A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Razzismo velato


Torno a casa sabato, dopo una breve puntata nel mio eremo, giusto per salutare le vacanze e prepararsi al nuovo inizio d’anno scolastico. Apro la pagina on line del Secolo XIX e impreco sonoramente: uno dei titoli del giornale afferma che i docenti della scuola Volta avrebbero scritto al sindaco chiedendo una classe in più perché nella loro scuola ci sono troppi alunni stranieri. Il giornale fa riferimento ad una lettera inviata, appunto al sindaco, che sarebbe stata resa nota solo nelle ultime ore.

Ovviamente, scrivo una indignata replica al Secolo on line e la giornalista, mostrando grande correttezza, risponde dandomi ragione. Peccato che la stessa smentita non sia apparsa sul cartaceo.

Riassumo brevemente i fatti: a fine Luglio, dopo una lettera aperta dei genitori che non ha avuto risposta dalle autorità competenti e una lettera della dirigente che ha subito lo stesso destino, promuovo col collega RSU una raccolta firme da parte dei colleghi e compaio per due minuti e mezzo al Tg3 regionale, due minuti e mezzo sufficienti a fare sì che il sindaco Vincenzi e l’assessore Veardo decidano di intervenire. L’intervento è efficace e otteniamo la classe che ci spettava di diritto. Non chiedevamo, ovviamente, una classe in più perché ci sono troppi alunni stranieri ma perché, con due alunni disabili in ogni classe e  e classi di ventisei, ventisette alunni avremmo violato la legge e l’anno scolastico non sarebbe potuto partire regolarmente.

La lettera aperta inviata al sindaco era chiarissima, non dava adito a fraintendimenti ed è stata redatta dal sottoscritto e inviata a tutte le testate locali, Secolo XIX compreso, senza che nessuno si degnasse di scrivere una riga quando, pochi giorni prima, per un scuola del centro dal nome più importante o semplicemente, con protezioni politiche maggiori, le prime pagine sui giornali cittadini si erano sprecate.

Potrebbe trattarsi di un semplice incidente di percorso, da considerare concluso con le scuse della redattrice. Potrebbe. Non fosse che quando si tratta di Cornigliano e della scuola Volta il Secolo sbaglia spesso e sempre tirando in ballo gli stranieri. In dieci anni che lavoro alla Volta ho dovuto rettificare almeno quattro volte notizie false sull’argomento. Questo, quando sono in ballo altre scuole, succede molto raramente. Questo, quando sono in ballo istituti privati non succede mai.

La linea del giornale è nota a chi sta a Genova: non si può definire palesemente razzista ma, a mio parere, lo è in maniera velata, nella scelta di amplificare certe notizie a scapito di altre, nella distorsione di fatti, nelle insinuazioni, nelle mezze verità. La sua linea politica non è certamente favorevole all’attuale giunta ed è certamente diversa dalla mia. Ma libertà di stampa significa anche soffiare sul vento del razzismo, non c’è nulla di sbagliato, se non si danneggia il lavoro altrui.

A Cornigliano il razzismo esiste, non tra i ragazzi, se non sporadicamente, ma tra gli adulti, tra le famiglie, il razzismo è diffuso. E chi lo nega o è in malafede o vive in un mondo parallelo. Soffiare sul fuoco, insinuare nella mente delle famiglie che i loro figli possono essere in qualche modo danneggiati dalla presenza dei ragazzi stranieri, significa creare problemi a chi, come i docenti dell’Istituto comprensivo Cornigliano, tutti, nessuno escluso, contro il razzismo e i pregiudizi combatte una battaglia quotidiana, tentando di formare dei ragazzi che domani possano essere migliori di noi, senza pregiudizi, solidali e onesti. Noi facciamo fatica, cari giornalisti del Secolo, fatichiamo ogni giorno per far capire alle famiglie che i ragazzi sono ragazzi, con gli stessi diritti, con gli stessi sogni e le stesse paure. Lottiamo, discutiamo, difendiamo con forza i nostri principi, che sono i principi della Costituzione. E’ il nostro dovere, nessuno ci ringrazia per lo sforzo e la fatica, almeno lasciateci lavorare in pace.

Si tratta di bambini e ragazzi, possiamo tenerli fuori almeno per otto anni dallo schifo che incontreranno nella vita? Possiamo illuderli che se faranno il loro dovere, se saranno onesti e corretti, nessuno mai li discriminerà per l’accento che hanno o per il colore della pelle? Potete rispettare il lavoro di chi non ha appoggi politici, né santi protettori, ma serve lo Stato onestamente per uno stipendio da fame? Possibile che Genova sia una città talmente piccola, talmente provinciale, talmente vecchia, talmente ottusa che per fare notizia si debba mettere in mezzo bambini e ragazzi? Questo è diventata la città che nel ‘63 insorse contro i neofascisti, quella che si strinse come un pugno con i lavoratori dell’Italsider, quella che accoglieva con un sorriso gli esuli cileni? Possibile che io debba scrivere quotidianamente di questo schifo?

Episodi come questo sono lo specchio di un paese alla deriva, dove l’informazione è asservita così totalmente al potere da non saper più distinguere neppure quella sottile linea che separa la decenza dall’indecenza, il lecito da quello che non si deve fare.

Io e i miei colleghi, professori e maestre, continueremo a fare il nostro lavoro come abbiamo fatto fino ad oggi, credendo nei valori in cui abbiamo creduto fino a oggi. La politica, l’informazione, l’opinione comune, potranno forse stancarci, avvilirci, deprimerci, ma che nessuno pensi di cambiarci. Le scuole di Cornigliano continueranno a essere un presidio civico, dove si continuerà ad applicare la Costituzione e a fare scuola e cultura senza se e senza ma, non importa chi siede al ministero o al governo.

Nella speranza che il più importante quotidiano cittadino non faccia più sviste: non chiediamo trattamenti di favore, come altri, ma non vogliamo neanche essere presi in giro. Che sia chiaro per tutti.

Categorie:La scuola

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