E indice di grande carattere, personalità e intraprendenza il fatto che ogni volta un membro della maggioranza, per quanto oscuro, per quanto sconosciuto, per quanto insignificante possa essere se ne esca con qualche innominabile minchiata riguardante la scuola, il ministro dica che il problema esiste.

Più che chiederci cosa c’è scritto nei libro di testo di storia, dovremmo domandarci cosa c’è nella testa del ministro: un interruttore? Un microchip? Un circuito integrato? Un transistor? Cosa può spingere un esponente del governo ad attirarsi gli inevitabili strali, lazzi e cachinni di una categoria che veramente, di cazzate non ne può davvero più? Adesso la responsabile dell’epocale sfascio della scuola pubblica, la distruttrice di uno dei perni dello stato sociale viene a ballarci sui cabbasisi, per citare un mio famoso conterraneo, anche per quanto riguarda i libri di testo, ergo la libertà d’insegnamento?

Chiedo per l’ennesima volta ai sindacati e all’opposizione: il ministro della pubblica distruzione deve cominciare ad assassinare docenti perché vi decidiate a chiedere di mandarla via?

La questione dei libri di testo parte da un presupposto sbagliato ed è evidente che è stata tirata fuori da chi non è mai entrato in una scuola. Il presupposto è che i ragazzi leggano i libri di testo mentre, come sa ogni insegnante di storia, per i più restano oggetti misteriosi e ingombranti. Il secondo presupposto errato è che l’insegnante segua il libro di testo per insegnare la storia. La storia è materia viva, se non la si attualizza in continuazione, se non si fanno continui rimandi all’attualità i ragazzi la considerano un racconto di gente morta e non la studiano ( la definizione è di un mio ex alunno. I libri vanno integrati con documenti d’epoca, audiovisivi, testimonianze, visite a musei, luoghi, ecc. Il libro può servire ad avere un quadro d’insieme ma è solo uno degli strumenti per insegnare la storia e, forse, il meno importante.

In secondo luogo gli ignari promotori di questa insopportabile stronzata non sanno che il metodo storico marxista non è il modo comunista di vedere la storia ma è, appunto, un metodo scientifico di studio della storia, a tutt’oggi il più valido e quello ancora in voga. Il più importante storico americano vivente, Howard Zinn, nei suoi libri illustra la storia d’America dal punto di vista dei movimenti di massa, delle dinamiche della popolazione e delle classi sociali, utilizzando proprio il metodo marxista e nessuno, nel paese più anticomunista del mondo si sogno di mettere in discussione il suo prestigio o le sue tesi. E’ anche uno dei docenti di spicco della Boston University, non insegna in una scuola clandestina e sovversiva. Noam Chomsky, uno dei più grandi geni viventi, utilizza lo stesso metodo quando tratta di storia nei suoi libri e siede ancora nel suo ufficio al M.I.T. ( per i leghisti: Massachuttes Institute of Technology, il più importante centro di ricerca del mondo),

Scherzi a parte, e da scherzare c’è ben poco, stiamo molto, molto attenti, perché se si attacca un diritto fondamentale come la libertà d’insegnamento, anche a farlo sono un pugno di bifolchi ignoranti e un ministro con i neuroni difettosi, dietro l’angolo c’è una discesa libera verso il totalitarismo.

Non sto a farla tanto lunga, dico solo che gli insegnanti adesso ne hanno  abbastanza di essere costantemente insultati, trattati come eversori o come carne da macello. Ciascuno di noi è perfettamente in grado di scegliere i libri di testo che preferisce e non tollereremo imposizioni dall’alto. Lo affermo pubblicamente e sono convinto che molti colleghi la pensano come me: se arriveranno sul mercato libri non chiaramente antifascisti, federleghisti, forzaitalioti, pieni di riferimenti a una padania inesistente e razzisti, io non adotterò più nessun libro di storia e se molti colleghi mi seguiranno, poi farete i conti con le case editrici. Chi di libero mercato ferisce, di libero mercato perisce. Ora ne abbiamo davvero le scatole piene.

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