Fine settimana ricco di notizie, tristissime, che hanno come comun denominatore il sesso. Un parroco pedofilo e cocainomane arrestato a Genova, un ragazzo pestato alla Bocconi per la sua omosessualità, due deputati che si lanciano contro un videogioco che ha tra le sue possibilità anche quello di creare una coppia gay, il presidente del fondo monetario internazionale, probabilmente l’uomo più potente del mondo, che stupra una cameriera e poi prende l’aereo come se niente fosse.

Non c’è da stupirsi se poi nel nostro paese si assiste a un campagna elettorale caratterizzata dal vituperio, si alzano barricate contro i profughi e si propone di prenderli a fucilate. La discriminazione, il razzismo, l’odio per il diverso, anche se si è diversi solo in camera da letto, nella propria intimità, sono purtroppo virus che infestano l’aria che respiriamo, che si stanno diffondendo a macchia d’olio e che questa classe politica sta facendo di tutto per diffondere. Ricordo infatti che questo governo, in particolare la velina che fa finta di fare il ministro delle pari opportunità, si è rifiutata di far inserire nel codice penale l’aggravante di discriminazione per i reati violenti contro gli omosessuali. Omosessuali verso cui, a partire dal presidente del consiglio, gli esponenti di questo governo si sono spesso espressi in modo volgare e indecoroso.

Ma da dove nasce l’omofobia? In parte dall’ipocrisia cattolica che regna sovrana in questo paese, che induce a nascondere piuttosto che a palesare, che ha inserito nel Dna degli italiani la logica perversa che se una cosa si fa ma non diventa di pubblico dominio, allora è automaticamente lecita. In parte dall’attuale situazione socio economica del paese. Nei momenti di crisi, infatti, aumentano statisticamente gli episodi di violenza nei confronti delle minoranza, etniche o sessuali non ha importanza, nei confronti di chi, nell’opinione comune, viene stigmatizzato come diverso. E’ il principio del capro espiatorio: la frustrazione collettiva si sfoga spostando le proprie colpe su chi nella collettività vive ai margini: ieri gli ebrei, oggi i libici, gli omosessuali, ecc. Giovani senza lavoro, senza prospettive, mediamente senza cultura, sfogano la propria impotenza su altri giovani, in questo caso uno studente universitario, uno che un futuro davanti ce l’ha, quindi un nemico.

Ma c’è dell’altro: il successo dei social network, per assurdo, è la dimostrazione della profonda solitudine delle nuove generazioni. Provate a bazzicare su facebook o twitter, a guardare cosa scrivono i ragazzi: banalità riprese da altri siti, battute triviali, versi gutturali. Uno spazio di discussione, l’occasione di confrontarsi liberamente viene sprecata, banalizzata, gettato via. Perché relazionarsi con gli altri, in un mondo che ha come paradigma il successo personale, la bellezza, l’affermazione del sé, è diventato paradossalmente sempre più difficile, fonte di ansia, di frustrazioni, di complessi. Sono sempre più nevrotici e insicuri i nostri ragazzi, senza punti di riferimento, senza porti dove ancorare la loro nave traballante. Molto più semplice odiare, molto più semplice compattarsi, riunirsi contro qualcosa piuttosto che per costruire qualcosa. ovviamente, i violenti sono fortunatamente una minoranza, ma una minoranza pericolosa, una minoranza che sta assumendo proporzioni sempre più inquietanti. L’omosessuale dichiarato, che ha il coraggio di trasgredire le regole, che non ha complessi di colpa per la propria diversità, che ha una vita di relazione e sessuale attiva, viene vissuto come ulteriore elemento di frustrazione, proprio perché la nostra cultura lo considera comunque inferiore, un uomo meno uomo degli altri, e dunque  si trasforma in bersaglio.

E’ ovvio che gente della risma di Giovanardi non aiuta a far capire ai giovani che l’omosessualità non è una malattia ma un modo d’essere intimo e privato, che non offende nessuna morale, che in uno stato democratico ognuno in camera da letto deve aver il diritto di fare quello che vuole con un partner maggiorenne e consenziente. E’ altrettanto ovvio che l’atteggiamento reazionario, oscurantista e ipocrita della Chiesa cattolica, arrivato al punto di vietare una veglia per le vittime dell’omofobia, è certamente una delle cause della diffusione di questo sentimento. 

