A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Gli attributi della sinistra


Il presidente del Consiglio va a Parigi in missione ufficiale e si esibisce in quella che i greci chiamavano “proskunesis”, cioè l’atto di baciare i piedi al sovrano, in questo caso, Sarkhozy. Non altrimenti si può definire la svendita della Parmalat a Lactalis, l’ammissione che potrebbe definirsi candida, se non fosse criminale, che le centrali nucleari sono state accantonate solo temporaneamente per motivi elettorali, (ma stia tranquillo, monsieur le president, onoreremo l’impegno a comprare i suoi scarti venefici per quanto pericolosi possano essere), e l’impegno a bombardare la Libia.

Tre mostruose minchiate che oltre a far diventare l’Italia il tappetino da piedi dell’Europa, hanno fatto infuriare perfino Bossi. Il terreno sarebbe propizio per dare finalmente una spallata a questo governo, per cercare un colpo di mano che finalmente ci riporti nel mondo reale e invece cosa accade? L’ancora di salvataggio arriva dalla sinistra. Prima dal presidente della repubblica che accusa una clamorosa amnesia costituzionale, poi dalla Finocchiaro, che assicura che la sinistra voterà per bombardare la Libia. Un esempio così clamoroso di idiozia politica che sarebbe da non credere. Eppure non arriva nessuna smentita, è proprio così. Il suicidio politico di una sinistra che da tempo ha perso la propria identità adesso è completo.

Quello che mi chiedo e, credo con me si chiedano in tanti, è: perché? 

Perché tenere in piedi un governo che si è contraddistinto per l’inettitudine di alcune ministri, l’impopolarità di molte scelte, la perdita di prestigio del paese a livello internazionale, la perdita di credibilità di un parlamento che ha votato assurdità incredibili ed è ancora in piedi grazie al mercimonio di poltrone? Perché salvare gente come Romani, la Gelmini, Schifani, La Russa? Perché costringerci ancora a sopportare le loro facce, i loro discorsi,m la loro ipocrisia?

Perché ripudiare pacifismo e anti imperialismo che hanno contraddistinto gli anni in cui la sinistra italiana era l’unica, reale alternativa a Mosca e l’eurocomunismo veniva salutato come una terza via praticabile? Perché rinunciare a una battaglia di civiltà contro il razzismo e l’intolleranza sulla questione degli immigrati addirittura invocando sull’Unità il rispetto della Bossi- Fini?

Mi viene il sospetto che la tattica ideata dagli spin doctors di Bersani sia quella di sostituire Berlusconi con un surrogato del berlusconismo, che la sinistra, per battere la destra, si stia spostando sempre più a destra.

Altra possibilità è che questi idioti siano terrorizzati all’idea di governare, paralizzati dallo spettro di essere costretti a prendersi delle responsabilità e venire incontro alle richieste degli operai, delle maestre, dei professori, dei professionisti, dei medici, degli industriali, ecc.  Meglio lasciar fare tabula rasa al nano, meglio ricostruire dalle macerie, così se anche le cose si fanno male, sembrerà comunque di aver fatto tanto. 

Certo è che manca una linea politica, una dirigenza in grado di indicare la strada, manca una reale alternativa alla destra e questo è drammatico: perché la destra è il nulla. Manca soprattutto una tensione etica, la voglia di risollevare la testa dalla melma e affermare la propria diversità. Forse perché la diversità non esiste e Bersani e co. nella melma ci stanno bene come quelli dall’altra parte. Forse perché questa gente non ha abbastanza palle per mostrarsi diversa.

Manca anche il popolo, una base che si faccia sentire, che reclami un modo diverso di fare politica. Manca l’indignazione e la vergogna.

Io non credo che i problemi di questo paese si possano risolvere radicalizzando la lotta politica come fa Grillo o riportando in auge tesi sconfitte dalla storia come fa la Fiom, non credo che un’alternativa accettabile sia il populismo forcaiolo di Di Pietro o il fascismo in doppiopetto di Fini. Forse Vendola potrebbe rappresentare un’alternativa interessante, forse Saviano che solletica reminiscenze platoniche di un governo dei filosofi e ha dalla sua l’onestà e il coraggio, forse Gino Strada, nobile e angosciato come un Don Chisciotte dei nostri giorni. Non ho soluzioni a portata di mano, faccio già fatica a trovare soluzioni per far spiccicare parola ai miei alunni all’esame. Ma di una cosa sono certo: ci vuole un leader che parli alla gente, che renda orgogliosi della propria appartenenza, che sappia uscire dai binari della retorica e dei giochi di potere. L’attuale classe dirigente, con l’eccezione di Rosy Bindi, un vero pesce fuor d’acqua, non sa parlare alla gente e ci fa vergognare della nostra appartenenza. Perché a me una sinistra che appoggia la guerra, qualunque guerra, fa vomitare.

Pacifismo senza se e senza ma, lotta al razzismo e a chi lo usa come strumento politico, centralità del lavoro, questione morale, sono secondo me i punti da cui ripartire, quelli da cui non si può recedere, a rischio di non riuscire a parlare alla pancia della gente, a rischio di perdere ancora. Pochi discorsi, chiari, netti, tesi a  sancire discontinuità, tesi a marcare la distanza. Se c’è un leader che possa garantire questo si faccia avanti, altrimenti continueremo a naufragare in questo mare dove non c’è nulla di dolce.

Categorie:Cronaca

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2 risposte

  1. il PD vuole semplicemente sostituire il PDL e, per far ciò, deve mostrarsi credibile agli occhi interessati di Confindustria.
    A presto

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  2. Forse, o mica forse, perchè al di là dei bizantinismi lessicali, delle false “questioni morali”, di tutti gli annessi e connessi, le differenze stanno a zero. A proposito, come mai non si è levata la voce contro la guerra dei vari Santoro, Floris, Fazio e compagnia cantando? Quando si alzano i venti di guerra tutti allineati e coperti dietro le massime autorità, Presidente in testa.
    Per non parlare della gestione dei profughi tunisini nella nostra città.

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