A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Contraddizioni


Non sono mai stato un grande fan della Apple. Ho un ipod classic, con un hard disk spaventoso che uso da consumatore compulsivo di musica quale sono e ho avuto modo di apprezzare il servizio di assistenza Apple quando, per una caduta accidentale, si è guastato. Ho usato una volta Itunes e l’ho odiato subito, cercando e trovando in rete alternative gratuite più funzionali e agili. Sono stato spesso tentato dall’acquisto di un mac book, ma mi ha sempre frenato il fatto che al prezzo di un mac book avrei potuto acquistare tre computer “normali” e non essendo un grafico ma usando il computer sostanzialmente per scrivere, ho sempre rinunciato.

La notizia della morte di Steve Jobs mi ha colpito, più per la sua biografia tormentata che ha avuto un epilogo tragico che per il suo operato da amministratore delegato della Apple. Il fatto che sia riuscito a trasformare anche la propria morte in un evento mediatico di risonanza internazionale, dimostra quale geniale uomo di marketing fosse. Tuttavia, e so di andare controcorrente, se dovessi scegliere un uomo che ha veramente rivoluzionato il nostro modo di vivere negli ultimi trent’anni, non c’è dubbio che la palma andrebbe a Bill Gates.

Jobs ha scelto la qualità assoluta per pochi, Gates ha voluto portare il computer in ogni casa. Certo, ha copiato Apple, non più di quanto si copi una buona idea in qualsiasi altro settore industriale, ma ha puntato subito sulla vendibilità dei suoi prodotti,sui bassi costi, sulla diffusione planetaria. L’aria da guru di Jobs, il suo non apparire, l’alone quasi mistico del bianco Apple hanno fatto sicuramente moda, lo hanno reso certamente più personaggio dell’occhialuto Bill in un mondo dominato dall’apparenza. Ma se dovessi parlare di un capitalista che ha fatto qualcosa di utile per il mondo, è di Gates che parlerei, perché, diciamolo senza timore, se fosse stato per Jobs il computer sarebbe ancora appannaggio di un’élites di privilegiati.

Ho trovato molto triste sentire che i ragazzi in manifestazione declamavano le parole di Jobs, segno che ormai neppure la protesta sfugge al glamour, segno che l’apparenza vince sulla sostanza anche nei momenti più difficili. E’ un po’ come se vent’anni fa, fossimo scesi tutti in piazza sventolando le bandiere con il cavallino della Ferrari e inneggiando a Enzo Ferrari.

Il discorso di Jobs che ha così colpito la fantasia dei ragazzi è per altro un inno all’autoaffermazione, alla scalata verso il successo, all’individualismo, cioè a quei valori che sono alla base della destra che guida il governo. Dunque, quei ragazzi, protestavano contro il governo rivendicandone i valori.

Mi piacerebbe far capire a quei ragazzi, certamente sinceri nella loro indignazione, che lottare contro il sistema usando le parole di un personaggio che del sistema è uno dei massimi rappresentanti, che dello snobismo e dell’elitarismo ha fatto filosofia di vita, è una dolorosa contraddizione. Significa che ormai neppure la protesta può fare a meno del gadget, che davvero siamo inesorabilmente dentro l’era del Grande Fratello (quello di Orwell, naturalmente).

La santificazione di Jobs è trash, è un’insensata ondata di necrofilia collettiva che non risparmia nessuno. Leggo su Repubblica di due giorni fa del “misterioso lascito di Jobs al capitalismo americano”. Ma misterioso lascito de che? Jobs era spietato con i suoi collaboratori, che spingeva a un competitività esasperata e selvaggia. Ogni uscita di Apple aveva come strascico cadute in depressione di programmatori e addetti al marketing. Era un furbo uomo di spettacolo, che compariva solo nei momenti chiave con la sua aria da guru ultramiliardario. Ha fatto di Apple una religione e gli utenti dei computer mac sono adepti, chiunque ne conosce qualcuno lo sa. Una religione di lusso per fedeli dal portafoglio pieno, questo non va dimenticato. Con l’ipod ha copiato a sua volta qualcosa di esistente, rendendo il lettore mp3 un oggetto di desiderio di alta tecnologia. Con l’Ipad, che personalmente  aborro, ha creato una nuova moda.

Un genio, certo, un genio come Enzo Ferrari e Giorgio Armani,  un genio della non comunicazione, della non  apparenza, della banalità fatta passare per riflessione profonda sul presente. Un uomo del nostro tempo, un uomo del sistema, anzi, per certi versi, un uomo che era il sistema stesso, nella sua versione più affascinante e tentatrice. Perché i capitalisti come Jobs sono i più pericolosi: ti danno l’illusione che veramente questo sia il migliore dei mondi possibili, mostrano una faccia del benessere accettabile, compatibile con qualunque ideologia, un benessere di cui non ci si vergogna. Con i loro discorsi demagogici ma abilmente costruiti incantano i giovani, danno l’illusione di essere rivoluzionari quando in realtà poi sono la reazione fatta persona. I media poi, sempre in cerca di miti da costruire, ne restano come ammaliati e contribuiscono a ingigantire la leggenda.

Sono dispiaciuto per la morte di Steve Jobs, era un uomo che sapeva fare bene il proprio lavoro, ma non citerei mai le sue parole durante un corteo. Proprio no.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Se ti può consolare, neppure io utilizzerei Jobs per un corteo, proprio no…
    ciao
    giovanni

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