A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Benvenuti nel far west


Che io ricordi, non mi sono mai vergognato di essere italiano come in questi ultimi mesi. Seppure la nostra storia non possa definirsi certo gloriosa, quello che sta accadendo in questi giorni ci proietta nella dimensione del grottesco, in una fantasia felliniana da Satyricon.

La legge votata ieri dal parlamento sancisce di fatto la legalizzazione dell’illegalità nel nostro paese. D’ora in poi, chiunque abbia denaro sufficiente, potrà trovarsi un bravo Azzeccagarbugli che a furia di cavilli porti il processo alla prescrizione. Si tratta di un principio che non esiste in nessun paese al mondo: in Francia, Olanda, Inghilterra, Germania, Stati Uniti, i processi non possono essere prescritti una volta cominciati. E’ una regola elementare: impedisce quella fiera del cavillo che invece si apre nel nostro paese da oggi.

Chi brinderà a questa legge? I mafiosi, i camorristi, gli ndranghetisti, i corrotti e i corruttori, gli evasori, ecc. è questo il “popolo” a vantaggio del quale va la norma del processo breve. I disgraziati, i rubagalline, i disperati, quelli continueranno a finire in galera come sempre, a essere marchiati a vita per un errore, a non avere opportunità di riscatto. I 314 parlamentari che hanno votato questo aborto giuridico sono responsabili tutti, nessuno escluso, per quello che accadrà. Che su di loro ricadano le maledizioni e la rabbia delle vittime che dovranno rinunciare alla magra soddisfazione di vedere che giustizia è stata fatta, che su di loro ricada la vergogna di questo atto disonesto, di questa prostituzione immonda, di questo servilismo senza vergogna.

Ma ribolle di peggio, nel nostro paese, ribolle il liquido fetido e impestante dell’odio e dell’intolleranza. Genova è medaglia d’oro della Resistenza, una città dove la parola “solidarietà” aveva un accento particolare. Questa gente chiusa e musona, sempre pronta al mugugno, ha accolto con entusiasmo i profughi cileni, ha riempito container di cibo per il popolo vietnamita, si è stretta a pugno contro il terrorismo dopo l’omicidio di Guido Rossa, ha urlato, ferita, la propria rabbia dopo i fatti del G8. Oggi, in questa città, si organizzano presidi contro i profughi maghrebini, si fanno minacce e attentati per non ospitare duecento disperati. I quotidiani cittadini, naturalmente, soffiano sul fuoco del razzismo, senza schierarsi apertamente, come è costume degli impavidi, ma insinuando, alludendo, titolando in un senso invece che in un altro. Più che una macchina del fango è una macchina della fanghiglia, meschina, schifosa, ottusa. Per la prima volta da quando ci sono nato, io figlio di immigrati, mi vergogno di questa città che ho sempre considerato diversa, speciale, umana.

Il ministro Maroni parla di uscire dall’Europa ma non si accorge che, grazie al suo partito, siamo fuori dal mondo, viviamo una realtà virtuale, da bolgia dantesca, chiusi sotto una cupola soffocante di ipocrisia e ignoranza, dove sguazzano beceri e felici individui lombrosiani che, in una condizione di normalità, sarebbero in una casa di igiene mentale e non in parlamento. Come altro si può definire se non alienato mentale chi propone di sparare sugli immigrati? Come si può tollerare tutto questo, come è possibile che non si riesca  a fare nulla?

In questo clima, la boutade sui libri di testo è meno peregrina di quanto possa sembrare. La cultura è libertà, libero arbitrio, spirito critico, possibilità di scelta, la cultura è il nemico per questa banda di cialtroni, è il fantasma che si aggira per l’Europa pronto a ghermirli. La verità è che gli insegnanti, quelli che fanno il loro lavoro con coscienza, quelli che non si trincerano dietro il programma e che non vanno a occupare la cattedra come se fossero in un ufficio, sono effettivamente sovversivi. Perché in questo paese,  chi oggi cerca di svolgere al meglio il proprio lavoro, chi predica onestà, accoglienza, collaborazione, chi è geneticamente antifascista, chi vuole essere coinvolto in quello che accade perché sa che comunque non verrà mai assolto se resta alla finestra, chi in un libro trova la chiave per orientarsi nel mondo, chi non essere raccomandato, chi non è in vendita a prezzo modico, è un sovversivo.

Bertold Brecht, pericolosissimo comunista, ha scritto: “Impugna un libro. E’ come un’arma.”.  Mai le sue parole hanno acquistato senso e peso come nell’Italia di questi ultimi anni. Non è casuale la polemica sui libri di testo che arriva dopo la sparata di Berlusconi sugli insegnanti. Questa gentaglia vuole inculcare nella gente il sospetto che la scuola serva a indottrinare mentre in realtà la scuola serve, casomai, a non farsi indottrinare ma a ragionare con la propria testa. Vogliono accusarci di indottrinamento per poter indottrinare loro, per poter imporre un solo punto di vista, una sola idea. Temono la cultura e chi la sa utilizzare perché sanno che nei libri ci sono gli strumenti per decrittare i loro messaggi subliminali, le strategie per evitare il condizionamento di massa. La scuola, i libri, Internet, i blog, tutto ciò che odora di libertà, di autonomia, di non inquadramento in schemi non precostituiti, per loro è un nemico, il nemico da abbattere.

E’ necessario oggi che gli intellettuali italiani scendano nelle piazze, si schierino, parlino alla gente. E’ necessario che l’anima pensante di questo pesante torni ad avere una voce.  E’ necessario che la gente si ricordi cosa significa la parola “vergogna” e per raggiungere questo scopo, bisogna porle davanti esempi alti, bisogna dargli un’alternativa, una scelta. Non può certo dargliela questa opposizione, compromessa col potere in molti suoi membri, incapace di parlare alla gente con un linguaggio nuovo, legata a schemi vecchi e ormai inefficaci.

Sarà forse una battaglia persa, quella dell’intelligenza, della cultura contro l’ignoranza, della ragione contro il compromesso, ma è meglio perdere senza rimpianti che assistere impotenti al disfacimento di una società.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. Siamo ormai in una dittatura molto più subdola di quelle a cui siamo abituati perchè non ha bisogno di torturare o imprigionare ma ottiene i suoi scopi con altre armi e il tentativo di distruggere la cultura è quello più efficace. Senza cultura non c’è pensiero critico e questo è quello a cui si tende,con ottimi risultati purtroppo.

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