Tra le tante proposte balzane su cosa dovrebbe insegnare la scuola, quella che riguarda  l’educazione sessuale, in particolare l’educazione a una sessualità consapevole e responsabile, etero od omosessuale non importa, mi trova assolutamente d’accordo. C’è bisogno di informare, di togliere il sesso dalle bancarelle del mercato e riportarlo nella sua dimensione relazione, di tornare a parlare di amore e rispetto, di sentimenti veri e profondi. Episodi come le aggressioni agli omosessuali o lo stupro di una cameriera da parte di un potente, rappresentano la prova evidente di come la sessualità oggi sia sempre più oggettivizzata, di come donne e uomini diventino oggetti che si possono acquistare o malmenare, violare a proprio piacimento.

Sul potere, sulla sua arroganza, e sull’infantilismo becero degli uomini di potere, bambini viziati e viziosi che credono di poter comprare qualsiasi cosa, animati da fantasie sessuali adolescenziali e incapaci di relazionarsi in modo maturo e responsabile con il prossimo, ci sarebbe molto da dire e forse, se non mi viene la nausea, lo farò in qualche post futuro.

Al contrario di Giovanardi, io credo che iniziative come il cartellone pubblicitario dell’Ikea o la possibilità del gioco The Sims siano atti di grande civiltà e aiutino le persone a cancellare la categoria della diversità. Personalmente inserirei per legge tematiche gay, non morbose, anche negli spot pubblicitari, sempre più maschilisti, volgari, grossolani. Se viviamo nella società dell’immagine, è anche con l’immagine che si educa la gente. Sarebbe anche ora che la televisione la smettesse di proporre l’omosessualità come patrimonio di fenomeni da baraccone, eccessivi, isterici, buoni per il Grande Fratello o l’Isola dei famosi, ma proponesse una dimensione più normale. Negli Stati Uniti esistono fiction di successo che affrontano tematiche omosessuali in modo serio e garbato e nessuno promuove crociate. Perché questo non può accadere anche da noi?  Perché i giornali debbono mettere in rilievo la becera e tetra ipocrisia di Giovanardi? Perché parlare di omosessualità solo quando accadono eventi violenti?

Quanto alle donne, al loro diritto di essere rispettate e non usate, al rispetto della loro dignità, alle reali pari opportunità che gli vanno garantite, siamo ancora indietro di decenni rispetto, ad esempio, ai paesi del nord Europa. Certamente questo governo, con i bunga bunga del presidente e la sua corte di peripatetiche che confondono la femminilità col meretricio e la virilità col portafoglio, hanno portato indietro di parecchio la lancetta del tempo  riguardo l’emancipazione femminile. Un ricco e anziano signore che sodomizza una cameriera in un albergo e poi se ne va pensando di farla franca grazie al suo curriculum, dimostra che il mondo non è solo diviso tra ricchi e poveri, ma ancora e sempre tra uomini e donne, dove le seconde, secondo qualcuno, dovrebbero essere a disposizione dei primi e subire qualsiasi abuso senza fiatare.

Parlare di questo, nel nuovo millennio, non è più assurdo che parlare di guerra umanitaria, è triste, squallido, deprimente.La violenza sessuale viola in primo luogo il sesso, quello spazio magico e intimo in cui, con la persona giusta, si riesce a dare un significato alla parola libertà e a toccare mondi inesplorati. Secondo la cultura ebraica l’estasi sessuale è un modo per avvicinarsi alla divinità.

Cosa può sperare di ottenere l’uomo se non riesce neppure a rispettare quello spazio sacro?  Di quale civiltà, di quale democrazia si blatera se ancora discriminiamo in  base alla camera da letto? Come possono gli uomini costruire la pace se non rispettano neppure le proprie donne?

La risposta, amici cari, vola ancora nel vento.

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