A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Hanno ucciso l’uomo ragno


“Un grande potere implica una grande responsabilità” dice l’uomo ragno alla donna della sua vita, stanca di vederlo arrampicarsi sui tetti e lottare contro i malvagi.

Non sembrano aver letto i fumetti della Marvel Comics né il presidente del Consiglio, né Tremonti, né Bossi che, in un momento drammatico per il paese, con la crisi economica a un passo, tutto fanno tranne che mostrarsi responsabili.

Il presidente del Consiglio ha scelto, e non è necessariamente un male, di tacere, dopo la sentenza che ha ribadito la condanna in primo grado. Probabilmente ha pensato che le parole di un corruttore di giudici sarebbero suonate un tantino stonate in un momento in cui si pesca ancora nelle tasche di una popolazione che ha definitivamente rotto l’incantesimo con cui l’ha tenuta legata per quindici anni. Corruttore di giudici, accusato di atti di libidine su minore, certamente usufruitore finale di prostitute, a leggere questo elenco risulta difficile credere che l’uomo a cui sono addebitate queste cose possa ancora sedere sulla poltrona di presidente del Consiglio di uno dei paesi più importanti del mondo. Basta pensare che Calderoli è un ministro della Repubblica, che la Gelmini è ministro dell’istruzione e che Brunetta è ancora al suo posto per rendersi conto che in Italia nulla è impossibile.

Tremonti ha scelto di varare una manovra che pesa sulle classi più deboli, cioè quelle che, presumibilmente, non rappresentano lo zoccolo duro dell’elettorato del premier. La manovra non è solo vessatoria e classista ma anche liberticida. Basta vedere i tagli ai servizi sociali e il completamento di quel processo di distruzione della scuola pubblica cominciato dall’aumento dei finanziamenti alla scuola privata del governo D’Alema. L’esimio Scalfari, dalle colonne del suo giornale, pontifica su tutto, spesso bene, spesso male, ad esempio non capisce nulla di politica sindacale, solo raramente si occupa della Scuola. Eppure la manovra incide pesantemente sul diritto allo studio dei ragazzi italiani. Rende di fatto ingovernabili le scuole, tagliando le presidenze e diminuendo gli esoneri per le vicepresidenze, comincia a devastare quel fiore all’occhiello che è l’integrazione dei disabili nella scuola, taglia di fatto un altro migliaio di cattedre senza che il ministro dell’Istruzione apra bocca. Aggiunto a quello che è accaduto negli ultimi cinque anni si può dire che l’opera è completa. Liberticida dunque, per gli studenti, per i pensionati, che vedono fortemente limitato il loro diritto a una vita serena e decente, per gli statali, con lo stipendio bloccato per un altro anno e un contratto che non si rinnova ormai da tre anni, ecc.ecc. 

Bossi è stato un capo popolo, come quelli delle squadracce fasciste, come i podestà dei piccoli centri italiani durante il fascismo, come lo stesso Mussolini prima di salire al potere ma senza il retroterra politico di Mussolini, che va ricordato, era stato anarchico e socialista e, a differenza dei suoi epigoni attuali, sapeva leggere e far di conto e aveva un disegno, deleterio e criminale ma pur sempre un disegno, rivoluzionario nella sua mente. Bossi ha cavalcato l’onda del razzismo, le paure delle masse più depresse e incolte del nord, ha millantato meriti mai acquisiti, ha vaneggiato di successi della Lega mai ottenuti fino ad accorgersi che il suo partito, nell’attuale panorama politico italiano, fatto di corruzioni, cricche e personaggi di infimo livello etico e morale, ci stava benissimo. Quella diversità che vantava agli inizi, la diversità dai partiti “romani”, è sempre stata inesistente come la Padania, una favola a cui adesso la sua gente non crede più.

Bossi e Berlusconi si caratterizzano per l’assoluta mancanza di senso dello Stato, il totale disinteresse per il popolo che dovrebbero governare, la mancanza di una prospettiva politica che vada oltre il mero interesse personale. A tutto questo Berlusconi aggiunge una concezione del potere da signorotto medioevale, che giustifica il possesso della televisione, lo strapotere dato a un personaggio come Rumentaso, il corteo di nani, nanetti e ballerine troie che costituisce il suo seguito.

Nella sua infantile visione del mondo, chi non è con lui è contro di lui e per essergli contro basta contraddirlo, mi si perdoni l’allitterazione. Ecco perché i fedeli scherani dei suoi giornali hanno cominciato l’attacco a Tremonti, che solo in parte ha fatto la manovra finanziaria che desiderava. Siamo al cannibalismo politico sull’orlo dell’abisso, a una lotta fratricida tra compagni di merende fatta di insulti, articoli scandalistici, rumors e pettegolezzi vari.  A vedere cosa accade a Roma sembra di assistere alla cena di Trimalcione nel Satyricon felliniano, a una scena di La notte dei morti viventi di Romero,splendida metafora della società dei consumi che finisce per consumare sé stessa. Come gli zombies di Romero i componenti del governo, brancolando alla cieca, si azzannano tra di loro, cercando di eliminarsi per prevalere nella gara di successione al re che, ghignante e sinistro sul suo trono, se la ride beato nella sua dissennata incoscienza. Intanto il carro della crisi corre veloce e lo spettro della Grecia si avvicina.

La sinistra cosa fa? Qui siamo più dalle parti di un film di Totò o uno degli ultimi, amarissimi film di Verdone: invece di rilanciare con una proposta concreta, seria, chiara, una proposta che ridia speranza agli italiani, a sinistra si litiga, si blatera, si metaforizza, ci si divide, si punta sul prossimo leader ( ma leader de che?), si fa di tutto tranne che politica.

E se la corsa continuerà senza qualcuno che tiri le redini in tempo, neppure l’uomo ragno potrà salvarci.

Categorie:Attualità

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