A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Non chiamiamola democrazia


Ero certo che a Roma sarebbe scoppiato il finimondo. L’ho visto accadere a Genova, ho sentito le stesse parole delle stesse persone liquidare un movimento di protesta spontaneo e apolitico come una banda di devastatori, ho sentito gli stessi, falsi tentativi di difesa da parte della sinistra.

Diciamo le cose come stanno: delegittimare gli indignati fa il gioco di tutti. Il gioco di un governo di corrotti e incapaci che sta in piedi solo grazie a quattro puttane e un pugno di poltrone regalati a ruffiani senza dignità, fa gioco a una sinistra totalmente incapace di monopolizzare e guidare la protesta, totalmente incapace di ascoltare perché di quel sistema che i ragazzi contestano è parte integrante e connivente e non ha alcun interesse a uscirne.

Dietro i black block non ci sono certo le forze dell’ordine, costrette, loro malgrado, a trasformarsi nel braccio repressivo di un potere che con l’ultima finanziaria ha reso totalmente impossibile lo svolgimento del loro lavoro. Dietro i black block ci sono quei servizi, non so più se deviati, che dovrebbero assicurare  la tenuta democratica dello stato e invece, troppo spesso, vi hanno attentato. Dietro i disordini ci sono i corrotti e i corruttori, disposti a tutto pur di restare attaccati a un posto che non gli spetta e che hanno disonorato. Sentire in televisione un fascista stigmatizzare la violenza con toni moralistici dà il vomito ma è ancora più nauseante la demagogia prudente di Bersani e co., troppo presi dal pensiero di non scontentare l’elettorato moderato appoggiando una protesta radicale che chiede un cambiamento di sistema.

Ricordate le parole del compianto Cossiga a proposito del prendere a manganellate maestre e professori? Beh, oggi hanno cominciato con gli studenti a seguire quel consiglio.

Nessuno pagherà per questi scontri e a essere sconfitti saranno molti ragazzi che dopo aver visto scippato il loro futuro si ritroveranno anche la fedina penale sporca. Leggo di proteste dei medici perché la polizia impedisce le cure fino a quando non identifica i feriti: roba da fascisti in un paese fascista. Ne risponderà il ministro degli Interni? Basta sapere chi è per conoscere la risposta.

Il nostro è un paese fascista, alla maggioranza delle brave persone che la domenica vanno in chiesa per farsi perdonare i peccati degli altri sei giorni (le mazzette, le escort, le orge, la diffamazione gratuita, ecc.) fa piacere vedere preso a manganellate chi critica il loro ipocrita e parassitario sistema di vita, chi sogna un mondo più giusto, fatto di pari opportunità e, tutto sommato, neanche l’uomo in bianco a Roma disdegna un pò più di ordine in questo paese dove regna un caso ben distante dall’ordine teutonico. Se non fossimo un paese fascista non saremmo governati per scelta popolare da quindici anni da una banda di lestofanti, non saremmo sull’orlo del fallimento per la politica dissennata di questo nano peròn in sedicesimo, non vedremmo le nostre città in fiamme ogni volta che un movimento popolare spontaneo assume dimensioni tanti inquietanti da preoccupare quel branco di vecchi che decide le sorti del paese.

Gli studenti non hanno voglia di studiare, i disoccupati sono gente che non ha voglia di lavorare, ecc.ecc. Saranno queste le argomentazioni della carta igienica giornalistica di destra. A sinistra si deplorerà la mancata vigilanza, la necessità di una riflessione politica e di un’autocritica serena ma rigorosa del movimento, ecc.ecc.

Non concludo con citazioni già citate, questa volta, ma con un invito sincero, di cuore, a tutti quei nullafacenti che occupano i seggi del parlamento: andate a fare in culo, bastardi.

Categorie:Cronaca

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