A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Figli dell’11 Settembre


Scrivo queste righe solo adesso, per rispetto a chi ha commemorato le vittime dell’attentato due giorni fa. Il tono polemico di questo post sarebbe suonato sgradevolmente stonato  e irrispettoso verso le tremila vittime innocenti di quel giorno. Tuttavia, con la retorica non si fa la storia e tacere i fatti, certe volte, equivale a mentire.

Quel giorno è cambiata la storia del mondo occidentale, questo è indubbio. Sono crollate false sicurezze basate su una presunzione di superiorità immotivata, un sentimento diffuso di vulnerabilità si è instillato nella mente di tutti noi, ha ricominciato a soffiare il vento dell’intolleranza, della menzogna, della guerra.

L’11 Settembre ha avuto come conseguenza diretta due guerre: in Afghanistan e in Iraq, due inferni in cui hanno perso la vita migliaia di ragazzi, moltissimi neri tra gli americani, moltissimi meridionali tra gli italiani e mi chiedo se sia un caso. Due inferni che non hanno visto sorgere l’alba della democrazia né migliorare le condizioni di vita dei loro abitanti. Per anni ci hanno detto che eliminare Bin Laden avrebbe risolto ogni problema, oggi che Bin Laden (forse) è morto, il problema resta.

Ma l’11 Settembre ha partorito anche figli degeneri che hanno portato a una ridefinizione del concetto di democrazia, figli di cui, in questi giorni, non si è parlato.

I cittadini americani hanno subito, accettandola di buon grado, una drastica riduzione delle proprie libertà personali con il Patriot act, ma soprattutto, e questo del tutto inconsapevolmente, hanno visto trasformare la guerra in un business di proporzioni stellari. Esternalizzazione si chiama: si tratta di affidare servizi che prima venivano svolti dall’esercito, la logistica, la sussistenza, i trasporti, ecc. ad agenzie private, un enorme di giro di denaro e di bustarelle, una  girandola di corruzioni e  clientelismi che giustificano ampiamente, dal punto di vista economico, una occupazione del territorio inutile e onerosa dal punto di vista delle vite umane perse come quella in Afghanistan.

Il mondo ha accettato senza battere ciglio un lager come Guantanamo, riedizione tecnologica dei campi di concentramento, per la quale non mi risulta che gli Stati Uniti siano stati citati in giudizio presso nessun tribunale per le violazioni dei diritti umani.

In Europa abbiamo assistito al vergognoso fenomeno delle “rendition” il sequestro da parte della Cia di prigionieri su un  territorio straniero, con corollario di torture, bugie, menzogne e coperture governative. Leggere l’ottimo libro del giudice Spataro, Ne valeva la pena, per l’istruttiva vicenda Abu Omar.

L’11 Settembre ha provocato anche, di riflesso, il risveglio dell’antisemitismo e l’ascesa delle destre più reazionarie, becere e prive di fondamenti culturali e politici come la Lega italiana, il movimento di estrema destra olandese e quelli dei paesi dell’Est. Questi movimenti, con il coraggio che da sempre è un marchio di fabbrica delle destre, hanno cominciato a prendersela con chi non aveva voce: zingari, immigrati, senza tetto, ecc. Il risultato è una democrazia a due velocità e l’esempio schifoso di Adro, tanto per citare una piccola storia ignobile di casa nostra, lo dimostra.

Il problema di un mondo diviso in due, di istanze di libertà a cui l’occidente resta sordo se non sono in ballo interessi economici o geopolitici, di una minoranza che vive e spreca sulle spalle di una maggioranza di esseri umani privi dei più elementari diritti e mezzi di sussistenza, il problema di un mondo sempre in procinto di incendiarsi, il problema di una ineguaglianza sociale diffusa che sta ormai toccando anche i bastioni dell’occidente, fino a ieri ritenuti al sicuro, resta, e non si vede l’intenzione da parte dei grandi del mondo di cercare soluzioni.

La crisi economica attuale è solo l’ultimo esempio di come l’avidità insensata e senza fondo del sistema capitalista rischi l’ìmplosione. Gli appelli dei governanti delle nazioni in crisi tesi a far accettare di buon grado misure impopolari e inique sono la faccia ipocrita di una politica che non ha più senso, che ormai viene decisa nei consigli d’amministrazione, che non ha più valori da proporre.

Marchionne che approva la limitazione dell’articolo 18 fa schifo quanto Bossi che voleva sparare sui profughi a Lampedusa o quanto La Russa che spiegava come fosse necessario per il nostro paese, fraterno amico del dittatore, aiutare il popolo a liberarsene. Piccoli, rivoltanti esempi nostrani di un mondo che perde colpi, di un Occidente vecchio e senza idee, di una bussola che non segna più una direzione precisa.

Oggi, a dieci anni dall’11 Settembre, fuori dal coro delle celebrazione retoriche e del doveroso ricordo delle vittime, mi sento di dire solo una cosa: la Storia, come accade da tempo, non ci insegna più nulla.

L’integralismo, quello islamico e quello cristiano delle varie congreghe di affari tanto care al Vaticano, si combatte con i valori, con la ragione e con l’istruzione. Iraq e Afghanistan hanno dimostrato che rispondere alla violenza con la violenza non ha senso. Se continueremo a ripetere gli errori del passato, se continueremo a ignorare la Storia, continuando la nostra folle corsa verso il nulla, avremo ancora molti altri 11 Settembre da ricordare. Se saremo fortunati.

Categorie:Attualità

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