A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

I golpisti della domenica.


Tempo fa ho visto un film che vi consiglio di reperire ad ogni costo: Idiocracy. Era una satira ferocissima sul mondo di oggi e prospettava un mondo totalmente dominato dall’idiozia. Ieri sera ho visto Ballarò e all’improvviso mi sono reso conto che quello non era un film di fantascienza ma un documentario sull’Italia di oggi. Ricapitoliamo brevemente le affermazioni di alcuni dei presenti:

– Per il ministro (o tempora, o mores!) Gelmini, Berlusconi è un filantropo, che fa anche della beneficienza e non c’è da stupirsi se Ruby si trovava in difficoltà e lui le ha dato una mano, perché, testuale, lo ha fatto altre volte. Sul fatto che lo abbia fatto altre volte, a dire il vero, non nutriamo dubbio alcuno. Non solo, il ministro ritiene legittime le esternazioni del premier riguardo la magistratura, comprese le accuse di eversione , perché anche lui è una istituzione che viene attaccata e insultata a ogni piè sospinto (piè sospinto è mia, il lessico del ministro è alquanto limitato e poco ricercato). Che in quanto istituzione avrebbe dovuto, per rispetto alla carica che ricopre, mettersi da parte e farsi processare, ovviamente, è pensiero che non ha neanche sfiorato la mente del ministro. Ministro che è caduta dalle nuvole entrando in palese stato confusionale quando il buon Letta le ha ricordato che sono previsti tagli per quattro miliardi di euro nella scuola nei prossimi tre anni. Alla fine, non ha trovato di meglio che dare la colpa degli sprechi nella scuola ai bidelli! La frase della serata è stata:”Se ci fossero stati quasi tagli, Tremonti me lo avrebbe detto”. Basterebbe solo questo per chiederne le dimissioni.

– Su Cota, presidente della regione Piemonte eletto, secondo indagini ancora in corso e quindi questa è solo una ipotesi di reato, con l’imbroglio, c’è poco da dire. Ha affermato che Berlusconi è perseguitato, che ci sono più bidelli che carabinieri, che la sinistra non ha una politica e perderà le prossime elezioni, ecc.ecc.

Siamo alla fiera dell’indecenza, all’apoteosi del nulla politico, al tentativo di alterare l’inalterabile, alla negazione dell’evidenza.Sulla scuola e sulla Gelmini per un po’ non parlerò più. Intanto perché a proposito del mio precedente articolo mi aspettavo qualche commento da parte dei miei colleghi che non c’è stato. Solo in tre, due maestre e un collega che è un amico, hanno osato esporre pubblicamente il loro apprezzamento, a loro va il mio ringraziamento, la mia stima e il mio affetto. Avendo avuto circa trecento contatti, devo concludere che la categoria non brilla esattamente per coraggio e che ha il ministro e il governo che si merita. Perché i casi sono due: o deprecano quanto ho scritto, e allora potevano contestare, oppure approvano e allora, tenuto conto del fatto che li rappresento anche sindacalmente, potevano darmi il loro appoggio verbale.  Questo non è accaduto né in pubblico né in privato e francamente ci sono rimasto male.

