A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Chi non beve con noi, peste lo colga!


Il 25 Aprile non è una festa di tutti, è la festa di chi crede nei valori della democrazia e della libertà, di chi è stato educato all’antifascismo e di chi, all’antifascismo, educa i propri figli o forma i propri studenti.

Il 25 Aprile non viene per pacificare, viene per ribadire le differenze tra chi ha scelto di allearsi con gli aguzzini di Auschwitz e Mathausen e di chi ha messo a rischio la propria vita per garantire al paese un futuro diverso.

Il 25 Aprile è una festa che ricorda l’unico momento glorioso della storia italiana, l’unico sussulto di orgoglio di un popolo altrimenti felice di abbassare la testa. Non combattevano meridionali, settentrionali, avvocati, medici, operai, artigiani, tra le file partigiane, combattevano italiani.

Un vecchio proverbio siciliano cosi’ recita: “Tu ti lamenti, picchì ti lamenti? Pigghia lu bastuni e tira fora li denti!” (trad. per i padani: tu ti lamenti, perché ti lamenti? Piglia il bastone e tira fuori la rabbia). Esattamente quello che è accaduto dall’otto Settembre del 43 al venticinque Aprile del 1945 in Italia: un popolo stanco di chinare la testa, di lamentarsi, di essere mandato al macello, ha impugnato le armi e risposto colpo su colpo a un invasore feroce e organizzato, spalleggiato da vigliacchi e infami assassini che oggi qualcuno vorrebbe far passare per idealisti. Uomini, donne, bambini sono caduti sotto i colpi dei nazifascisti, massacrati, torturati, bruciati vivi, è bene non dimenticarlo mai. La programmazione televisiva di oggi non reca un solo titolo dedicato alla Resistenza, chiaro segno che alle nuove generazioni si vuole tenere nascosto il suo significato e il suo valore.

Io reputo un dovere morale in segnare ai miei alunni cosa è stata la Resistenza e cosa è stato il Nazifascismo, senza revisionismi, senza aggiustamenti di comodo, senza mediazioni ipocrite e meschine. Non ha senso vivere a Cornigliano, a due passi dall’Ansaldo, passare ogni giorno davanti a strade che portano il nome di partigiani e non sapere cosa significa. Se questo mi rende un insegnante di sinistra che inculca valori diversi da quelli delle brave famiglie borghesi, pazienza, mi appello alla libertà d’insegnamento e al diritto di essere un cattivo maestro.

I vigliacchi che hanno tappezzato di foto di repubblichini i muri di Roma sono i putridi escrementi di una ideologia sconfitta dalla storia, i balbettanti epigoni di infami modelli. Io non provo, né come intellettuale né come persona, alcun rispetto per chi ha appoggiato le leggi razziali e l’Olocausto, non li considero ragazzi che hanno sbagliato ma criminali, la maggior parte dei quali non ha mai pagato il dovuto. I vigliacchi di Roma non sono neppure criminali, solo piccoli infami. Al piccolo duce che come sempre, in questo giorno, si nasconde nei suoi postriboli privati, va tutto il mio disprezzo.

Faccio un ideale brindisi che condivido con i miei venticinque lettori in questa giornata di festa, augurando a tutti di non vedere mai quegli ideali tramontare e di poter tornare a festeggiare questo giorno con un animo più lieto. E chi non beve con noi, peste lo colga!

Viva il 25 Aprile.

Categorie:Attualità

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