A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La fine della democrazia


Vittorio Zucconi, giornalista che amo molto anche per la sua sottile ironia, ha scritto un post nel suo blog su La Repubblica contro chi, come il sottoscritto (lui parlava di Dalema, ovviamente), ha affermato che l’uccisione di Bin Laden è stata un errore e che sarebbe stato meglio processarlo.

Le argomentazioni addotte da Zucconi sono tutte assolutamente ragionevoli, in gran parte condivisibili, realistiche. Il giornalista si chiede quale paese avrebbe dovuto processare Bin Laden, quale stato avrebbe accettato di ospitare il criminale sapendo che ad esempio, i terroristi avrebbero potuto sequestrare un autobus pieno di bambini e sgozzarli uno a uno in diretta web per chiedere il rilascio del loro capo, se avrebbe dovuto essere la giustizia militare o civile ad occuparsi del processo e,nel secondo caso, quanto tempo sarebbe passato prima di una condanna definitiva. Zucconi conclude che uccidere Bin Laden sul posto era l’unica soluzione praticabile. La più semplice, aggiungo io.

Tutte argomentazioni ragionevoli e condivisbili. Solo che il problema è un altro. Il problema è che il cardine della democrazia è la legge, più precisamente, il cardine della democrazia è che la legge deve essere uguale per tutti. E’ una regola che non ammette deroghe, eccezioni o chiose, è la pietra volta di ogni sistema democratico.

Con quale coraggio gli americani occupano Kabul e Baghdad da anni con lo scopo di portare la democrazia a quei popoli se poi derogano dal fondamento di ogni ordinamento democratico?

Potessi parlare a Zucconi, parafrasando Mao, gli direi che la democrazia non è un pranzo di gala, non è comoda e neppure facile da mantenere, è costata un’infinità di vite umane. In Italia, per la democrazia, sono morti i partigiani, poi decine di poliziotti e magistrati uccisi dai terroristi. Ma nessuno ha mai pensato che fosse lecito far saltare le cervella a un terrorista, nessuno ha pensato fosse lecito uccidere a sangue freddo Riina. La democrazia è un valore assoluto e come tale richiede un grande sacrificio per mantenerla. Nel momento in cui si abdica alle regole più elementari si smette di praticarla, si entra in un altro ambito, quello della legge del taglione, dell’inciviltà, della prevaricazione.

Se giustifichiamo gli americani che per comodità hanno deciso di dimenticare per un momento le regole, perché prendersela con Berlusconi, che non è un terrorista sanguinario e fa la stessa cosa? E non mi dite che sto facendo un paragone assurdo: se relativizziamo la democrazia, allora va relativizzata sempre, non si può farlo solo quando ci fa comodo. O tutti devono rispettare le stesse regole ed essere sottoposti alla stessa legge, sempre e ovunque ci sia democrazia, oppure siamo in un altro ambito che, personalmente mi ripugna.

Ne ho francamente le scatole piene di realpolitik e discorsi sulla ragion di stato. De Tocqueville e Franklin, i padri della democrazia americana, non hanno certo teorizzato che ogni tanto si può commettere un omicidio a sangue freddo per il bene del paese o perché è complicato fare un processo, come i nostri padri costituenti non hanno teorizzato che il presidente del consiglio ha il diritto di insultare e limitare il potere dei magistrati. Ideali e sogni di uguaglianza che si sono persi, che sono diventati parametri obsoleti con cui confrontarsi. C’è bisogno di ideali, di onestà, di lavare via l’ipocrisia che ci circonda. Il sistema in cui viviamo, un sistema fortemente condizionato dagli USA e dalla loro politica dal dopoguerra a oggi, non è democratico, non è ugualitario e non è il migliore dei sistemi possibili. A chi afferma che non ci sono alternative ricordo il bombardamento della Casa rosada a Santiago del Cile e l’omicidio di Salvador Allende, finanziato e ordinato da Henry Kissinger: se le alternative si soffocano nel sangue, poi scompaiono.

Quando il paese che ha la presunzione di portare la democrazia agli altri a suon di bombe, ne viola le regole principali, dovremmo tutti interrogarci su cosa c’è di sbagliato. Non l’ha fatto nessuno in modo chiaro ed efficace, nessuno ha avuto il coraggio di alzare la voce fuori dal coro. Se ci fosse bisogno di una prova che questa non è democrazia,eccola.

Categorie:Cronaca

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1 risposta

  1. di Zucconi mi piace solo l’ironia, per il resto dice cose poco condivisibili e questo ne è un esempio lampante.
    Ironia della sorte ( a proposito appunto di ironia) è anche milanista…
    A presto

    Mi piace

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