A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’evidenza svelata


La notizia è di quelle da far tremar le vene ai polsi: dopo vent’anni un’alta carica dello stato ha ufficialmente affermato che la Padania non esiste. Ma come? Dopo anni di “ce l’abbiamo duro” e diti medi alzati, dopo oceaniche adunate di semi analfabeti in trance alcolica sulle rive del Po, dopo tante minacce di sommosse e secessioni, adesso la Padania non esiste? E gli zingari e gli immigrati adesso chi li caccia via?

Onestamente, non sono di quelli che plaudono a un’affermazione del presidente della Repubblica arrivata tanto tardivamente da apparire superflua perché, parliamoci chiaro, se si facesse un referendum sulla secessione nelle regioni del nord, non vincerebbe neanche a Bergamo. Se ci troviamo nelle acque putride su cui galleggiamo a stento, è anche per una certa inerzia di quelle figure istituzionali che avrebbero dovuto agire per tempo, spegnere la scintilla prima che divampasse il fuoco. Tanto per intenderci: Pertini presidente non avrebbe mai permesso che il governo si trasformasse in una corte dei miracoli e un rifugio per pregiudicati. A giorni, ci aspettiamo altre rivelazioni clamorose: un importante uomo di governo è un porco, un altro è un mafioso, un’altra è analfabeta e gestisce un ministero che presumerebbe almeno un minimo di conoscenze geografiche, ecc. Comunque, meglio tardi che mai. Ma è davvero tardi.

Il presidente non è l’unico a svegliarsi tardivamente da una letargia decennale e a scoprire l’acqua calda. Ha cominciato il cardinale Bagnasco, con un comunicato durissimo in cui, sostanzialmente, affermava che nella politica ci vuole serietà, onestà e dirittura morale. Chi l’avrebbe mai detto? Neppure Kant sarebbe arrivato a tanta sottigliezza, a tanto acume. Per inciso, io sono contrario a ogni ingerenza del Vaticano nella vita pubblica e trovo molto ipocrita da parte di certa sinistra plaudire quella che, comunque si pensi, è una chiara ingerenza. Come mai la Chiesa non è intervenuta a stigmatizzare certi comportamenti quindici anni fa? Perché non ha mai fatto da cassa di risonanza, per esempio, alle relazioni della Caritas sulla situazione degli stranieri al nord nei paesi governati dalla Chiesa? Come mai interviene solo ora? E’ finito il do ut des con questo governo? Non c’è più niente da spremere? O ha sentito perfino lei che il vento è cambiato e si mette al vento in attesa di cercare accordi vantaggiosi con i prossimi leader? Da cattolico, continuo ad essere disgustato.

Ma la parte veramente esilarante di questa vicenda riguarda le reazioni. Prima la Lega che alla dichiarazione del cardinale reagisce dicendo:” Caccino i pedofili”. E’ un pò come se un vigile fermasse un tizio dicendogli che andava troppo forte e questo rispondesse:”Sì, ma lei è in sovrappeso”. Ma la risposta davvero impagabile, da inserire nelle antologie scolastiche è quella del presidente del consiglio: “Così ci destabilizza”.

Ora, se vogliamo la prova provata che le facoltà mentali del premier meritano un’occhiata da parte di una squadra di psichiatri, direi che è questa: secondo lui, riempire un palazzo di bagasce, organizzare orge, frequentare papponi, compromettersi con chiunque ovunque, fare festini con un dittatore che speriamo sia arrivato alla frutta, bestemmiare in pubblico, essere imputato per sfruttamento della prostituzione e andare con le minorenni  non è destabilizzante, Napolitano che afferma una verità che conoscono anche i bambini, invece sì.

Ma questa visione di una realtà che non esiste è diventata ormai patrimonio comune delle istituzioni, purtroppo. Non si capisce altrimenti come sia possibile che la più alta carica delle istituzioni scolastiche di Genova se ne esca, qualche giorno fa, con l’affermazione che:”Nelle scuole di Genova non ci sono problemi”.

In effetti, dottoressa, lei ha ragione, perfettamente ragione: a parte le classi sovraffollate, un buon numero di edifici fuori norma, la mancanza di insegnanti di sostegno e di materia in quasi tutte le scuole, la dotazione informatica inesistente, le acrobazie e i sacrifici delle maestre per assicurare i pomeriggi alle elementari, la violazione palese della legge in molte classi dove con due alunni disabili ci sono più di venti alunni complessivi, il debito dello Stato nei confronti delle scuole che fa sì che non ci sia carta per le fotocopie, carta igienica, sapone, ecc., nonostante la categoria degli insegnanti non veda il proprio contratto rinnovato da anni e nonostante non gli vengano pagati gli scatti di anzianità come il governo si era impegnato a fare sei mesi fa, nonostante la mancanza di mediatori culturali e la cancellazione del laboratorio migrazioni, nonostante la questione degli asili nidi, nelle scuole di Genova va davvero tutto bene.

C’è da aggiungere altro? Davanti ad affermazioni di tale arroganza, davanti a una negazione della realtà così ostinata e perversa, davanti all’incapacità di assumersi le proprie responsabilità e cercare di trovare una soluzione ai problemi, c’è da aggiungere altro?

Piccola nota di autoincensamento personale: apprendo che la Consulta regionale ha avviato una azione legale contro le istituzioni scolastiche genovesi per invitare a rispettare la legge sul numero massimo di alunni consentito nelle classi con uno o due alunni disabili. Sembrava che di questa norma se ne fossero dimenticati tutti prima della mia esternazione in proposito a Luglio. Sono contento di aver lanciato un sasso che sta ancora creando qualche problema allo stagno.

Categorie:Storie di ordinaria follia

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