A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’arroganza dei servi


“I fratelli rom di Vendola uccidono un ragazzo”. Così titolava “Il Giornale” questa mattina. Sul Giornale, è bene precisarlo, scrive il Prof. Battaglia, quello che di fronte ai bambini malati di Chernobyl ha detto che purtroppo ci sono anche da noi e non è colpa delle radiazioni, giusto per precisare la statura morale ed etica dei suoi redattori. Di titoli disgustosi il giornale in questioni ne ha fatti molti, ma penso che questa volta abbiano superato sé stessi. Sciacalli schifosi senza dignità.

Annusando l’odore acre della sconfitta i servi, come i topi sulla nave, in questo caso topi di fogna, non esitano a toccare qualsiasi fondo pur di illudersi di restare a galla, sfogando il livore e la bile che sentono salire sempre più amara. L’arrogante e tronfio Brunetta di ieri sera, che non ha usato altri argomenti se non l’insulto verso chi la pensa diversamente da lui e la solita, patetica, tiritera sulle nuove tecnologie, lo stesso Brunetta allegramente trombato dai suoi concittadini quando si è presentato alle elezioni comunali, è l’immagine stessa di questo regime: dietro gli insulti,il nulla,

Non rispettano niente e nessuno, questi sciacalli in giacca e cravatta, pur di sfogare la propria rabbia repressa. Incapaci di solidarietà, perché afflitti da un atavico e giustificato complesso di inferiorità, insultano e beffeggiano chi della solidarietà fa il proprio credo, chi ritiene che tutti siamo cittadini del mondo e dobbiamo per questo avere gli stessi diritti e doveri. Incapaci di ideali, perché i servi hanno come unico ideale l’ossequio e il portafoglio, offendono e disprezzano chi agli ideali crede ancora e cerca di vivere coerentemente con essi,  che sia il cardinale Tettamanzi, un magistrato o un professore comunista e inculcatore. Incapaci di vedere lontano, perché come tutti quelli che non credono a niente e non sanno affrontare la loro disperazione, credono di trovare conforto nel carpe diem, di cui per altro non comprendono la filosofia (altrimenti disprezzerebbero anche Orazio), un carpe diem che si traduce nell’afferrare al volo l’occasione di leccare e infamare, costi quello che costi, se di mezzo c’è una vita umana persa su cui poter speculare, tanto di guadagnato.

Ci si chiede come sia possibile che un simile giornale prenda fondi pubblici e possa pubblicare sistematicamente offese razzista facendo apologia del nazifascismo. Ci si chiede perché l’ordine dei giornalisti non abbia radiato definitivamente Vittorio Feltri liberandoci della sua sgradevole presenza e dei suoi editoriali da latrina. Quanto fondi dovremo vedere ancora toccare prima che qualcuno prenda provvedimenti?

Quanto a Brunetta. Quest’uomo tracotante e volgare, il ministro più amato dagli italiani a suo dire, questo intellettuale che sostiene le sue argomentazioni con una retorica da bar sport, questo banale propagatore delle più trite stupidaggini e bugie riguardo la pubblica amministrazione, a tutt’oggi non ha concluso un cazzo. L’unico risultato del suo operato è l’iniqua norma sulla malattia, per cui i pubblici dipendenti, se si ammalano, devono pagare. per il resto, chiacchiere, esternazioni postribolari, insulti e offese a chi non la pensa come lui e nient’altro. Ogni suo tentativo di riforma, fortunatamente, è stato opportunamente fermato da Tremonti. Quello che questo individuo non riesce a capire è che se domani lui scomparisse, l’Italia andrebbe avanti lo stesso e nessuno sentirebbe la sua mancanza, al contrario, se domani si fermassero tutti gli statali, l’Italia crollerebbe a picco più rapidamente del Titanic. Caro ministro, non basta proibire ai dipendenti di criticare l’amministrazione, per altro violando la Costituzione, i dipendenti, che sono dipendenti dello Stato, non suoi, pretendono rispetto, per il loro ingrato lavoro, ingrato anche grazie a lei.

Castelli e Brunetta ieri sera ad Annozero, più che due ministri della repubblica, sembravano due comici da avanspettacolo, di quelli che infastidiscono il pubblico che urla “facce ride”, quelli tristi che mostrano sul viso i segni del tempo e il rimpianto per un talento che non hanno mai posseduto. Da giorni ormai, i quotidiani del leader minimo, i suoi servi urlanti e scriventi, segnano il passo, mostrano i denti senza mordere, denunciano l’impotenza che sempre appare quando si capisce che la partita è persa.

Ma la grande novità, la nota confortante è che la gente è stanca: si è svegliata da sola, non avendo trovato un leader all’altezza e ha cominciato a dire basta. Basta con i corrotti, basta a Sgarbi e alla sua prosopopea da bugiardo goldoniano, basta a Ferrara, il peggiore di tutti, il voltagabbana per antonomasia, autentico uomo senza qualità, basta a Brunetta a cui bisognerebbe che qualcuno togliesse il tappo, basta ai leghisti e alla loro retorica da squadracce fasciste. Basta con questa gente, non  ne possiamo più. Basta con il razzismo e la diseguaglianza sociale, basta con un’Italia sempre più fascista e sempre più zimbello d’Europa.

Domenica e lunedì abbiamo tutti la possibilità di ribadire questo basta!, votando i referendum e raggiungendo il quorum. Per il futuro dei nostri figli e per nostra, piccola ma grandissima soddisfazione. E che Il Giornale martedì titoli pure: “L’ Italia torna all’età della pietra”.

Categorie:Attualità

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