Il  fatto non esiste. Un bambino ha una crisi in classe, si preme le mani contro le orecchie, la maestra cerca di calmarlo aprendo le mani e lo graffia involontariamente. Qualche giorno dopo i genitori sporgono denuncia e il bambino viene spostato in un’altra scuola. Tutto qui. Rischi del mestiere. Ci siamo soggetti tutti. ma di questo parlo dopo. Voglio invece soffermarmi sull’articolo tendenzioso e scorretto uscito su Il Secolo XIX di Venerdì 1 Aprile, intitolato: “Bambino graffiato: è stata la maestra”.

Vorrei che immaginaste questa scena: tutti gli isnegnanti dell’Istituto comprensivo

Già il titolo è un’accusa e tutto l’articolo, che riporta solo la versione dei genitori affidatari del bambino, è un lungo atto d’accusa verso una collega di cui il giornalista non si degna di citare il curriculum impeccabile né la stima di cui gode. Per altro lo stesso giornale, qualche tempo fa, quando un fatto simile capitò in una scuola privata, titolò “una scuola di Cornigliano” senza specificare il grado e il nome della scuola. In questo caso invece l’articolo è stato corredato di foto del plesso in questione denominazione completa dell’Istituto. Si sa che a pensare male, quasi sempre, s’indovina e allora viene spontaneo pensare che a qualche azionista del quotidiano è molto gradito il tiro al piccione sulla scuola pubblica, meno quello sulla scuola privata. Già questo si configura come un atto di scarsa correttezza professionale. Ma l’articolo è un capolavoro di tendenziosità. Come quando parla di imbarazzo della dirigente (per altro denominandola erroneamente “direttrice”). Chi scrive era presente all’incontro e può affermare che non c’è stato alcun imbarazzo da parte della dirigente e  le sue dichiarazioni erano differenti quel tanto che basta, da quelle riportate, da dare un tono completamente diverso rispetto a quello dato dal giornalista.

Ma il senso di questo articolo non vuole ridursi a una polemica contro il giornalista, categoria professionale di cui, lo confesso, non ho grande stima. Vorrei invece invitare a una riflessione che ho già fatto in sede sindacale.

I tagli alla scuola, l’aumento degli alunni per classe, i tagli al personale Ata, hanno determinato uno spaventoso aumento del coefficiente rischio nelle scuole con un conseguente aumento della responsabilità degli insegnanti, responsabilità che non è in alcun modo tutelata giuridicamente e ancor meno riconosciuta economicamente. A questo bisogna aggiungere un atteggiamento da parte delle famiglie che non è sempre collaborativo ma a volte è prevenuto, iperprotettivo nei confronti dei figli anche quando ciò che viene contestato è evidente, polemico e irriguardoso nei confronti di chi cerca soltanto di agire per il bene del ragazzo. Bisogna ringraziare per questo la Moratti e la destra, con il loro concetto della scuola-supermercato e delle famiglie-clienti che devono essere servite nel migliore dei modi e, possibilmente, a costo zero.  Dall’altro lato, troviamo famiglie che chiedono regole draconiane e provvedimenti coercitivi sempre, però, nei confronti degli “altri” e gli altri in genere, sono i più deboli, i ragazzi disagiati, quelli che si cerca disperatamente di integrare e gratificare, quelli con l’autostima sotto i piedi e lo sguardo da vecchi perché hanno visto e vissuto troppe cose che un ragazzo non dovrebbe ne’ vivere ne’ vedere a quell’età.

Vengono fuori i soliti, vecchi problemi: la diffidenza verso i disabili che vanno benissimo finché non disturbano i “normali”, la diffidenza (chiamiamola così) verso gli stranieri, la richiesta di isolare i cosiddetti “caratteriali”, gli alunni problematici, gli ipercinetici, i dislessici, tutti quelli insomma che non rientrano nella categoria rassicurante, ma inesistente, della normalità.

Gli insegnanti vivono in prima persona queste tensioni, le assorbono, le subiscono e sono arrivati al punto di non poter fare neanche  una carezza a un ragazzo che piange per paura di essere accusati di molestie, non sto esagerando. I giornalisti, quando sparano a zero su di noi, non si rendono conto di colpire delle persone, non comprendono i danni pratici e psicologici che un insegnante, la figura più pubblica che esista, può subire da un articolo tendenzioso su un giornale, non arrivano a capire che , se proprio è necessario dare quella notizia che non è una notizia, sarebbe meglio farlo senza specificare troppo, senza essere assertivi, insomma sarebbe meglio farlo con onestà e obiettività. Noi lavoriamo con i ragazzi e per i ragazzi, le maestre lavorano con i bambini e per i bambini, ogni giorno e il lavoro non si esaurisce a scuola ma continua a casa, nel tentativo di trovare nuove strade, nel cercare soluzioni, nell’impegno quotidiano a mettersi in gioco e migliorarsi.

Il supporto delle famiglie, il non sentirci soli contro tutti per noi è di vitale importanza. Massacrarci in un articolo capzioso su un fatto che è al vaglio della legge è una cattiva azione, l’ennesimo attacco proditorio a una categoria che sta pagando moltissimo, in termini professionali, economici e di credito sociale, colpe non proprie.

Non chiediamo, è ovvio, omertà ma rispetto, non pretendiamo trattamenti di favore ma obiettività, non cerchiamo consenso ma collaborazione. Non ci sembra di chiedere troppo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...