E’ francamente insopportabile l’ipocrisia con cui i leghisti respingono sdegnati in questi giorni la proposta del governo di smistare parte dei rifiuti di Napoli al nord. E’ insopportabile perché  i dirigenti del Carroccio sanno benissimo che molti dei rifiuti che ammorbano le vie di Napoli provengono proprio dai loro territori e si tratta di rifiuti di industriali del nord che hanno preferito le tariffe offerte dalla Camorra per lo smaltimento che, eseguito a norma di legge, sarebbe costato molto di più. Quanto poi alla mancanza di senso dello stato e di una cultura della solidarietà che non sia localistica, meschina e razzista, non c’è neanche da discutere: sono tratti caratteristici della Lega fin dalla sua origine. 

La verità è un’altra: Bossi si è reso conto di non essere più capace a prendere in giro i suoi elettori che, a loro volta, cominciano a essere stanchi di sparate, chiamate alle armi,sbruffonerie da bravo manzoniano che si risolvono in un nulla di fatto. La Lega, in questi anni, ha abbaiato parecchio tornando poi sempre a leccare la mano del padrone senza ottenere assolutamente nulla. Dopo la batosta elettorale, che è stata soprattutto una sconfitta leghista, dato che il partito del re nano perde consensi da anni, Bossi ha deciso di tornare a impugnare le armi leghiste più efficaci: il razzismo contro i terroni e il ricatto politico nei confronti del re nano. Ecco allora il neonazista amico di nazisti Borghezio che insulta romani e napoletani, gli insulti di Bossi verso Maroni, le solite stupidaggini di Pontida.

Berlusconi è a un bivio: o cede al ricatto e attiva lo stato d’emergenza, dimostrando chiaramente che in questi anni il governo per Napoli non ha fatto nulla, come se non ce ne fossimo accorti, o fa la voce grossa e corre il rischio dell’ennesimo voltafaccia leghista. L’impressione è che Bossi sia già in campagna elettorale cerchi di riorganizzare le sue truppe ancora stordite dalla batosta di Milano e dei referendum. Speriamo, per il bene del paese, che non ce la faccia e che la Lega si appresti a un’altra sonora batosta politica,

Lo scandalo della P4 e di Bisignani è l’ennesima storia di ordinaria corruzione in un paese che a ogni livello, funziona secondo il sistema delle cricche, delle caste, dei potentati feudali. “Il gattopardo” è un testo che io renderei obbligatorio in ogni scuola italiana perché meglio di qualsiasi altro illustra lo stato miserando in cui versa il nostro paese. Le recenti, sconcertanti dichiarazioni di D’Alema riguardo le intercettazioni, dimostrano che il sistema è trasversale, connivenze e ammiccamenti si ritrovano ogni livello, in ogni formazione politica. Bisignani è solo l’ennesimo sintomo di una democrazia cronicamente malata, di una mancanza di senso dello stato che nel nostro paese è patologia endemica. Ci sono molte altre cricche, centri di potere occulto nel nostro paese, di cui si è a conoscenza, su cui esistono libri e reportage dettagliati e documentati, ma che sono ancora troppo potenti per poter essere attaccati.

L’ennesimo generale della guardia di Finanza inquisito reclama una urgente riforma di questo corpo, fondamentale in un paese in cui l’evasione fiscale raggiunge livelli grotteschi e il traffico di droga è un’impresa che fattura miliardi di euro. Troppi importanti funzionari nel corso degli anni sono rimasti coinvolti o collusi con la criminalità organizzata o con grandi corruttori, vanificando il lavoro prezioso dei tanti finanzieri onesti che si trovano a dover portare un marchio di sospetto che non gli appartiene. Il fatto che nessuno prospetti una riforma della guardia di finanza la dice lunga sulla volontà di rinnovamento del paese.

Nel frattempo la crisi incombe e lo spettro della Grecia aleggia nel cielo limpido del nostro paese. Tremonti, come l’ultimo dei Mohicani, cerca disperatamente di resistere agli attacchi di ex amici diventati nemici e si dimostra uomo di stato, forse l’unico nella coalizione a cui appartiene. A sinistra, naturalmente, si litiga e non si fa nulla per approfittare del momento di debolezza della maggioranza. Si continuano a chiedere le dimissioni del premier senza convinzione: prendere in mano il paese in questo momento è impresa da uomini veri, esattamente quello che manca alla politica italiana.

Il vento nel paese sembra cambiato ma io non me ne rallegrerei più di tanto: in assenza di risposte da parte dello Stato, e non se ne vedono all’orizzonte, è inevitabile che il malumore e la voglia di cambiamento sfocino in rabbia,  con conseguenze imprevedibili o forse fin troppo prevedibili per il paese. Una opposizione seria, invece di litigare quotidianamente su chi deve comandare in un futuro possibile, si preoccuperebbe di contenere il radicalismo e un sindacato serio, invece di litigare quotidianamente su tutto, si preoccuperebbe di serrare le fila in vista di un autunno che si prospetta rovente. Altrimenti ci troveremo di nuovo a commiserare i “compagni che hanno sbagliato strada”. Abbiamo già dato, almeno questo, risparmiatecelo.

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