Ma non parlerò più di scuola, al di là delle mie paturnie personali da evidente crisi di mezz’età, perché il discorso si fa stucchevole e trito. Cito solo una frase a mio parere esemplificativa del pensiero del premier:” Due paroline ai maestri e agli insegnanti, i quali, se vogliono servire lo Stato e prenderne lo stipendio,devono accettarne l’etica senza reticenza o prepararsi alle inevitabili, dure punizioni”. La sostanza del discorso di Berlusconi è la stessa. Queste parole le pronunciò Farinacci, scherano di Mussolini, in un discorso rivolto agli insegnanti. Oggi come ieri, l’attacco alla scuola parte da un equivoco di fondo che identifica lo Stato con il governo del momento. Perché è ovvio per tutti ma non per il premier e per il ministro dell’Istruzione, che gli insegnanti sono servitori dello Stato, non di questo o quel governo e che la libertà di insegnamento è stata inserita nella Costituzione proprio per evitare gli indottrinamenti, per garantire il pluralismo e un insegnamento che sia il più possibile aperto alle opinioni più diverse. La libertà d’insegnamento è garanzia di libertà per tutti. U/n’altra cosa che mi ha molto amareggiato, è la mancata discesa in campo delle famiglie. Se io fossi un operaio, e non è che il mio stipendio sia molto diverso, mi incazzerei come un belva davanti a un  presidente del Consiglio che favorisce la scuola privata a scapito di quella pubblica, mi incazzerei perché impedisce a mio figlio di avere quelle pari opportunità di successo che sono un diritto costituzionale!

Invece nulla, silenzio. Retoriche difese della scuola pubblica sui forum dei giornali di sinistra, per altro pronte a tramutarsi rapidamente in insulti ai docenti non appena cambierà il vento, e basta. Dov’è la società civile in Italia? Dov’è la società, tout court? Possibile che non ci si renda conto che scardinare la scuola e la giustizia significa attuare un golpe, significa cancellare i due piedi su cui si regge lo stato sociale? Possibile che le famiglie non intuiscano che questi dilettanti allo sbaraglio, quella signorina occhialuta che sembra avere una scopa infilata in una parte poco nobile, sta contribuendo a togliere una parte di futuro ai ragazzi? Stanno distruggendo il futuro del paese e tutto prosegue normalmente: i centri commerciali sono piedi, tutti sfoggiano iphone e ipad, (che non servono a un cazzo perché in Italia il wi fi è fantascienza), tutto scorre come un fiume melmoso e maleodorante, solo che la gente, ormai, non si tura più il naso, si è assuefatta.

Leggo poco fa sul giornale la notizia che vogliono cambiare l’articolo una della Costituzione, per fare in modo che né Il presidente della Repubblica né la magistratura possano opporsi al volere del Parlamento di servi che ci ritroviamo.  Fortunatamente la Costituzione non si cambia per decreto, ma dovrebbe essere palese a tutti che questi sono golpisti. Golpisti dell’era della comunicazione di massa, certo, non eversori armati ( per ora…), fascisti in bianco che all’olio di ricino hanno sostituito l’Isola dei Famosi, fa molto più male e ha un diffusione maggiore.

Il paese, le brave persone, quelli che s’indignano, dove sono? Mormorano alle spalle all’ombra dei corridoi, come qualche collega, sono emigrati, sono vittime di una purga occultata, dove sono? Il nostro futuro è legato a un pugno di comici? Sono gli unici, in Italia a parlare chiaro.

Io credo che si arrivato il momento che gente come Roberto Saviano, Gino Strada, persone dalla moralità ineccepibile, inattaccabili e non compromessi con la politica, guidino una pacifica rivolta, facciano montare una marea di sdegno silenziosa, lenta ma inesorabile, diano l’esempio, un esempio alto, un esempio di diversità, dimostrino che sì, un modo diverso di essere uomini e cittadini esiste. Non credo nelle rivoluzioni, né borghesi, ne’ proletarie, non in un mondo in cui il sogno rivoluzionario è l’Ipad, ma credo nella possibilità di dare alla gente la possibilità di scegliere tra due modelli, di scegliere veramente in modo libero e consapevole. per farlo però, l’altro modello, quello della dignità, del rispetto dell’alterità, della globalizzazione della dignità, deve sporcarsi le mani con la piazza, deve amplificare il proprio messaggio. Altrimenti, passare da un golpe bianco a uno nero, sarà un gioco da ragazzi per questa gentaglia.

Buona Pasqua a tutti.

Categorie:Cronaca

1 risposta

  1. buona pasqua a te e famiglia…però io alle rivoluzioni credo ancora!
    Con affetto
    Giovanni

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