A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Rivoluzione quotidiana


Sta già cominciando a montare la controinformazione riguardo i pericoli dell’energia nucleare. Scienziati ed esperti, adeguatamente foraggiati dalle grandi compagnie del business nucleare, affermano che il caso del Giappone non deve essere preso  a paradigma, che le energie alternative non sono prive di rischi e producono comunque inquinamento, che le centrali di ultima generazione sono assolutamente sicure (la stessa cosa che affermavano per le centrali di prima generazione, seconda, ecc.). Tra breve arriveranno a dire che un pò d’acqua radioattiva nel mare migliora il gusto del pesce.

Il discorso è complesso ma un dato è certo: le energie rinnovabili rappresentano una rivoluzione radicale che diminuisce e, a lungo termine, cancella l’enorme potere ricattatorio delle multinazionali dell’energia. Il fatto che un cittadino da consumatore diventi produttore, mi riferisco in particolare all’energia solare, la possibilità di redistribuzione dell’energia a livello locale con interazioni tra i singoli cittadini, il fatto stesso che i cittadini tornino a collaborare e dialogare senza sovrastrutture politiche, rappresenta un incubo per questi individui e per i politici che stringono affari con loro. Perché l’energia è’ un business enorme, forse il più grande di tutti e vederselo strappare dalle persone comuni, perdere la possibilità di lucrare sui bisogni, è una prospettiva che Enel e co. non vogliono neppure prendere in considerazione. Combatteranno dunque una battaglia feroce e senza esclusione di colpi, con ottime possibilità di vittoria, visto che tutto sta dalla loro parte: potere mediatico, politico, finanziario. La possibile variabile, come sempre, è quella umana, la possibile variabile, la scheggia impazzita che cambia le carte in tavola, l’ordine che arriva in ritardo a Waterloo, siamo noi. Una prima cartina di tornasole sarà il prossimo referendum sul nucleare. Vedremo se gli italiani sapranno risvegliarsi dalla letargia che li avvolge da quindici anni e tornare a scegliere.

Una cosa va detta chiaramente: la conversione alle energie rinnovabili non è sufficiente, se non cambia il nostro modo di vivere. La società consumistica ha fatto il suo tempo e se non vogliamo che finisca come nei film di Romero, dove i consumatori che non hanno più nulla da consumare finiscono per mangiarsi tra loro,(splendida e profetica metafora del nostro tempo, La notte dei morti viventi e i suoi seguiti), è necessaria un rapida inversione di marcia.

Come afferma nel suo, come sempre interessante, editoriale sul Fatto quotidiano Massimo Fini, nella nostra società siamo arrivati al punto che si consuma per produrre di più, una folle inversione della normalità, una corsa cieca verso una meta che alla fine, potrà essere solo l’autodistruzione. E’ questo il vero nodo del problema. Viviamo sulle spalle dei tre quarti del pianeta consumando e sprecando al di sopra delle nostre possibilità e quando quelli che sfruttiamo si ribellano e dicono basta, gli portiamo il progresso con le bombe. Un abbassamento non traumatico del nostro tenore di vita, fatto di piccoli accorgimenti, di rinunce che non comporterebbero gravi crisi di coscienza, di modifiche virtuose ad abitudini che virtuose non lo sono, una piccola rivoluzione quotidiana, insomma, globalizzata, potrebbe portare in tempi brevi ad un miglioramento delle condizioni di vita di tutto il pianeta, a un progresso pacifico e questo sì, davvero, non violento.

Piccoli esempi banali: mettere sul mercato solo lampade a risparmio energetico e abolire i neon, spegnere uffici e luminarie inutili di notte nelle città, dotare tutti  gli edifici pubblici di pannelli solari, costruire le nuove abitazioni secondo rigorose norme di risparmio energetico, usare un solo televisore in casa, ne beneficerebbe la mente e forse si tornerebbe a parlare in famiglia leggendo magari qualche libro in più, incrementare esponenzialmente la raccolta differenziata rendendola obbligatoria per legge e punendo realmente chi non la fa, impedire lo stand by e costruire interruttori che sono solo accesi o spenti, ecc.ecc.

Ho volutamente citato accorgimenti minimi, che da domani chiunque di noi, o qualsiasi comune o provincia, potrebbe mettere in atto. Tanto per darvi un’idea di cosa è in gioco: un ingegnere elettronico raccontava che con una semplice revisione degli interruttori in una facoltà dell’università di Genova, si è arrivati a risparmiare quattro milioni di euro l’anno. Un’altra riflessione: si stanno già combattendo nel pianeta numerose guerre che Vandana Shiva (leggetevi qualsiasi cosa di lei) ha definito “guerre dell’acqua”. L’acqua sarà il petrolio dei prossimi anni. Il nostro paese è quello che spreca più acqua in Europa: con semplice accorgimenti tecnici e di costume, si risparmierebbero milioni e milioni di euro e di litri d’acqua.

In questo quadro la scuola dovrebbe giocare un ruolo fondamentale, intanto attuando comportamenti virtuosi e introducendo innovazioni ecologiche che colpiscano l’attenzione dei ragazzi e delle famiglie e poi insegnando che rinunciando a qualcosa si può aiutare il mondo a crescere in modo più naturale, più sano, più equilibrato e più giusto. L’educazione civica dovrebbe essere potenziata e diventare una materia fondamentale del processo formativo del ragazzo. Nella loro proposta formativa le scuole dovrebbero ingaggiare una gara virtuosa nell’inserire temi e argomenti che riguardino la salvaguardia delle risorse del pianeta e l’eguaglianza tra i popoli. Nulla di tutto questo arriva dal ministero.

E’ necessario un nuovo umanesimo, una nuova ricerca di armonia e di equilibrio, di pace e di coesistenza. Purtroppo, per attuarlo, manca un ingrediente fondamentale: la bellezza.

La società dei consumi, assurda, schizofrenica, spietata, non contempla la bellezza tra i suoi articoli e nessuno ci educa più a usufruirne. Provate ad andare in un grande museo: la gente si ferma davanti a un quadro e guarda. Appunto: guarda. Nessuno più contempla, nessuno più, leopardianamente, “mira”, guarda con gli occhi dell’anima per sentirsi parte di quella bellezza, per capire che sta parlando, che rappresenta anche noi, perché, vale per qualunque forma d’arte, sempre “de te fabula narratur”. Oggi la bellezza viene consumata e vilipesa, nella villa di Arcore come nelle sale dei musei.

Se non prendiamo coscienza delle nostre potenzialità, della nostra unicità, della grande forza che sta in ognuno di noi, se continuiamo a farci considerare clienti, consumatori, numeri, da convincere, ingannare, sfruttare, plagiare, condizionare, la visione del futuro non potrà che essere apocalittica.

Vivere in modo equilibrato e armonico con l’ambiente che ci circonda significa anche ritrovare la bellezza, tornare a contemplare invece di vedere, fermarci un momento nella nostra insensata corsa e capire cosa ci stiamo perdendo lungo la strada, che basta rallentare per ritrovarlo. Significa essere autenticamente liberi.

Una rivoluzione quotidiana, pacifica, silenziosa ma implacabile, globalizzata e condivisa, è l’unica strada che possa cambiare davvero le sorti del pianeta. Riprenderci il potere che ci hanno usurpato, riprenderci la possibilità di costruire il futuro come vogliamo noi e non come vogliono loro. Riappropriarci del mondo. Un’utopia? Forse. Io preferisco considerarla una proposta, anzi, una possibilità.

Categorie:Attualità

Tag:, , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...