umanitaria e l’altrettanto frettoloso e maldestro tentativo di svincolarsene tirando in ballo i tedeschi, che sono stati molto più furbi di noi, rientrano in questo quadro. Per altro, i manager del presidente del consiglio, hanno trovato il modo di trasformare in un ottimo affare anche la questione profughi, ad esempio pagando a peso d’oro l’ex sede delle forze americane vicino a Catania dove ne verranno ospitati alcune centinaia. Tutto è business in questo nostro, sciaguratissimo, tempo.

La sinistra si trova in una situazione di stallo imbarazzante. Deve far digerire la partecipazione alla guerra umanitaria al suo popolo e nello stesso tempo si trova a dover spiegare perché molti dei suoi sindaci hanno rifiutato di accogliere nei propri territori i profughi. Non potendo partecipare al linciaggio messo su dalla destra, non potrebbe, in tal caso, evitare l’esodo degli iscritti, sceglie di seguire la stessa politica degli ultimi anni: non fare nulla, a parte qualche demagogica dichiarazione sdegnata. Non riescono neppure più a essere anti razzisti, nel penoso e vomitevole tentativo di tirare la Lega dalla loro parte.

Nel frattempo, a Lampedusa si sta devastando l’economia locale, monta il clima di esasperazione tra i cittadini e aumenta l’allarme sanitario tra i profughi, mentre nessuno fa nulla. Neppure la Chiesa, che, piuttosto che fare un appello per il cessate il fuoco o lanciare un allarme umanitario per gli islamici di Lampedusa, sceglie di commemorare i caduti ebrei delle Fosse Ardeatine, cosa lodevole, per carità, peccato che sia in ritardo di una quarantina d’anni.

Cosa succederà quando la situazione a Lampedusa degenererà irreparabilmente? Il governo ha le spalle coperte: ha chiesto aiuto all’Europa senza alcun riscontro concreto, in caso di grande tragedia può sempre addossare la colpa al cinismo leghista cercando di ledere il tessuto dei consensi di Bossi, in caso di soluzione miracolosa, si prenderà tutti i meriti. E se per questo dovessero rimetterci la vita un po’ di poveracci, pazienza.

Questo è il berlusconismo, questo è il vero danno che è stato arrecato all’Italia, il vero motivo per cui Silvio Berlusconi dovrebbe sedere in un’aula di tribunale ed essere condannato. L’azzeramento dei principi morali, il cinismo eletto a regola di governo, i possibili morti considerati come un mezzo per acquisire il consenso, il ricatto politico come regola, in barba a qualsiasi etica e morale. A contrapporsi a questo sistema una sinistra che ha perso completamente la strada, che rinnega valori quali la solidarietà, il pacifismo, l’internazionalismo che ne hanno connotato per decenni l’azione politica, una sinistra il cui unico obiettivo sembra quello di scimmiottare  la destra.

Nel mezzo stanno i poveri, i diseredati, quegli “ultimi” che non trovano più nessuno disposto a dar loro voce, a portare avanti le loro istanze, a regalar loro una speranza. Il risultato inevitabile sarà la tragedia, sotto forma di catastrofe umanitaria o di rigurgiti integralisti, una guerra tra poveri sanguinosa e assurda che farà, come sempre, gli interessi del potere. Il fantasma di Tom Joad, in cerca di giustizia, si aggira desolato a Lampedusa incapace di portare conforto ai suoi fratelli, avvilito e offeso dal male che si porta al mondo. Il furore, intanto sale lento e inesorabile come una marea…

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. oltre a “Furore”, che, come sai bene, è uno dei miei preferiti, consiglierei di leggere o rileggere un altro grande meraviglioso romanzo: “Conversazione in Sicilia” di Vittorini. E’ una storia a suo modo attuale che racconta una vicenda tragica. Come quella attuale.

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  2. E 1984 va sempre bene per descrivere questi tempi sciagurati. Permettimi allora un altro suggerimento: Todo modo e Il consiglio d’Egitto, di Sciascia, che dicono tutto sul potere e sulla possibilità di opporvisi usando intelligenza e fantasia, doti che la sinistra sembra aver perso,

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