A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Adesso gli insegnanti si sono rotti le palle


E’ assolutamente scandaloso che in uno stato di diritto il premier possa continuare a offendere sistematicamente una categoria di lavoratori senza che questi vengano tutelati né dal ministro che dovrebbe rappresentarli né dalle autorità competenti né da dirigenti scolastici sempre pronti a fare la voce grossa se manca una firma e molto meno pronti a difendere l’istituzione per cui lavorano.

E’ assolutamente scandaloso, indecente e vergognoso che un presidente del consiglio, per altro pluri inquisito per reati infamanti, si permetta di sindacare sulla qualità di una istituzione fondamentale dello stato come la scuola pubblica invitando i genitori a non iscrivervi i figli in ragione di non si sa quale indottrinamento sarebbero costretti a subire.

Evidentemente, i farmaci che il premier assume per le sue serate hard hanno drammatici effetti collaterali sul suo cervello e questa è una situazione a cui qualcuno dovrebbe porre rimedio al più presto.

In quanto insegnante della scuola pubblica italiana, cioè lavoratore che paga regolarmente le sue tasse, mal pagato, costretto a subire i provvedimenti vessatori di Brunetta, costretto a sottostare all’incapacità del peggiore ministro dell’Istruzione degli ultimi trent’anni e di chiunque ritiene di potermi insegnare il lavoro, dichiaro che:

1) Non accetto lezioni morale da un evasore fiscale, corruttore prescritto e corruttore di minorenni. Io alle minorenni, insegno a stare alla larga da individui della sua risma.

2) Io non indottrino, non inculco, non plagio, casomai insegno a evitare di subire queste tre azioni, che fanno parte della cultura politica di chi mi insulta, non della mia. Io insegno, formo, educo, collaborando puntualmente con le famiglie, senza deviare mai dalle norme di correttezza, onestà e dignità che sono parte integrante del mio ruolo professionale,.Al contrario di chi mi insulta, io rispetto chi ho di fronte, a qualunque fronte politico appartenga e se dichiaro la mia opinione, invito chi ho davanti a prenderla per quella che è’, cioè la mia opinione, non una verità consacrata.

3) Se il problema è che gli insegnanti italiani sono nati, sono cresciuti e sono stati educati all’antifascismo, allora effettivamente è un problema. Perché nessuno di noi intende abdicare ai principi di solidarietà, uguaglianza e libertà che hanno creato la democrazia in Italia. Non ci riconosciamo in chi si rifiuta di festeggiare il 25 Aprile, in chi vuol fare di tutt’erba un fascio, in chi, con la scusa che i morti sono tutti uguali, vuole mettere sullo stesso piano oppressori e oppressi.

4) Se il problema è che ogni insegnante ragiona con la propria testa, allora questo è un problema. Noi aspiriamo a educare ragazzi che domani diventino uomini che ragionano con la propria testa. Siamo consapevoli che per  individui di una certa risma, questa è una prospettiva allarmante.

5) Noi, come i magistrati, siamo servitori dello stato, non di questo o quel governo. Non sottostiamo a ordini, riceviamo direttive che siamo liberi di seguire oppure no. Il premier evidentemente non è a conoscenza che le scuole sono autonome e che esiste una cosa chiamata libertà d’insegnamento. Per il premier, qualsiasi libertà che non riguardi lui va cancellata.

6) Invito il ministro Gelmini o a dare le dimissioni o a stigmatizzare, senza ambiguità, senza distinguo, senza ipocrisia, il comportamento del premier. O esistono denunce di genitori, fatti concreti, generalizzati e consultabili, oppure il premier calunnia e diffama e sta al Ministro difendere e tutelare. Altrimenti, torni a casa.

7) Anche tra gli insegnanti italiani, naturalmente, ci sono i servi, i pavidi, gli ignavi e i cortigiani, come in qualsiasi altra categoria. Solo che tra noi non sono maggioranza e non sono né ben visti né temuto. Comprendiamo che  a chi sulla cortigianeria ha improntato la propria filosofia politica, questo possa non piacere. Francamente, ce ne fottiamo.

Non c’è molto altro da dire dopo l’ennesimo attacco vigliacco da parte di chi, è ormai evidente, ha perso il senno e non sa più quel che dice. Non è un caso se in un momento in cui il fantasma del razzismo viene agitato a fini elettorali, si attacca proprio l’istituzione più qualificata a combatterlo, si attaccano quei lavoratori che con spirito di servizio cercano di dare ancora un senso a quel che rimane del sistema scolastico italiano. Non va sottovalutata questa nuova presa di posizione del premier, non va considerata una boutade o l’esternazione di un arteriosclerotico: sono settimane che si attacca la scuola pubblica e si cerca di squalificare chi vi lavora, evidentemente c’è dietro un disegno questo sì, eversivo. Io non ci sto e sono certo di poter dire che noi, insegnanti, maestre, professori, non ci stiamo. Se questo paese ha ancora un futuro, questo passa per la scuola pubblica, per quella trasmissione di valori e cultura di cui noi siamo i principali artefici. Non intendiamo accettare compromessi sul nostro ruolo, sul nostro lavoro, sulla nostra missione educativa né da questo governo né da quello che seguirà. Comprendiamo che questa affermazione risulti sconvolgente per chi ci governa, ma la nostra dignità non è in vendita.

Categorie:Attualità

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3 risposte

  1. Condivido tutto, qualche perplessità sul numero di servi, cortigiani e pavidi della categoria… l’hai sottostimato!

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  2. Bravo Pietro ! Ci siamo veramente rotti le palle…Speriamo che la maggioranza della categoria si svegli, ma se sono tutti come nella nostra scuola….

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  3. Ho riletto recentemente il discorso sulla scuola pubblica di Piero Calamandrei. Mi pare che sia stato pronunciato nel 1950. Sembra la cronaca di quello che sta succedendo ai nostri giorni purtroppo!!!

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