A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Dalle stelle alla stalla


Sarebbe quanto mai deprimente riprendere a postare sul blog parlando delle miserie della politica nostrana e delle acrobazie dei pagliacci al governo per stornare il pericolo di una finanziaria meno iniqua del solito. Ancor più deprimente dopo i cieli stellati che mozzano il fiato e le passeggiate nei dintorni del mio eremo tra le montagne piemontesi verso panorami che ricordano come la natura sia più potente e maestosa di qualsiasi insignificante essere umano e che fanno sorgere spontaneo il pensiero che se un Dio c’è, si trova in alto, tra montagne difficili da valicare, dove raggiungere la meta comporta fatica e sudore, e non certo nelle stanze soffocanti e chiuse del Vaticano.

Riprendo allora da dove avevo finito, parlando di ebook ed editoria. L’iniqua legge anti Amazon e pro Feltrinelli e Mondadori è ormai in via di approvazione, insieme alla finanziaria più iniqua, ipocrita, classista e vergognosa che sia mai stata approvata. Ma volevo approfondire la riflessione sull’editoria elettronica, partendo da un dato che testimonia ancora una volta come viviamo in un paese ormai da quarto mondo. Il dato è questo: l’Iva sui libri è del 5%, l’Iva sugli ebook, considerati prodotto informatico alla stregua di un software o di un pc, è del 20%. Il risultato di questa follia che fa pagare uno più dell’altro due prodotti identici? Mentre negli Stati Uniti gli ebook hanno superato nelle vendite i libri cartacei, con grande sollievo delle foreste di tutto il mondo e dell’ambiente, in Italia l’editoria elettronica non decolla perché un libro elettronico costa poco meno di un libro cartaceo.

Ma c’è dell’altro. E qui, per me, autore in cerca di editore, l’incazzatura è cosmica. Mentre negli Usa il fenomeno del self publishing , dell’autopubblicazione, è esploso con l’avanzata degli ebook permettendo a nuovi talenti di pubblicare e farsi conoscere, spesso raggiungendo risultati sorprendenti, in Italia il fenomeno viene soffocato alla nascita e commentato con snobistica vacuità da pseudo critici che vivono delle elemosine delle case editrici e intellettuali da due soldi come, a parte qualcuno, sono tutti quelli che si fregiano di tale titolo nel nostro fottutissimo paese.

Mi si obietterà: c’è la crisi economica, si rischia di fare la fine della Grecia, non esistono problemi più importanti di cui parlare?

No. Primo perché la crisi non è più eclatante di altre già vissute in passato, né più imprevedibile, ma di questo parleremo prossimamente, quando i cieli stellati saranno un ricordo lontano e potrò tornare con maggiore tranquillità a immergermi nello sterco della nostra stalla. Secondo, perché il problema dell’Italia è di essere un paese vecchio, dove anche l’economia si basa su logiche mafioso-famigliari, dove per emergere non canta la capacità ma conta molto più essere amici degli amici, un paese incapace di guardare al futuro, di captare i segnali che arrivano forti e chiari oltre lo steccato, un paese che gioca sempre per lo zero a zero, meglio se pagando l’arbitro, incapace di rischiare, incapace di diventare moderno. Può esserci anche un genio a ministro delle finanze (e non c’è): non riuscirebbe a cambiare questo stato di caso.

L’unico che sembra aver captato la necessità di guardare avanti, di voltare pagina definitivamente e virare di centottanta gradi verso il futuro è’ Beppe Grillo, di cui non condivido i toni ma sempre più spesso mi trovo ad apprezzare i contenuti. Il resto del panorama politico italiani, Vendola compreso, e mi dispiace dirlo, è vecchiume, minestra riscaldata quando non semplice spazzatura.

Ma una cosa va detta, in tutta sincerità: questo è un paese che ha i politici che si merita. Non ci sarebbe clientelismo se non si ricercassero le raccomandazioni, e si cercano a tutti i livelli, non ci sarebbe evasione se denunciassimo il professionista che ci offre un prezzo più basso per i suoi servigi se rinunciamo alla fattura, non ci sarebbero favoritismi se non si ricercassero scorciatoie per qualsiasi cosa. Questo è un paese senza etica e senza ethos, senza orgoglio e, logicamente, senza vergogna. Ho letto recentemente un bel libro di filosofia, di cui parlerò a giorni, dove si affermava che la democrazia, per essere compiuta, deve essere un’utopia quotidiana. Nel nostro paese la democrazia è un’utopia e basta. 

Affermo questo con grande amarezza perché reputo mio dovere insegnare ai ragazzi e alle ragazze che siedono nei banchi di fronte a me ad avere fiducia negli altri, a credere nella possibilità di crearsi un futuro migliore lavorando duro e onestamente, a essere sempre sinceri prima di tutto con sé stessi.

Parole che qui, nella stalla, suonano sempre più spesso vuote ma che paradossalmente lassù, nel mio eremo, tra cieli stellati e montagne antiche come il tempo, tornano a sorridermi.

Categorie:Storie di ordinaria follia

Tag:, , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...