Satura è una associazione culturale che ha un ruolo importante in una città culturalmente morta come Genova. Organizza mostre, eventi, concorsi,scuole di scrittura e altre attività che hanno come comun denominatore la cultura. Organizza anche “Genova in giallo” un festival della letteratura gialla a cui partecipano scrittori emergenti e famosi provenienti da tutta Italia, che in tre giorni dibattono, presentano i loro lavori, discutono di crimine e letteratura. All’interno di questo festival letterario, l’unico organizzato in città oltre a quello della poesia, c’è “Il giallo in classe”, concorso riservato alle scuole medie e superiori di tutta Italia che ha ottenuto, nei sette anni in cui il festival si è svolto, un grande successo, con centinaia di elaborati inviati da tutta Italia e la pubblicazione di due antologie di racconti scritte dai ragazzi per i tipi della De Ferrari editore.

“Il Giallo in classe” è stata un’opportunità per avvicinare i miei alunni alla scrittura creativa e per organizzare un corso di scrittura nella mia scuola che è diventato un appuntamento fisso per molti alunni che chiedono di frequentarlo. I successi ottenuti per tre anni consecutivi a questo concorso fungono da importante stimolo per i ragazzi, li spingono a scrivere per il piacere di farlo e le ricadute sul lavoro in classe sono sempre notevoli. Naturalmente per una scuola di un quartiere periferico che presenta non poche problematicità, come quella in cui opero, poter vantare ripetuti successi in un concorso letterario è un’importante occasione per acquistare visibilità e credito. Suppongo che questo valga per tutte le centinaia di scuole, molte del sud, che hanno partecipato al concorso in questi anni.

Penso che Satura con questa iniziativa abbia “fatto cultura” nel senso più pieno del termine: regalando un palcoscenico a scrittori emergenti, portando in città autori famosi e permettendo alle scuole di intervenire direttamente in questo milieu nel modo più alto possibile: spingendo i ragazzi a un’attività che come sa qualsiasi insegnante di lettere, a parte qualche rara avis, i ragazzi non amano.

Bene, quest’anno “Genova in giallo” non si farà, i tagli alla cultura sono calati come una mannaia su una associazione culturale che non gode di entrate generose e che opera in una città notoriamente ingrata come Genova. Niente soldi dal comune, niente soldi dallo stato, niente concorso. A perderci è la città, che viene privata di un appuntamento diventato nel corso degli anni sempre più importante, a perderci sono le scuole, i ragazzi, che con entusiasmo hanno scritto e inviato i loro elaborati.

Naturalmente i finanziamenti destinati a Satura verranno destinati a cose più importanti. Ovviamente ci sono priorità da rispettare. Ma se la situazione è questa, mi chiedo, perché allora, per fare un esempio, tanti programmi inguardabili per televisione? Perché finanziare isole dei famosi e talk show di servi fedeli invece di rilanciare la cultura nelle città? Perché promuovere ossessivamente, costantemente, sistematicamente la volgarità e soffocare la cultura? Perché non fare una stomachevole fiction in meno e non permettere ai comuni di finanziarie le risorse culturali in ambito locale in modo da avvicinare i cittadini alla letteratura, all’arte, alla musica? Perché stipendiare gente come Minzolini e Ferrara?

E’ sufficiente guardare le facce dei nostri rappresentanti in parlamento, sentirli parlare, per trovare la risposta. E’ sufficiente pensare a come sabato scorso è stata soffocata una protesta civile, ingigantendo le imprese di balordi arruolati nelle fila del potere, sistematicamente tralasciando le istanze portate in piazza. E’ sufficiente riflettere sulle fantasie erotiche da adolescente di un premier ottuagenario per comprendere quale sia al momento il retroterra culturale dell’Italia.

La cultura non serve a nulla, è passatempo per nulla facenti, oltretutto invita a pensare e questo non è gradito alla politica, ormai lo abbiamo capito. La cultura è un avversario da eliminare: certi film, certi programmi televisive, certe iniziative, non vanno più promosse e finanziate. E se, per la reazione a catena, si cancellano anche iniziative locali preziose e importanti, chi se ne frega. Tanto a gennaio c’è San Remo e per una settimana saranno vacche grasse per tutti, un’orgia di articoli e servizi sull’inutile.

Questo di Satura è un piccolo, insignificante episodio dello scempio quotidiano a cui è sottoposto il nostro paese, forse anche poco significativo rispetto ad altri fatti di maggiore rilevanza, ma diventa molto significativo per Genova, che sta vivendo una crisi profondissima con la vicenda Fincantieri e non riesce a trovare una propria dimensione, diventa molto significativo per tutte le scuole d’Italia  che hanno dato la possibilità ai loro ragazzi di partecipare a un piccolo sogno, quello di vedere il loro nome su un libro, che probabilmente non avranno mai più la possibilità di realizzare. Un sogno che in una scuola di Palermo, di Napoli, o anche della periferia di Genova, acquista una valenza molto particolare che non ho bisogno di spiegare.

Privare i ragazzi del loro futuro significa anche questo.

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