A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Tutti uguali?


camminata 2011

 

Si tiene in questi giorni a Genova la Conferenza sul lavoro del PD. Un appuntamento importante, dove si getteranno le basi per il programma che il partito presenterà alle prossime elezioni. Due sono le proposte che si voteranno: quella della direzione del Pd che propone di facilitare le assunzioni a tempo indeterminato aumentando i costi per quelle a tempo determinato e quella del Prof. Ichino, di area veltroniana, quindi mozione di minoranza, che propone l’assunzione a tempo indeterminato per tutti con libertà di licenziamento.

Voglio soffermarmi su quest’ultima proposta. Più volte, in questa sede, ho parlato male del Prof. Ichino, delle sue prese di posizione sui professori, illuminate quanto quelle del ministro Brunetta, delle stupidaggini che più volte ha scritto sulla scuola. E’ una persona che non stimo e che mi chiedo cosa ci stia a fare nelle fila del partito democratico. Quanto a Veltroni, aspettiamo ancora che mantenga la promessa di andare in Africa una volta perse le elezioni.

Proporre di assumere a tempo indeterminato precari e giovani, con la clausola di poterli licenziare liberamente quando viene ritenuto opportuno, significa prendere per il culo la gente, speculare sulla fame di lavoro, tradire il proprio elettorato che chiede ben altre riforme, significa fare quello che la destra berlusconiana non ha osato fare. Una proposta simile non solo non dovrebbe essere votata ma non avrebbe dovuto neanche essere discussa, tanto è contraria a quella che deve essere la politica di una sinistra di governo.

E’ evidente che molti, all’interno del Pd, non hanno capito il significato del successo elettorale alle comunali, non hanno capito che la gente, dopo quindici anni di malgoverno ha voglia di sinistra vera, di politiche sociali, di un sogno nuovo che miri a cambiare il sistema non  a diventarne parte integrante ed integrata. Non hanno capito che i giovani che hanno votato in massa a queste elezioni, che hanno beffeggiato gli avversari e risposto agli insulti con un sorriso sarcastico, non sono disposti a compromessi e a prese in giro.  Un mondo nuovo è possibile ? Non lo so, un’Italia nuova certamente sì e quei ragazzi chiedono che si cominci a costruirla. Questa proposta invece è perfettamente in linea con le idee di Sacconi, Brunetta e co.

Di gente come Ichino non ne abbiamo bisogno, grazie. Di gente come Veltroni, ne abbiamo piene le scatole. C’è bisogno di linfa nuova, di concretezza e di fantasia in questo paese, non di alchimie machiavelliche,  tese a favorire sempre i più forti. O la linea del partito prenderà una direzione sensata e comincerà anche a mandare fuori dalle balle chi ha nostalgie di regime, oppure il clima di euforia di questi giorni si scioglierà come neve al sole e saranno le nuove formazioni politiche, penso in particolare a Sel e al movimento Cinque stelle, a raccogliere i voti di chi, ancora una volta, dovrà fare i conti con la disillusione e con la rabbia. Oppure sarà la rabbia a esplodere, incontrollata e imprevedibile, sacrosanta come una maledizione e inevitabilmente violenta.

Il semplice pensiero che nel PD una consistente parte di persone sia disponibile a sposare le tesi di Ichino, mi provoca un travaso di bile. Ichino, quello che scriveva sul Corriere della sera (Il corriere della sera!) che la scuola va ripulita dai professori che leggono il giornale, quello che ha approvato la politica (la politica!) scolastica prima della Moratti e poi della Gelmini, con i relativi tagli da macelleria. Ichino è un Brunetta educato, cambia lo stile ma le idee sono sovrapponibili.

Non riesco a scacciare il pensiero che Grillo, con il suo livore, con i suoi proclami contro questa classe dirigente che lui giudica defunta, possa avere ragione. Probabilmente ha ragione anche a non dialogare con gente che parla un linguaggio diverso, quello dei compromessi, degli aggiustamenti di tiro, delle cricche e degli amici degli amici. Come si può discutere nel maggiore partito della sinistra un documento che contrasta inequivocabilmente con gli interessi dei lavoratori e, per l’ennesima volta, guarda solo verso i padroni? Padroni, sì, perché è arrivato il momento di riappropriarci anche del “nostro” linguaggio, di chiamare le cose  per quello che sono, di tornare a guardare ai lavoratori, invece di cercare strumenti per non scontentare chi si riempie le tasche sulle spalle dei lavoratori. Siamo stufi di parole, siamo stufi di chi, con le parole, vuole imbrogliarci.

E’ avvilente, dopo aver sperato per quindici giorni che le cose potessero davvero cambiare, che davvero aria nuova avesse cominciato a soffiare nel paese,  tornare alla realtà e rendersi conto che, nonostante ci si aggrappi all’idea che non è così, potrebbero davvero essere tutti uguali.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Non sono avezza alle analisi politiche perchè, a differenza di Grillo, penso che la politica sia un mestiere e che come tale non la si possa ridurre ad una sterile invocazione di ordine, disciplina e dirittura morale.
    Penso però che nulla ci si possa attendere da questa classe dirigente, di qualunque colore, xchè in essa manca l’idea di un bene comune e dei diversi modi di perseguirlo.
    Ma un vento nuovo ha ricominciato a soffiare. E se non lo spazzeranno via, come già 10 anni fa, penso possa essere foriero di grandi cambiamenti. Speriamo abbia la forza di diventare bufera.

    Un abbraccio
    paola

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