A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Questione di fede


La Chiesa ha molte facce: quella severa di Bagnasco, quella irrimediabilmente antipatica di Ratzinger, con un accento che evoca scenari troppo lontani dalla spiritualità, quella medioevale del vescovo emerito di Grosseto, che giustifica Berlusconi e lancia un anatema su Vendola, (emerito certamente lo è…), quella del parroco di Barra che accoglie a braccia aperte i camorristi,quella segnata dagli anni di Don Gallo, vero eroe cristiano.

Ci sono poi facce più sinistre inquietanti: quella del nuovo vescovo di Milano, leader in pectore di Cl e amico intimo di Formigoni, quella di Bertone, quella di don Seppia, il prete pedofilo della parrocchia di Sestri, ecc.ecc.

Tanti volti, tante contraddizioni, in quella che è la struttura di potere più antica del mondo. La religiosità è in crisi, è inutile negarlo. Nel nostro emisfero le chiese sono vuote e la credibilità della gerarchia ecclesiastica è scesa ai minimi termini. La società dei consumi, il libero mercato, è quanto di più incompatibile possa esistere con il messaggio evangelico. La strada, rivoluzionaria, scandalosa, eversiva, avrebbe dovuto essere quella della Teologia della liberazione ma Woytila la condannò senza appello e l’arcivescovo Romero, unico beato vero tra tanti sepolcri imbiancati, è ancora soltanto un nome scomodo, da dimenticare. La Chiesa si è invece trasformata in una holding, una multinazionale potente e spietata, perdendo di vista la sua ragione sociale, la sua mission, se mi perdonate la facile metafora.

Rivoluzionaria, scandalosa ed eversiva è stata certamente la strada scelta da Gesù per portare il suo messaggio di pace, come quella di Francesco,di Agostino. Persone, uomini che hanno scelto di rinunciare agli agi di una vita tranquilla in nome di un bene superiore, per amore dell’umanità. Eroi borghesi,in fondo, capaci di alzarsi in volo e guardare dall’alto un mondo infangato dal potere e dall’avidità.

Oggi che non è più tempo di sofismi gesuitici e si sentono tremare le colonne del Vaticano, la Chiesa appare come non mai figlia del suo tempo: smarrita, confusa, corrotta dal male, incapace di scegliere una direzione, incapace di un atto di forza, di una sferzata d’orgoglio che le permetta di rialzare la testa.

Credere, oggi, è complicato. Ascoltavo ieri sera  con vivo interesse Vito Mancuso, teologo lucido, dalla logica tagliente come Occam e dall’interloquire raffinato e comprensibilissimo a un tempo. Ho letto qualche tempo fa il libro in cui lui e Augias, altro intellettuale capace di spezzare in mille parti un capello, dibattevano di Dio, la vita, la morte e altre inezie. Dalla civilissima tenzone ne usciva vincitore il teologo, proprio per quel suo sorriso interiore, per la forza indistruttibile della fede che emanava dalle sue parole pacate e dal suo volte sereno, disteso, luminoso.

Non semina sicurezze, Mancuso, non regala verità da catechismo, né banali santini televisivi: semina dubbi che pesano come macigni, pone interrogativi da non dormirci la notte, legge il nostro tempo e, in qualche modo misterioso, legge in noi stessi.

Trovo la stessa incrollabile fede, la stessa fiducia nella potenzialità dell’essere umano solo in un altro grande personaggio del nostro tempo: Gino Strada. Non so se sia religioso ma da ogni sua parola traspare un amore per il prossimo che ha qualcosa di trascendente. Le frasi che pronuncia suonerebbero vuote e banali sulle labbra di chiunque altro ma lui ha la forza di chi crede veramente in quello che fa, di chi si dedica realmente al prossimo con altruismo cristiano e le sue parole diventano sassi.

Forse da qui dovrebbe ripartire la Chiesa: invece di disseminare certezze e dogmi, dovrebbe tornare a seminare dubbi, invece di trovare continuamente risposte, dovrebbe tornare a porsi domande, invece di restare immobile nella palude delle sue certezze, dovrebbe tornare a guardarsi nello specchio e chiedersi dov’è e se c’è un senso.

Come credente in crisi, come chiunque sia veramente credente dovrebbe essere costantemente, perché la fede è crisi, sono schifato dai preti pedofili, dai politici ipocriti e baciapile, dai preti senza coraggio, dalle scuole private cattoliche che non pagano l’Ici, da Formigoni e i suoi amici tessitori di ragnatele, da tutti quelli che quotidianamente, ossessivamente, inutilmente, pronunciano il nome di Dio invano. Dagli ipocriti e dagli ignoranti perché l’ignoranza, oggi, nell’era di Internet e del villaggio globale, è una colpa che non si può più giustificare.

Trovo che esista più fede in un vecchio partigiano col fazzoletto rosso al collo i cui occhi si inumidiscono di lacrime al ricordo di un compagno caduto, che tra vescovi e cardinali, trovo che sia più sacra ogni vita salvata da Don Gallo che un’enciclica papale, trovo che sia più santo l’arcivescovo Romero di tutti gli Echevarria franchisti, amici di torturatori e assassini beatificati per motivi politici.

Io non ho la limpida e tranquilla fede di Mancuso, che mi ricorda, nonostante la sofisticata sovrastruttura intellettuale, quella di mia nonna, ma di una cosa sono certo: se c’è un Dio è con Gino Strada e Francesco Azzarà, è con i marinai italiani ostaggi dei pirati, è con chi ogni giorno si prodiga per il suo prossimo, con chi non ha smesso di porsi domande, è con chi è perennemente in crisi.

Consiglio a chiunque  non ne possa più della Minetti, del presidente suino e delle metafore di quell’altro idiota, la lettura di uno qualsiasi dei libri di Mancuso e dei discorsi di Savonarola commentati da Don Gallo. Per capire che la realtà non è solo quella in cui siamo immersi quotidianamente, che la vita è qualcos’altro. Per fortuna.

Categorie:Cum grano salis

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