A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il caos come regola


La Gelmini, ogni tanto, si occupa anche di scuola. Nonostante sia alacremente impegnata in questi giorni a perorare la causa della riforma della giustizia cercando di convincerci anche lei che va a vantaggio di tutti noi, ha borbottato che il concorso per i presidi si farà. Facendo i conti della serva, termine quanto mai azzeccato in questo caso, i prossimi nuovi presidi potranno venire insediati tra due anni. Nel frattempo? Nel frattempo, come candidamente e senza vergogna ha annunciato il provveditore agli studi di Genova, verranno date in reggenza ai presidi attualmente presenti sul territorio anche due, tre scuole.

Siamo al caos come regola, la legalizzazione del vuoto e della confusione. Ma la questione lascia spazio per porre alcune interessanti questioni, la prima tra tutte è questa: nella sola Liguria verranno tagliate 284 cattedre, su scala nazionale saranno migliaia ed è solo la terza tornata della bassa macelleria a cui è stata sottoposta la scuola italiana nell’era Berlusconi. Che fine hanno fatto i soldi risparmiati? Non potevano almeno essere utilizzati per indire i concorsi in tempo utile?

Altra questione: con grande zelo non supportato dalla necessità di andare così di fretta, a Genova è stato avviato, senza tener conto né delle necessità del territorio né della volontà di alcune scuole, il piano di dimensionamento e sono stati costituiti  molti istituti comprensivi di grandi dimensioni. Quasi tutti, il prossimo anno, saranno assegnati in reggenza. Un comprensivo, per funzionare, ha bisogno di dirigenti che siano costantemente in loco, che si occupano di quelle complesse sinergie che fanno andare avanti una macchina altrimenti soggetta a ingolfarsi fin troppo facilmente. Non si poteva avviare la formazione dei comprensivi quando si fosse stati certi di potervi assegnare delle presidenze stabili?

Tutto questo, che purtroppo è solo lo specchio della inefficienza stolida con cui viene amministrata la scuola italiana, testimonia la totale mancanza di rispetto verso l’utenza, cioè più o meno tutti noi, la completa incapacità di comprendere che la scuola, per una nazione, rappresenta un settore strategico, che la scuola privata, in questa nazione non funziona, non ha mai funzionato e non funzionerà mai e non potrà mai sostituire una scuola pubblica che, tra sussurri e grida, continua suo malgrado a formare, a educare, talvolta perfino a fare cultura.

La scuola che il ministro Gelmini ha in mente, ammesso che abbia in mente qualcosa, è quella del Mulino bianco, con bambini che non esistono, famiglie che non esistono, quartieri che non esistono. Ma il problema sta proprio qui. Questo governo propone costantemente un’Italia da spot, un paese che non esiste e non è mai esistito, continuando a ignorare i problemi ormai cronici che affliggono questo disgraziatissimo paese. Il trucco, purtroppo, con l’aiuto degli effetti speciali e favorito dallo strapotere mediatico, funziona. Funziona al punto che molte persone vivono schizofrenicamente due realtà: quella mediatica, illusoria e quella reale. A volte le confondono queste due realtà. Ecco allora il genitore che porta il figlio ad allenamento invece che al corso di recupero a scuola, perché tanto è destinato a diventare un calciatore professionista e in quell’ambito, si sa, la preparazione culturale non serve a nulla. Ecco la madre che spinge la figlia a partecipare a concorsi di bellezza o provini per modelle. Il fine di tutto questo, il messaggio con cui questa gente ci bombarda da quindici anni, è che l’unica cosa che conta per raggiungere uno status sociale invidiabile è il denaro, non importa come si arriva a possederlo. Ed ecco che arriviamo alle madri e ai padri snaturati delle ragazze di Arcore, allo sdoganamento della prostituzione come mezzo lecito per acquisire successo  e denaro.

Ovviamente la maggior parte delle famiglie è’ formata da persone oneste che ben comprendono la natura di questa schizofrenia, altro problema è farla vedere ai ragazzi che in mezzo a questo modo di pensare ci sono nati, che lo vedono propagandato in tv, che sognano sogni preconfezionati ormai incapaci di sogni originali. In questo quadro la destrutturazione della scuola, il tentativo di ridurre la scuola pubblica a fucina di manodopera a basso costo e lasciare l’istruzione alta alle scuole private e a chi può permettersele, è perfettamente coerente con la logica che informa la politica di questo governo.

Il caos, la confusione, le promesse non mantenute, l’inefficienza, ricadranno presto, con il pretesto del merito, sugli insegnanti, l’anello debole della catena, quello su cui ricadono gli strali di governo e famiglie, il bersaglio più facile da colpire. Succede già adesso, i media si occupano di insegnanti solo per denigrare, uscire con il titolo scandalistico ad effetto, colpire la scuola pubblica.

Chiedo a voi: possibile che tutte le notizie riguardo abusi di mezzi correttivi, professoresse palpate, abusi sessuali e quant’altro siano sempre e costantemente riferite alla scuola pubblica? Possibile che mai, dico mai, esca in prima pagina sui giornali una notizia riguardante una scuola privata? Statisticamente è impossibile che non si verifichino fenomeni simili anche nelle scuole parificate. Eppure in altri ambiti, cliniche private, ospizi, ecc. sono venuti fuori clamorosi scandali. Dunque la scuola privata italiana è un’isola felice? Io non lo credo, credo invece che questo sia quello che si vuole inculcare nella mente delle persone, coscientemente, volontariamente e reiteratamente e credo anche che, dal momento che molte scuole private sono gestite dalla Chiesa, il nostro paese viva una atavica paura di sfiorare tutto ciò che rientra nell’ombra del Vaticano. Abbiamo dovuto aspettare lo scandalo della pedofilia, che, guarda caso, è scoppiato all’estero e non da noi, per scoprire che non tutto il male si annida nella scuola pubblica.

Non va dimenticato che i primi, insensati finanziamenti alla scuola privata sono venuti da governi di centro sinistra, non dimentichiamo che la madre di tutte le leggi distruggi-scuola è la riforma Berlinguer. Questo va sottolineato, per non pensare che, caduto Berlusconi, per la scuola si aprirà un roseo periodo di rinascita. Quello che stupisce è che non ci sia una insurrezione decisa, una protesta alta e vibrante sdegno da parte delle famiglie, i cui figli vengono danneggiati per primi da questo sistema. Mentre c’è una estrema facilità a colpevolizzare gli insegnanti, a volte anche a ragione,ma meno di quanto si pensi, c’è molta più difficoltà a mobilitarsi contro i livelli più alti della scala gerarchica. Perché in fondo l’idea della scuola-supermercato, di una scuola formata sulle esigenze delle famiglie (non dei ragazzi, attenzione), dove poter scegliere quello che piace e scartare quello che non piace, alle famiglie italiane piaceva, le faceva sentire un po’ più vicine alla famiglia del Mulino Bianco.

Il fatto che la notizia dei tagli nella scuola venga inserita nelle pagine interne dei giornali, giusto una nota a margine, dimostra ormai che il paese ha normalizzato l’uso del machete nei riguardi della scuola, dà per scontato che ogni anno centinaia di insegnanti perdano il posto di lavoro, considera logico che di conseguenza ci siano aule sovraffollate, meno sicure, e meno gestibili dagli insegnanti. Così la scuola pubblica da istituzione fondamentale dello stato si va riducendo a servizio secondario, refugium peccatorum di un proletariato che ha perso la propria identità, così  stanno facendo diventare la scuola giusto una nota a margine.

Categorie:La scuola

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