A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Del fare sindacato


Lo sciopero della Cgil è passato e dunque posso esprimere le mie valutazioni senza timore di arrecare un danno (seppure infinitesimale, vista la diffusione del blog) a lavoratori che hanno legittimamente scelto di rinunciare a una giornata di stipendio per scendere in piazza. Posso anche spiegare perché ho reputato e continuo a reputare quello sciopero generale profondamente sbagliato.

Comincio con una premessa: tutte e tre i sindacati confederali si sono dichiarati contrari all’ultima versione della manovra: bastava dunque attendere qualche giorno per scioperare insieme. Uno sciopero generale unitario avrebbe avuto ben altro peso e ben altra valenza. Non c’erano riserve né da parte della Cisl né da parte della Uil a scioperare quando ci fossero stati motivi concreti per farlo motivi che fino a ieri, con lo schizofrenico valzer di manovre a cui abbiamo assistito, non c’erano.

Ritengo che un’organizzazione sindacale che voglia fare sindacato non possa firmare una accordo a Giugno e indire uno sciopero generale unilaterale  a Settembre: è un comportamento ambiguo, contraddittorio, in definitiva poco serio. Il problema vero è che la Cgil non vuole fare sindacato ma politica e le due cose non sempre possono andare d’accordo.

Il sindacato è un’organizzazione corporativa che difende gli interessi di una parte. Il suo compito è riuscire, quando la controparte lo permette, a strappare diritti e riconoscimenti economici vantaggiosi per la parte che tutela, contrattare fino a quando non esistono più margini di contrattazione. La Cgil, negli ultimi anni, ha fatto l’esatto contrario, politicizzando la sua azione, alzandosi dai tavoli di contrattazione e poi lanciando accuse infamanti verso chi, scegliendo legittimamente una linea diversa, i risultati li ha ottenuti. Non è poi del tutto vero che si sia alzata dal tavolo di contrattazione: il novanta per cento degli accordi sindacali nell’ultimo anno sono stati stipulati unitariamente dai sindacati confederali ma questo, i dirigenti della Cgil, preferiscono non dirlo perché, in questo momento, gli fa più comodo rimarcare una diversità che, nei fatti e a livello territoriale, è inesistente.

Ieri era assurdo scioperare per una serie di motivi che sono l’abc del sindacato:

1) La finanziaria non aveva ancora assunto una sua fisionomia, non era ancora stata presentata ufficialmente e dunque, di fatto, si scioperava preventivamente. Una stupidaggine. Il sindacato contesta e contratta, non fa intimidazioni.

2) La data scelta, per tutta una serie di ragioni, ben note a chi fa sindacato, era la più infelice possibile.

3) La caduta del governo in questo frangente, prima della presentazione della legge finanziaria, provocherebbe danni incalcolabili e conseguenze imprevedibili. Se lo scopo era questo, era autolesionista.

3) Sarebbe stato importante, per tutti i lavoratori italiani, proclamare uno sciopero generale unitario a cui, e lo dico per conoscenza diretta dei fatti, né la Uil né la Cisl hanno opposto pregiudiziali.

4) La politicizzazione dello sciopero di ieri ne ha, di fatto, annullato il valore sindacale, ha marginalizzato la Cgil che si avvia a diventare sempre di più il megafono di un’opposizione che non esiste e, soprattutto, ha danneggiato i lavoratori, cioè quelli che dovrebbe tutelare.

Io sono convinto che per il sindacato esista un futuro solo se c’è unità e sono fermamente convinto che la Cgil dovrà rendere conto della deriva in cui sta trascinando il sindacato italiano. Sono convinto che una politica come quella attuata dai dirigenti della Fiom sia vecchia, stantia, demagogica e suicida e mi danno ragione i fatti: la Fiom non ha, nei fatti, ottenuto nulla ed è stata bocciata anche dai lavoratori. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.,

Sono convinto che lo sciopero sia un’arma ancora preziosa ma che utilizzarlo sistematicamente si stupido e lo renda, di fatto, inoffensivo.  Sono convinto che la stampa, Repubblica e il Fatto in primis, che esalta la battaglia della Cgil e non perde occasione per denigrare l’operato degli altri due sindacati confederali, sia miope, faccia opera di disinformazione e faccia il male del sindacato italiano.

Lo sciopero di ieri, nei numeri e nei fatti, è stato un insuccesso annunciato: non è cantando “Bella ciao” davanti a una folla osannante che si fanno gli interessi dei lavoratori, quello è fare politica e demagogia, esattamente sovrapponibile alle sparate di Berlusconi o di Brunetta. La storia della Cgil è importante, è la storia della tutela della libertà e dei diritti civili nel nostro paese: credo che le pagine di quella storia scritte negli ultimi due anni non siano all’altezza del passato e che, soprattutto, non rendano giustizia alla base di questo sindacato.

Sono soprattutto convinto che questa lotta fratricida tra lavoratori, la disinformazione costante, ad esempio sui presunti licenziamenti facili, il costante soffiare sul fuoco della demagogia stia portando la lotta sindacale allo stallo  con conseguenze devastanti per i lavoratori. La radicalizzazione del contrasto sindacale attuata dalla Fiom alla Fiat, con uno scarsissimo rispetto di quella democrazia che questa gente pretende di voler essere l’unica autorizzata a difendere, rappresenta una svolta nella storia del sindacato italiano. Duole prendere coscienza del fatto che la Cgil, seppure facendo un passo avanti e due indietro, abbia deciso di scegliere quella stessa strada.

Chiudo con una avvertenza: io rispetto i lavoratori della Cgil e, a livello sindacale, ho sempre collaborato con i rappresentanti di questo sindacato senza trovare mai punti di disaccordo. Risponderò dunque pacatamente a chi, pacatamente, esprimerà punti di vista diversi ma non intendo aprire polemiche né scendere nell’arena degli insulti. Quella la lascio a chi preferisce l’uso della demagogia alla ragione.

Categorie:Cronaca

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