A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La scuola ai tempi della crisi


Parlare di problemi della scuola, alla vigilia dell’inizio delle lezioni, ha poco senso. La scuola non è una realtà a sé stante, un mondo a parte, ma un ambito in cui, più che in tutti gli altri settori della vita pubblica, si rispecchiano le contraddizioni e i problemi della realtà sociale che si sta vivendo.

In questo senso, la scuola è un anacronismo. Nell’Italia di oggi una istituzione che ha tra i suoi compiti quello di insegnare le regole, il rispetto reciproco, l’integrazione e la tolleranza, che considera la cultura un mezzo di riscatto sociale, che mette al primo posto il lavoro e l’impegno, suona stonata, fuori posto, fastidiosa.

Io non sono d’accordo con chi crede che se questo governo, come sarebbe lecito attendersi, terminerà ignominiosamente la sua sciagurata avventura, la situazione per l’Italia migliorerà. Intanto non esiste un’opposizione, o meglio, esiste, ma divisa tra un Pd senza identità e senza leader degni di questo nome e la demagogia di Di Pietro e Vendola che tanto somiglia a quella del re nano anche se di segno opposto. Ma le devastazioni maggiori si riscontrano nella società civile. Leghismo e Berlusconismo hanno sdoganato e favorito quelle che sono le caratteristiche peggiori degli italiani: l’uso della cosa pubblica a fini privati, la noncuranza delle leggi, la ricerca di scorciatoie per arrivare dove si vuole, il razzismo, la demonizzazione dell’avversario, il relativismo morale ed etico, la costante svalutazione di tutto ciò che è cultura e lavoro intellettuale, l’uso del turpiloquio e dell’offesa come strumento politico, ecc.ecc.

In un popolo che non è mai stato famoso per l’attaccamento ai valori patri e per il rigore morale, il leghismo e il berlusconismo, con la partecipazione straordinaria della gerarchia ecclesiastica più reazionaria e compromessa con il potere degli ultimi cinquant’anni, si sono facilmente introdotti come un virus malefico e ci vorranno anni prima che si riesca, ammesso sia possibile, a trovare un valido antidoto.

Che senso ha la scuola in questa società? Quali valori può ancora credibilmente portare avanti in questo sfacelo?  Come può difendersi dagli attacchi che la vedono soccombere un pò alla volta anno dopo anno?

La scuola che questa classe politica sogna, a destra e a sinistra, è esattamente quella che il premier ufficialmente denigra, la scuola che questa gente vorrebbe è una scuola di regime, dove si riscrive la storia ad uso e consumo di chi comanda, dove non si parla di attualità e di politica, dove gli insegnanti, selezionati come soldatini obbedienti, contribuiscono a creare altri soldatini obbedienti, in uno scenario che tanto sarebbe piaciuto a Orwell. Una scuola con dirigenti asserviti alle logiche ministeriali, padroni dispotici che scelgono ciò che è meglio per il capo, con insegnanti-servi, non più teste pensanti, che decostruiscono e ricostruiscono la realtà a seconda delle necessità del momento. Non più dunque una scuola finalizzata a decodificare la realtà per impadronirsene, bensì costruita per ricevere solo i messaggi che comodano al potere. Non una scuola pubblica, i cui valori sono quelli costituzionali, dove la libertà d’insegnamento garantisce il pluralismo delle idee e dove futuri cittadini vengono formati per poter un domani scegliere consapevolmente, ma una fucina di consumatori, meglio se collegata direttamente alle imprese, meglio se gestita dalle imprese, che sceglieranno chi assegnare agli incarichi di manovalanza, chi far diventare un colletto bianco e chi un dirigente. Non è fantascienza nè letteratura catastrofica: provate un pò a curiosare su internet e vedere com’è la situazione in Lombardia, dove la Lobby di Cl sta decostruendo la scuola pubblica con la complicità della gerarchia ecclesiastica e del potere politico. Non è un caso che a cardinale di Milano, dopo lo scomodissimo Tettamanzi, sia stato nominato uno che tesseva le lodi di un giornalista arrestato e radiato perché pubblicava notizie su indicazioni dei servizi segreti deviati. E’ tutto documentato. La scuola del futuro prossimo venturo, in Lombardia, esiste già.

Questo è il futuro della scuola se non ci saranno cambiamenti radicali nei prossimi anni. Il male, il vero danno sociale, è che questo futuro, se così descritto alla maggior parte delle famiglie italiane, sarebbe in larga parte condiviso. Gli italiani sono il popolo delle bustarelle, del clientelismo, del familismo esasperato che ha creato la mafia e la ‘ndrangheta, sono quelli dello scaricabarile, della deresponsabilizzazione globale, quelli che non hanno mai colpa, che non vedono mai nulla, che non sanno o non ricordano. Sono così a tutti i livelli, sono così quotidianamente, ossessivamente, sistematicamente. Non tutti, certo, ma una larga parte, forse maggioritaria forse no, comunque consistente, sicuramente sì. E basta e avanza quella larga parte a determinare la fisionomia di un  paese, a dare consenso alla parte più corrotta e compromessa della politica, ad andare in Chiesa la domenica per farsi assolvere dai peccati degli altri sei giorni.

E’ per questo che la sistematica distruzione di un servizio pubblico primario, come l’istruzione, attuata negli ultimi dieci anni da ogni governo, non ha suscitato moti di rivolta e proteste  come accade quando si toccano la sanità, i trasporti o le pensioni. E’ per questo che si tollerano ministri-barzelletta messi lì soltanto per devastare, è per questo che in realtà, esiste un certo compiacimento masochistico in molti genitori quando assistono al pubblico ludibrio degli insegnanti senza rendersi conto che sul piatto non c’è la nostra categoria ma la formazione dei loro figli, la possibilità per loro di avere un futuro migliore.

Ma, nonostante tutto, i ragazzi e le ragazze, con la loro istintiva pulizia, il loro innato senso di rivolta contro la società degli adulti, la loro curiosità, rappresentano ancora una forza difficile da inquadrare, un esercito di soldati fantasticamente indisciplinati che hanno nelle loro mani e nelle loro menti la chiave per cambiare la società. Ed ecco che la scuola ritrova un compito primario: quello di dare a questo esercito coscienza della propria unicità, di far loro capire che non è tutto in vendita, che le scorciatoie, come le bugie, hanno il fiato corto, che si può essere migliori senza vergognarsene, che è lecito e giusto lottare per cambiare quello che è illecito e ingiusto. “Impugna un libro, è come un’arma” recitava una poesia di Brecht. Sta alla scuola armare questo esercito.

E’ a loro, ai ragazzi e alle ragazze che da domani torneranno a riempire le aule, con volti di tutti i colori e idiomi diversi ma accomunati da una fiducia in sé stessi sfrontata e presuntuosa  e da una invincibile fiducia nel futuro, che voglio augurare di cuore un buon anno scolastico e brindare idealmente con loro alla salute di questa scuola che, nonostante tutto e per il bene di tutti, ancora resiste. E chi non beve con noi, peste lo colga.

Categorie:La scuola

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