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Sciascia, ne “Il giorno della civetta” fa dire a un boss mafioso:” Nella vita si possono incontrare uomini veri, pochissimi, uomini, pochi, mezzi uomini, ominicchi e quaqquaraquà”. Analisi sociologica oggi più che mai attuale e adatta a descrivere la classe politica del nostro paese.

Gli ominicchi e i quaqquaraquà  dominano incontrastati sulla scena e si sente la mancanza anche solo di mezzi uomini, quelli che sporadicamente riescono ad alzare la testa e dire basta. Sarebbero da rileggere tutti con cura, i libri di Sciascia, per comprendere come siamo arrivati a questo punto, per rendersi conto che si poteva evitare perché tutto era lì, scritto. Sciascia non era “un fissato con la mafia” come ebbe a dire un giorno il suo editore,come tutti i grandi scrittori era dotato di preveggenza e di una capacità quasi soprannaturale di lettura della realtà. La catena di corruzione che soffoca come una cappa il paese era già lì in quelle pagine e chi avrebbe dovuto prendere le contromisure adeguate ha fatto finta che non fossero state scritte, ha fatto finta di non averle lette.

“Noi siamo piccoli” ha detto al suo lenone il re nano e mai definizione fu più appropriata. Di uomini piccoli parliamo, senza dignità, senza pudore e senza quel ritegno che la senescenza dovrebbe portare.

Mentre i manager di Finmeccanica si gingillavano con le bagasce di stato, a Genova gli operai di Fincantieri scendevano in piazza inferociti contro la decisione di chiudere i cantieri navali e lasciare sul lastrico centinaia di famiglie. Mentre il premier a tempo perso si occupava del paese,la polizia caricava gli studenti esasperati da chi gli scippava il futuro, gli operai salivano sui tetti per farsi sentire, per un momento l’Italia sembrava risvegliarsi dal suo torpore.

Subito dopo i risultati dei referendum e delle elezioni comunali, nel clima di euforia generale che regnava tra quelli che non la pensano come Minzolini e Fede, dissi che sarebbe durato poco, che i movimenti, senza una guida politica oculata, finiscono per perdere la loro spinta e che di guide oculate nel paese non se ne vedevano. I fatti, purtroppo, mi stanno dando ragione. In questo paese nessuno è più in grado di prendersi responsabilità.

L’opposizione non sa produrre nulla di concreto oltre la litania di una inutile richiesta di dimissioni. Sanno benissimo che il premier non si dimetterà mai e per questo glielo chiedono ogni giorno: non costa nulla. Nessuno che abbia avuto il coraggio di avanzare la proposta che Obama ha fatto negli Stati Uniti, attenzione: non nella Cina comunista, ma nella culla del capitalismo: alzare significativamente l’aliquota per i ceti abbienti in modo da avere la possibilità di rilanciare l’economia e non essere costretti a distruggere il welfare. Qui invece, il fustigatore più feroce del centro sinistra si macchia di nepotismo.

Scalfari, ormai sempre più simile ai suoi colleghi dell’altra sponda politica, l’altro giorno su Repubblica affermava che non si può spingere il presidente della repubblica a far dimettere il premier e formare un nuovo governo. Si sbaglia, come gli accade ormai quasi ogni volta che scrive. La strada c’è ed è molto semplice se la si vuole trovare. Certo che in un paese dove nessuno ha il coraggio di mandare a zappare la terra con le dita dei piedi e la lingua il direttore di un telegiornale nazionale  che ha deciso di entrare nel guinnes dei primati come il più servo dei servi, è difficile pensare che si possa arrivare a esautorare chi tiene in mano le fila del potere, ma ripeto, la strada, se si vuole trovare, c’è.

Anche il presidente del consiglio è un dipendente pubblico: per legge, qualsiasi dipendente pubblico può essere sottoposto a visita medico- psicologica di controllo, qualora si sospetti la sua incompatibilità con il servizio e non può rifiutarsi di sottoporvisi pena il licenziamento. Sfido qualsiasi commissione medica a prendersi la responsabilità di giudicare adatto al servizio un erotomane patologico che ha messo sé stesso e il paese sotto ricatto, che ha dichiarato di svolgere il proprio ruolo a tempo perso manifestando propositi di fuga, che davanti al declassamento dell’Italia da parte della più qualificata agenzia mondiale di rating al mondo dà la colpa ai giornalisti che, per la gran maggioranza, sono da lui prezzolati, che…c’è bisogno di continuare oltre?

Dunque Napolitano ha il potere di porre fine alla tragedia di un uomo ridicolo e alla farsa di un paese che corre verso il precipizio tra mutandine e mazzette. Se lo farà, una parte del paese gli sarà eternamente grata. Gli ominicchi e i qauqquaraquà continueranno a imperversare ancora a lungo ma almeno, avremo la consapevolezza che in questo paese un uomo vero c’è.

Categorie:Attualità

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