A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Giù le mani dalla scuola


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Il mio precedente articolo ha avuto moltissimi contatti, segno che ho toccato un nervo scoperto. Mi rendo conto dai commenti ricevuti, pochi, ma di pregio e civilissimi, che il senso di quello che volevo dire è stato in parte frainteso, sicuramente per colpa mia e dunque è necessaria, per l’onestà con cui cerco di gestire questo spazio, una errata corrige. Premetto che in un blog, il linguaggio è, per la natura stessa del mezzo, provocatorio e dunque a volte capita di trascendere.

La Don Milani è una risorsa preziosissima per Genova, pensare di cambiare le carte in tavola con una mancata firma non è solo disonesto, testimonia anche un totale disinteresse da parte dell’amministrazione verso quell’eccellenza che blatera di voler portare nella scuola italiana. Come docente e come rappresentante sindacale sono al fianco dei colleghi della Don Milani e spero che questo vero e proprio agguato non sortisca alcun effetto.

Tra i colleghi, su quella che è ormai una istituzione della scuola genovese, corrono sentimenti contrastanti: chi adora incondizionatamente il modello Don Milani e chi invece mormora, pensando che ci sia del marcio in Danimarca. Io non credo ci sia del marcio in Danimarca, credo che la fama che quella scuola si è conquistata sia meritata e acquisita sul campo.

Spero che queste mie affermazioni spazzino via il terreno dalle incomprensioni causate dal mio precedente articolo.

Tuttavia a Genova, in particolare nel Ponente, diciamo da Sampierdarena a Bolzaneto fino a Voltri, ci sono scuole che da anni lavorano in emergenza. Carenze di organici, di strutture, pochi soldi, cose che ho detto molte volte qui. La mia critica era rivolta al comune e alla regione il cui interessamento per la Don Milani mi è sembrato più dettato da logiche elettorali e propagandistiche che dalla volontà di avviare un dibattito pubblico sui problemi della scuola a Genova. Perché in questa città, e nessuno può negarlo, esistono scuole pubbliche ricche e altre povere, esistono scuole che non iscrivono alunni stranieri e altre che ne iscrivono il 60%, esistono scuole che ottengono tutto e altre che, sistematicamente, non ottengono nulla. Di solito, quelle che non ottengono nulla, sono le scuole pubbliche più povere. Forse ho una visione pessimistica, mutuata dal fatto di aver lavorato solo alla Quasimodo e a Cornigliano e di aver fatto in precedenza l’educatore alla Diga di Bolzaneto, forse masticare disagio ogni giorno a dosi massicce mi fa vedere tutto nero, ma la mia percezione è questa.

Per anni ho chiesto ai vari dirigenti che si sono susseguiti a Cornigliano di avviare un dibattito pubblico tra la gente del quartiere, le forze dell’ordine, i servizi sociali e la scuola, per ribadire i propri ruoli e le possibilità di interazione, per spiegare alle persone, ad esempio, perché per noi la rotta al razzismo è prioritaria e perché, tra i banchi di scuola, un ragazzino islamico e uno cristiano per noi pari sono e così deve essere, se si vuole davvero fare scuola, cultura, se si vuole davvero assolvere alla propria funzione di istituzione pubblica. Non si è mai fatto questo dibattito, perché, parliamoci chiaro, non interessa a nessuno. La profonda crisi che la scuola sta vivendo è dovuta sicuramente a una politica vergognosa di tagli ma anche a una classe docente poco sindacalizzata, a sindacati occupati più a litigare con sé stessi che a fare ciò che dovrebbero, a famiglie cresciute con Forum e il Grande Fratello. Noi docenti siamo un pò come il Winston di Orwell, che cerca l’amore in un mondo senza sentimenti: noi cerchiamo di insegnare la cultura in un mondo dominato dai messaggi. Ma ci sono battaglie perse che valgono più di tante battaglie vinte. Ce lo ha insegnato Cervantes.

Tutto questo per dire che, a mio modesto avviso, i tempi per un pubblico dibattito che vada oltre i proclami d’amore per la scuola pubblica quando il presidente del consiglio insulta i docenti, ma che affronti davvero i tanti problemi della nostra scuola, sono maturi. La grande porcata fatta alla Don Milani era l’occasione per lanciare un J’accuse vibrante, invece si è ridotta a una difesa del “particulare”, legittima ma fine a sé stessa, che ( mi auguro) risolve un problema ma ne lascia altri cento aperti, ignorandoli.

Ho contestato una miopia istituzionale che in questo momento particolare appare tanto più irritante. Era a questo che si riferiva il mio “o tutti o nessuno”: una istituzione deve difendere la scuola, non una scuola. Ma la logica del “particulare”, non nel senso nobile con cui lo intendeva Guicciardini, è tipica del nostro paese, il paese del voto di scambio e delle mazzette, della corruzione e dell’impunità. Però Genova e la Liguria sono governate dalla sinistra e da uomo di sinistra mi aspetto logiche diverse. Una volta si diceva che chi sta a sinistra è condannato a essere migliore degli altri, più pulito, più solidale, più onesto, più capace. Io la penso ancora così, lo pretendo da me stesso e lo pretendo da quelli a cui dò delega di rappresentarmi. La levata di scudi sulla scuola pubblica avrebbe dovuto esserci molto tempo fa. Questa è stata tardiva e parziale.

Io credo che se la diseguaglianza sociale si riflette anche sulla scuola pubblica, significa che il nostro paese è avviato a un futuro ben triste, se si lascia passare nell’indifferenza il principio che chi ha di più lo avrà in ogni ambito e così chi ha di meno, avrà sempre di meno, si torna indietro di cent’anni, esattamente come vorrebbe l’attuale esecutivo.

Spero di aver chiarito il mio pensiero, ammesso che possa interessare a qualcuno, e spero anche che la discussione avviata continui, perché finché ci si confronta, significa che crediamo ancora nel valore del nostro lavoro e forse non tutto è perduto.

Categorie:La scuola

3 risposte

  1. grazie Pietro, “ci siamo chiariti” anche se non avevo dubbi che fossimo d’accordo sulle cose di fondo. Allora perchè non provare a far partire “dal basso”, ossia dalle comunità professionali delle scuole una “autocomunicazione di massa” (come direbbe Castells) in rete rivolta a tutte le Istituzioni (enti locali, amministrazione periferica del Miur, organizzazioni sindacali, associazioni professionali…) per una SCUOLA PUBBLICA DI QUALITA’ ?
    Noi della don Milani ci stiamo e siamo disponibili a dare il nostro contributo.
    Grazie di avere innescato la riflessione
    paolo

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  2. Liguria: basta seggi a scuola, trovare alternative (v. Il secolo XIX on line)

    Ecco quali sono i problemi della scuola per la Regione, a proposito di incompetenza degli enti locali sulla scuola.

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