A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Una vittoria di Pirro


 

 

mostraOvviamente non posso che rallegrarmi della positiva risoluzione della questione Don Milani. Ero certo che il ministro, specie in un momento così delicato per l’esecutivo, avrebbe fatto marcia indietro. In bocca al lupo dunque, ai colleghi, nella speranza che l’anno prossimo non si ripeta la stessa manfrina.

Lo ammetto, ho provato anche un briciolo d’invidia. Intanto per la compattezza e l’unità d’intenti manifestata da dirigenza e corpo docenti, poi per la mobilitazione da parte delle famiglie e infine, per gli articoli del Secolo XIX. Proprio su questo ultimo punto voglio soffermarmi in questo post.

Prima però, devo dire con una certa malinconia, che questa vittoria importante e significativa per una scuola importante e significativa di Genova, rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro per la scuola genovese nel suo complesso. E’ stata una grande occasione mancata, lo ripeto, per lanciare un grido d’allarme sulla situazione delle scuole genovesi in particolare del ponente.

Veniamo alle dolenti note sull’informazione. Qualche mese fa il Secolo ha pubblicato una articolo superficiale e in parte falso, teso solo a fare notizia, su un episodio capitato nel comprensivo per cui lavoro, articolo in cui con dovizia di particolari, veniva descritto l’episodio dopo aver ascoltato una sola campana (la parte che si dichiarava lesa) e veniva chiaramente descritto il plesso in cui era accaduto il fatto.  Nella replica, che a nome della componente sindacale, avevo scritto io, avevo rimarcato, tra molte altre cose, come, un anno prima, per un episodio simile accaduto in una importante scuola privata, lo stesso giornale si fosse ben guardato dall’inserire dati che permettessero di individuare la scuola in questione. Tra parentesi, la nostra replica venne inserita in neretto in fondo all’articolo.

Un paio d’anni fa lo stesso giornale pubblicò una intervista di un sacerdote amante delle prime pagine in cui venivano denunciati alcuni gravissimi episodi riguardo studenti latinoamericani della nostra scuola, risultati poi privi di fondamento. Anche allora, fui io, su incarico del dirigente a replicare e, dal momento che dovevamo passare come la scuola dei latinos, lo spazio che mi diedero fu sufficientemente ampio da permettere una replica pacata ma ferma.

Questo per dire come la stampa cittadina applichi la regola del “leoni con gli agnelli” senza tenere in minimo conto i danni che può provocare in termini di iscrizioni e conseguenti tagli di cattedre con perdita di posti di lavoro, con certi articoli. Perché, strana coincidenza, di certo fortuita, questi articoli sono sempre stati pubblicati in periodo d’iscrizioni. Honni soy qui mal y pense

Il risultato è che la mia scuola, nell’immaginario collettivo, è ancora la scuola dei coltelli. Il fatto che la battaglia contro le bande sia stata vinta e combattuta ormai da anni, grazie all’impegno dell’intero corpo docenti, il fatto che il bullismo sia ai minimi termini, in un quartiere predisposto a fenomeni di questo tipo, il fatto che l’integrazione, parola che odio, preferisco superamento della diversità apparente, sia da noi una realtà da anni, che il disagio venga monitorato e contenuto costantemente non passa, non arriva alla gente, non fa notizia. Perché, e questa è una amara verità ma va detta, la povertà non paga. I poveri non comprano il giornale, non hanno peso politico, è difficile organizzarli. Cornigliano, per la stampa cittadina, conta quando finisce in prima pagina per la cronaca nera, non conta nulla se fa qualcosa di buono. Cosi’ Sampierdarena, Certosa, Bolzaneto, Prà, Voltri…Basta vedere la nuova campagna razzista del Secolo in questi giorni, per verificare come le campagne stampa siano “drogate”, costruite ad hoc. Gli articoli di questi giorni sembrano costruiti per per dire ai milanesi “avete sbagliato” e per ammonire i genovesi per tempo su dove mettere la croce quando si voterà per il comune. Ma la mia è malafede e certamente, i giornalisti del Secolo sono in buona fede,

Quanto detto per i giornali e vale ancora di più per la politica. Una sinistra imborghesita che si sposta sempre più verso il centro, finisce inevitabilmente per guardare ai borghesi, finisce inevitabilmente per strizzare l’occhio all’elettorato a cui aspira. Per questo la vittoria della Don Milani, che non può che rallegrare tutti, rischia di significare poco nel quadro globale, per questo la considero l’ennesima occasione persa. Se da queste pagine, io misero docente di lettere affetto da grafomania, posso prendere a esempio un episodio particolare per parlare del quadro globale perché non lo fa la stampa, dove scrivono dei professionisti? Perché non fare una serie di inchieste sulle scuole genovesi? Perché Regione e Comune non avviano una indagine conoscitiva?

La risposta,per quanto avvilente, è sempre la stessa: una serie di scuole con problemi strutturali e organici non fanno notizia e non portano voti. Ci siamo abituati, siamo abituati al fatto che le famiglie debbano portare carta igienica e sapone, siamo abituati ai tagli di cattedre, siamo abituati a veder morire il tempo pieno, siamo abituati alle classi di 27-30 alunni, siamo abituati al disagio dei nostri ragazzi, alla loro apatia, al disinteresse delle famiglie, siamo abituati ai quartieri ghetto, al razzismo, all’intolleranza, siamo abituati…Forse sì, ma allora dovrebbero essere proprio l’informazione e la politica a disabituarci. Le elezioni  appena passate hanno dimostrato che la gente ha bisogno di qualcuno che guardi ai loro bisogni, che la gente ha bisogno che la politica torni a sporcarsi le mani con la quotidianità. Hanno anche dimostrato che l’informazione ha perso potere, che la dittatura di giornali e televisioni a cui siamo sottoposti, è finita, anche se il leader minimo sembra, a sentire le ultime notizie, non essersene reso conto. Ha dimostrato l’importanza della rete, internet, e delle reti di cittadini e ragazzi. Forse da lì bisognerebbe ripartire, creare una rete tra le scuole che non sia inutile come quella attuale, tra i dirigenti, ma che porti la voce dei collegi docenti e delle famiglie, che amplifichi la protesta, che faccia informazione e opinione.

Questa è solo una modesta proposta, per un nuovo inizio.

Categorie:La scuola

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