A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il paese senza passato


Fate un esperimento: andate su Amazon, digitate a caso Botticelli, Piero della Francesca, Beato Angelico, non importa, il risultato sarà lo stesso: una sfilza di preziosi libri d’arte rilegati in brossura, pochissimi o inesistenti i libri divulgativi, quelli che a un profano dell’arte raccontano la vita e il tempo dell’artista, quelli che ti fanno appassionare. Naturalmente, i testi divulgativi abbondano in inglese e in tedesco.

Potremmo ripartire da qui per dare lezioni di civiltà a un paese: scrivere testi divulgativi, aumentare le ore di storia dell’arte a scuola e inserirle in programmi paralleli con la letteratura e la storia. Sembra una soluzione ovvia e scontata, ma in un paese in cui si scombinano le graduatorie degli insegnanti perché vi sono inseriti troppi meridionali, è pura utopia.

Sono tornato da una breve puntata in Toscana, dove ho rischiato la sindrome di Stendhal seguendo le orme di Piero della Francesca a Perugia, Sansepolcro, Monterchi, dove mi sono incazzato per un’ora di coda assolutamente ingiustificata davanti agli Uffizi, ripagata per altro dalla visione dei capolavori che contengono, dove sono rimasto a bocca aperta davanti agli affreschi della Leggenda della Santa Croce ad Arezzo e a quelli del Corteo dei Magi di Benozzo Gozzoli in uno dei palazzi medicei di Firenze, dove ho cenato divinamente sorridendo alle battute sarcastiche degli osti toscani e seguendo rigidamente le indicazioni de “Il Mangiarozzo” la miglior guida gastronomica pubblicata in Italia.

Ne ho concluso, dopo aver lasciato le montagne piemontesi per immergermi nelle colline toscane, che l’Italia è, nonostante tutto, ancora il più bel paese del mondo, dove ti puoi imbattere per caso in capolavori che ti lasciano a bocca aperta, dove armonia ed equilibrio hanno incredibilmente dominato, dove si è formata e sviluppata la cultura moderna del mondo occidentale. Solo che tutta questa bellezza va sprecata, viene ridotta a oggetto di lucro, per altro valorizzata e monetizzata malissimo, viene dimenticata.

Se si volesse dimostrare lo stato miserando in cui versa la scuola italiana, basterebbe fare qualche domanda di storia dell’Arte agli studenti. Il risultato sarebbe desolante. Non per colpa di frustratissimi e validissimi docenti di storia dell’Arte che hanno un numero ridicolo di ore a propria disposizione, ma per colpa di tutti noi, nessuno escluso, per colpa di un paese che ha scelto di dimenticare il proprio passato, che ha optato per il Grande fratello e i centri commerciali e che quando avanza pretese, scende in piazza, lo fa non per avere il diritto di migliorare, di crescere anche culturalmente, ma per poter continuare a peggiorare in tutta tranquillità.

Vi prego, non venitemi a dire facendo pessima demagogia sinistrorsa, che quando uno non arriva a fine mese la cultura è l’ultimo dei suoi problemi. Prima di tutto, non è vero, e potrei citare un lungo elenco di artisti e letterati che morivano di fame senza rinunciare allo studio, in secondo luogo, in questo paese, la cultura dovrebbe essere lo strumento principe per affrancarsi dallo stato di necessità. Nessuno oggi, neppure gli insegnanti quando scioperano, chiede una politica culturale al governo, si chiedono solo soldi per potersi godere il grande fratello e i centri commerciali e sfido chiunque a dimostrare che le cose non stanno così. Una volta gli operai scioperavano anche per avere il tempo di studiare e far studiare i propri figli, scioperavano per migliorarsi, per crescere anche culturalmente.

Nel Rinascimento il culto del bello era talmente radicato nei cittadini che si tassavano volentieri per abbellire le città, per accaparrarsi il migliori artisti del tempo, oggi ci tassano per costruire mostruosità o deturpare paesaggi idilliaci come la Val di Susa con opere assolutamente inutili. In nome del lavoro le fabbriche hanno deturpato le nostre città, cancellato spazi di bellezza pura, e non è mai venuto in mente a nessuno che, ad esempio a Genova, un centro storico ripulito e valorizzato avrebbe portato benessere e lavoro quanto le ciminiere che hanno avvelenato il ponente. Tutto questo è accaduto in nome di una corsa alla modernità che stiamo pagando adesso ma soprattutto grazie a una amnesia collettiva che ha permesso a un popolo di dimenticare le proprie radici, il proprio ethos, la propria identità. Hitler ha risparmiato Firenze e Roma, doveva arrivare Bondi per veder crollare Pompei.

Bossi, la Lega e le fregnacce sulla Padania, sarebbero improponibili in un paese con un grado di cultura elementare, le assurdità che questi subumani vanno dicendo da anni sarebbero state liquidate per quello che sono, scempiaggini e bugie, senza ottenere il seguito che invece hanno. Istruzione e Beni culturali dovrebbero essere ministeri fondamentali in un paese come il nostro e invece, di solito, vengono assegnati come premio a personaggi di infimo livello, perché sono ritenuti ambiti in cui fare danno è lecito.

Molto altro ci sarebbe da aggiungere, su come la cultura e il gusto del bello siano parenti stretti dell’etica e fondamento della democrazia, come ci dimostra l’Atene di Pericle. Ma sono in piena depressione post vacanza e vorrei evitare di aggiungere alla malinconia lo schifo.

Categorie:Arte e spettacolo

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1 risposta

  1. Siamo d’accordo: la cultura non dev’essere lusso e neanche conquista. Tanto per fare un discorso politico e non moralista: proviamo a pensare una società in cui ogni cosa è disponibile allo stesso livello, mettiamo perchè vi sia un reddito di cittadinanza o perchè i giardini, i parchi pubblici e i musei siano tutti gratuiti o perchè vi sia ancora una televiisione pubblica.( Mi rendo conto che solo immaginare qualcosa di un poco diverso da ciò che si è consolidato è considerato da noi italiani rivoluzionario ). Forse saremmo tutti quanti così ingrugniti e incarogniti? Ne dubito.

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